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Cicerone - De Oratore


Il De Oratore (=sull’oratore) è un’opera retorica scritta intorno al 55 aC, che ricalca il contesto specifico immediatamente successivo al Primo Triumvirato e alla campagna in Gallia di Cesare.
E’ composto da tre libri, che si sviluppano sotto forma di un dialogo che l’autore immagina di avere con Licinio Crasso (il suo braccio destro), Marco Antonio e altri personaggi minori che immagina di avere come interlocutori.
Vengono qui delineate le caratteristiche del perfetto oratore: deve avere una conoscenza vasta, una preparazione enciclopedica (deve conoscere tutti gli aspetti dello scibile umano) e deve padroneggiare il diritto, molto complesso, che si unisce alla conoscenza della filosofia che forma la mente umana e all’ottima retorica che gli consente di parlare bene e convincere il pubblico.
Queste caratteristiche vengono tutte personificate da Cicerone, e permettono di delineare un cursus honorum di tutto rispetto.
Va ricordato che Cicerone viveva la dittatura di Cesare e veniva dalla guerra civile di Mario e Silla, dunque sentì la necessità di distinguere i viri boni da coloro che agivano secondo disegni malvagi a discapito dello Stato, e le qualità dell’oratore sono fondamentali per operare questo discernimento, soprattutto la conoscenza del diritto come insieme di leggi che sostenevano la Res Publica; la differenziazione serve anche ad affermare la superiorità dell’oratore.
La definizione di oratore data da Cicerone è “vir bonus atque dicendi peritus”, ovvero un uomo giusto, ma anche Esperto della parola, dell’arte del dire: una qualità senza l’altra non danno vita al perfetto oratore.
A livello stilistico e storico bisogna notare che tutta l’opera presenta delle allusioni e rimandi al contesto; anche un’altra opera retorica fondamentale, il Brutus, ripercorre il la storia dell’arte dell’eloquenza intesa come arte del saper esporre.
L’oratore perfetto, secondo Cicerone, deve saper eseguire alcune azioni specifiche, enunciate nel “De Oratore” e riprese ne “L’Orator”, all’interno del quale viene definita la “teoria dei tre stili” con cui può esprimersi l’oratore: stile tenue, medio e forte, in cui la vis retorica è molto evidente.
I tre stili vengono evidenziati attraverso dei gesti, delle azioni, che deve svolgere chi si trova a parlare di fronte a una platea:
- deve convincerla (probare)
deve muovere l’animo, piegarlo emotivamente, in maniera che il pubblico si senta coinvolto (FLECTERE)
deve offrire una prosa interessante a livello ritmico, vivace e sostenuta perché l’attenzione degli spettatori non venga persa (delectare)
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