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Cicerone, Propositio delle Catilinariae

Al suo interno Cicerone apporta le motivazioni secondo cui Catilina ormai, di fronte all’evidenza, deve lasciare Roma (è un invito retorico che assume di più le caratteristiche di un obbligo); egli fa leva, attraverso la retorica, sulle motivazioni ormai conosciute da tutta l’urbe, che dovrebbero bastare per allontanarlo definitivamente.
Nonostante il passo sia in traduzione, l’incisività dello stile ciceroniano viene resa anche qui attraverso le frasi spezzate e dirette, tutte coordinate e principali collegate per asindeto.
Il riferimento nel terzo rigo a Manlio, simpatizzante di Catilina, esprime la volontà di ricostruire, seppur in fretta, la congiura da un punto di vista storico: è lo stesso stratagemma utilizzato da Sallustio che, per ripercorrere la seconda guerra punica, nominò Annibale, Scipione e Massinissa.
Il termine “ripulisci” nel rigo 4 è molto forte, perché paragona Catilina e i suoi seguaci a un morbo che ha infettato la città.
Nel sesto rigo si trova un’anafora della negazione attraverso la ripetizione del “non”: rientra nell’arte retorica insistere sugli stessi elementi (espressi in climax ascendente) per dare più enfasi e donare maggiore incisività.
Nel paragrafo 11 è possibile assistere a un riferimento al politeismo e in particolare a Giove Statore (=che dà la forza di stare, di resistere in battaglia), mentre si dice che fino a quel momento Roma ha sempre rischiato e ora non può più permetterselo.
Ritorna nel rigo 5 la dimensione a tu per tu necessaria per attaccare violentemente attraverso le parole Catilina, di cui Cicerone aveva avuto paura e dal quale si era difeso con delle guardie private: viene posta l’attenzione sul fatto che per un suo bisogno non ha sperperato i soldi dello stato ma lo ha soddisfatto da solo, difendendosi con il suo denaro. Il termine dardi è ambivalente, perché a livello materiale si riferisce alle armi che avrebbe potuto usare Catilina per ferirlo, mentre a livello metaforico alle parole.
Nel paragrafo 12 cambia il contesto: prima stava parlando del passato, qui della contemporaneità. Questa si presenta come una situazione peggiore, poiché se prima il nemico minacciava solamente la sua vita, ora si è messo contro tutta Roma e non solo, dato che affronta anche gli dei (amore delittuoso con una Vestale, come scritto da Sallustio).
Il termine “salvezza” introduce un altro concetto fondamentale della latinità: oltre al mos maiorum e al foedus, vi è anche la salus, salutis= la salvezza, intesa come incolumità dello Stato.
Per salvare Roma, Cicerone esorta Catilina ad andarsene con i suoi alleati, perché se lo uccidesse dovrebbe uccidere anche loro, e si renderebbe colpevole di un omicidio di massa andando a rovinare la sua reputazione di uomo buono, corretto e giusto.
Il termine “fogna” è indubbiamente pesante, ma rappresenta a pennello l’idea di malattia difficile da debellare anticipata in precedenza: questa metafora fortissima verrà ripresa anche da Dante nell’Invettiva a Firenze, in quanto questi prendeva spunto dalla classicità.
Nell’ultimo paragrafo Cicerone torna sulle domande retoriche che avevano aperto l’orazione, e prende le distanze dal suo ruolo dimostrando una certa oggettività parlando del console in terza persona; la volontà “del console” assume quindi così l’aspetto di una sentenza, in quanto rappresenta la volontà di tutta Roma.
Nell’ultimo rigo informa Catilina che, se sta attendendo che gli dica di andarsene esplicitamente, lui non lo farà mai: tuttavia questo ordine rimane un messaggio subliminale, nemmeno troppo celato.
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