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Cicerone - De Republica


Il De re publica è uno scritto politico di Cicerone del 54 avanti Cristo elaborato sulla base della Politeia di Platone e diviso in sei libri non tutti pervenutici.
Nel primo libro si tratta dell'organizzazione dello Stato e le modalità di governo. Publio Cornelio Scipione Emiliano, uomo ammirato da Cicerone, definisce lo stato come cosa del popolo e di popolo.
Scipione esprime il concetto di consensus iuris ovvero uomini dagli stessi diritti e di utilitatis communio, comunità di intenti.
Cicerone riprendendo la dottrina aristotelico polibiana parla delle tre forme di governo e delle rispettive degenerazioni : la monarchia in rapporto alla tirannide, l'aristocrazia che diventa oligarchia e la democrazia che degenera in demagogia. Alla monarchia spetta il primato e il governo romano è il migliore perché c'è una coesistenza tra le tre forme di governo.
Nel primo libro si parla delle tre forme di governo, nel secondo libro si parla della storia romana da Romolo ai suoi giorni, nel terzo libro si tratta del concetto di giustizia come virtù politica ed eccellenza dell'uomo, nel quarto libro viene analizzata la formazione di un buon cittadino, nel quinto libro viene presentata la figura del governatore perfetto e il sesto libro è delicato al cosiddetto somnium Scipionis.
Inizialmente si credeva che il sesto libro fosse uno scritto spurio ma successivamente si è compreso questo espediente letterario. Scipione l'Emiliano racconta della visita in sogno del suo avo, Scipione l'Africano, che gli predice imprese gloriose e la prematura morte affermando che l'immortalità dell'anima è riservata alle anime grandi. Questo espediente si lega alla superstizione dei romani che credevano che i defunti fossero dotati di preveggenza.
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