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De re publica

Nell’opera “De re publica” Cicerone afferma che è necessario ottenere una stabilità di tutte le istituzioni, come penserà poi anche Machiavelli e come avevano già notato lo storiografo greco Polibio o il filosofo greco Panezio i quali pensavano che nella Roma repubblicana si fosse formato l’equilibrio migliore: ovvero una Repubblica con costituzione mista di democrazia (rappresentata dai tribuni, dal popolo), aristocrazia (rappresentata dal Senato) e monarchia (rappresentata dai consoli). Secondo Cicerone queste forme politiche avevano ognuna la propria corrispondente forma politica degenerata:

-La monarchia poteva scivolare nella tirannia (un re autoritario e capriccioso è tirannico);
-L’aristocrazia poteva degenerare nell’oligarchia (il governo dei pochi i quali potevano anche non essere necessariamente i migliori);
-La democrazia poteva diventare anarchia.
Secondo Cicerone per riportare le forme politiche degenerate a quelle originarie c’era bisogno di un consenso , di una riorganizzazione. Così come Machiavelli anche Cicerone pensava che il principato fosse l’unica forma di governo per risolvere la crisi. C’era dunque bisogno di un princeps moderato, cioè di un principe senza scettro (ovvero di un principe che non ha il simbolo del potere, poiché questo appartiene alla res publica).
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