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Cicerone - Biografia



Cicerone nacque ad Arpino nel 106 a.C. da una ricca a famiglia dell’ordine equestre. Fu eletto console a soli 43 anni e durante il periodo del suo consolato dovette lottare contro Lucio Sergio Catilina, un ex sostenitore di Silla, che tramava una congiura per impadronirsi del potere.
Cicerone, con molta abilità, scoprì gli intrighi di Catilina e in una seduta molto famosa, tenutasi l’8 novembre del 63 a.C., lo denunciò apertamente ai Senatori. Per aver salvato Roma dalla congiura di Catilina, Cicerone fu chiamato “pater patriae”.
Nel 58 a.C., a seguito dell’elezione di Clodio come tribuno della plebe, Cicerone dovette abbandonare Roma. Questo successe perché Clodio riuscì a far approvare una legge che puniva con l’esilio tutti coloro che avessero condannato a morte dei cittadini romani senza aver avuto il consenso del popolo. Poiché Cicerone, durante il suo consolato, aveva fatto mandare a morte diversi sostenitori di Catilina, egli fu costretto all’esilio, imponendogli di allontanarsi da Roma di almeno 500 miglia, distanza che corrisponde ai nostri 739 chilometri. Tutti i suoi beni furono posti all’asta, ma poiché non ci furono acquirenti, essi furono rasi al suolo. Tuttavia, i sostenitori ed amici di Cicerone ottennero ben presto l’abrogazione di tale legge per cui egli poté rientrare in patria circa un anno e mezzo dopo. Si pose quindi il problema del risarcimento dei danni che Cicerone riuscì ad ottenere grazie alla sua abilità oratoria. L’orazione più famosa per raggiungere tale scopo fu “Cicero, pro domo sua”. Di conseguenza, le case e le ville che possedeva sul Colle Palatino prima della partenza in esilio gli furono ricostruite a spese dello Stato; addirittura, fu necessario abbattere un tempio che era stato edificato sui ruderi della prima casa.

In seguito, Cicerone fu nominato proconsole in Cilicia; nel 50 a.C., quando a Roma infuriava la guerra civile fra Cesare e Pompeo, egli rientrò nella capitale e si schierò dalla parte di Pompeo. La vittoria arrise a Cesare e a Cicerone non rimase altro che ritirarsi a vita privata.
Dopo le Idi di marzo del 44 a.C., giorno dell’assassinio di Cesare, Cicerone scese di nuovo in campo politico per inveire con le sue celebri orazioni, Le Filippiche, contro Antonio, il più fedele seguace di Giulio Cesare. Nel 43 a.C., nelle vicinanze di Formia, fu raggiunto da alcuni sicari di Antonio che lo uccisero.
Cicerone ci ha lasciato 56 orazioni, 864 lettere ed alcune opere filosofiche. Le sue orazione catturavano l’attenzione del pubblico romano per lo stile e la vivacità e lo stesso Cesare ebbe parole di lode nei confronti della sua capacità oratoria. Per conoscere il suo aspetto più intimo,occorre fare riferimento al suo vastissimo epistolario: esso comprende lettere alla famiglia da cui traspare un padre affettuoso o le preoccupazioni per l’amministrazione dei beni. La sua importanza letteraria è legata anche alle opere filosofiche. In esse, egli non esprime idee proprie, bensì ripropone il pensiero degli antichi Greci, secondo il metodo che viene chiamato “ eclettismo”.