Ominide 1013 punti

Cicerone - De Oratore, analisi del libro 1 paragrafi 32-34


“Affinché non parli sempre della piazza, dei tribunali, dei rostri, del senato, cosa c’è (pronome interrogativo QUID) di più piacevole e vicino all’essere umano, nel tempo libero, di un dialogo piacevole (=non rivolto a uno specifico argomento, frivolo=facetus) e non impegnativo?”

Le parole chiave Otium, Humanitas e Sermo hanno una forte attualizzazione perché attraverso di loro denuncia, come Sallustio, lo sgretolamento della repubblica:
Otium: torna il discorso sulla differenza tra Ozio (distanza dall’attività politica) e Negozio (l’essere impegnati civilmente)

Humanitas: concetto che affonda le proprie radici nella commedia di Terenzio. In Cicerone ha un valore specifico: è la propensione positiva che un uomo ha verso l’altro uomo e verso la cultura in generale. Dunque stabilisce che non basta essere disponibili verso il prossimo, ma è necessario essere aperti mentalmente al ragionamento e all’innovazione.
SERMO: Cicerone lo identifica in un discorso pesante all’interno del quale ognuno sostiene le proprie posizioni e porta avanti le proprie opinioni, e può essere un monologo o un dialogo.

“In questo, infatti, solo noi possiamo essere superiori agli animali, che colloquiamo tra di noi e possiamo quindi esprimere attraverso la parola (dicendo) i nostri pensieri e ciò che è sensato (dunque che ha una logica secondo i sensi).” I nostri dialoghi sono infatti sostenuti da elementi logici che derivano dal ragionamento.
“Per questa cosa (=ob qua rem, nesso relativo), chi (quis) non si stupirebbe di ciò?” Questa cosa si riferisce al fatto che abbiamo qualcosa in più perché la logica ci sostiene: questa ripetizione determina ridondanza.
“Chi poi non penserebbe che in questo si debba esercitare un grande (maximo) sforzo affinché si possa superare gli stessi umani in questo [la logica], la sola cosa per la quale sono superiori alle bestie?In realtà (ut vero), però, giungiamo alla questione più importante (=summa, oltre cui non vi è nulla) : quale altra forza potrebbe o condurre gli uomini che che si sono dispersi e portarli in un solo luogo, o condurli da una vita selvaggia (da animale) verso una vita umana e civile, o scrivere delle leggi, dei giudizi, delle norme giuridiche per le città (civitat) che sono già costituite?”

Lo stile mantiene il largo uso di pronomi relativi, anche nella forma di nesso relativo, e viene aggiunto l’uso ripetuto di “ut” con valore finale (come in “ut antecellat”) o come introduzione di una proposizione completiva (come in “ut vero”, a livello grammaticale è una finale, ma in traduzione ha valore completivo). E’ presente inoltre un frequente uso del dimostrativo “hic haec hoc” come aggettivo o pronome, spesso usato in neutro sostantivato per dire “queste cose, per queste cose”.

“Per non apportare altre considerazioni, che sarebbero quasi innumerevoli, mi esprimerò brevemente, con poche parole: così, infatti, affermo che dalla saggezza e dall’esperienza, l’abilità, del perfetto oratore, dipendono non solo la dignità di se stesso, ma anche e soprattutto la salvezza sia di tanti cittadini privati (comuni) sia di tutto lo Stato”
Questo sta a significare che un buon avvocato pensa al suo benestare ma anche alla comunità.

“Perciò, o giovani, andate avanti come in realtà già fate, e impegnatevi nello studio che già portate avanti affinché siate un onore per voi stessi, siate utili agli amici, e un vantaggio per lo stato”

Queste ultime righe rappresentano un “tirare le somme”: dopo essersi dilungato e aver posto degli interrogativi, vuole giungere a un concetto. Crea il profilo ideale di un oratore che opera nel futuro, esortando i giovani, quasi pregandoli, che potrebbero diventare futuri oratori. Spiega che per essere, in futuro, viri boni, devono continuare, per prima cosa, a portare avanti l’impegno finora dimostrato, e poi a seguire un ideale di giustizia, perché agire bene giova a loro e a Roma.
Va sottolineato che anche qui ricorre “qua ob rem”, per giungere a una conclusione, in quanto è una congiunzione conclusiva essenziale per raggiungere un “dunque”. Il concetto di “SALUTEM” è fondamentale, perché si riferisce alla salvezza del cittadino privato e dell’intero stato, che è la missione dell’oratore, portavoce della ricchezza per sè e per gli altri. E’ la concretizzazione del fine etico e didascalico presente nelle opere di Cicerone, che seppur non venga esplicato attraverso una dichiarazione poetica esplicita che stabiliva di volerlo inserire, si riconosce.

Hai bisogno di aiuto in La fine della Repubblica?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email