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Cicerone e la filosofia

Cicerone elaborò un modello filosofico studiando le filosofie a lui contemporanee e confrontandole per teorizzare quella che per lui era la migliore. Principalmente la filosofia venne apprezzata da Cicerone come consolatoria, cioè in grado di guidare la vita umana e di aiutare gli esseri umani a superare le difficoltà della vita. Cicerone, infatti, si rivolse alla filosofia proprio quando venne allontanato dalla politica, ovvero quando venne esiliato, assumendo quel classico atteggiamento degli antichi romani che, allontanandosi dal negotium, si avvicinavano all’otium leterario.
Le filosofie a lui contemporanee erano: lo stoicismo, l’epicureismo e la filosofia accademica. Egli dedicò attenzione a tutte queste e le studiò. Cicerone si dedicò alla filosofia ponendosi non come teorico ma come opinatos (un pensatore, un divulgatore) che divulgava ciò che altri avevano elaborato. Egli aveva il vantaggio di conoscere il greco e, pur lamentando la povertà della sua lingua patria, cercò di traslitterare termini greci al latino per la prima volta, operando una sorta di sincretismo, cioè avendo la capacità di legare insieme cose che provenivano da ambiti diversi, equilibrandoli.

Dallo stoicismo Cicerone riprese l’idea ottimistica e provvidenzialistica della Storia, mentre dal neoaccademismo Cicerone riprese il concetto del probabilismo (di Carneade) secondo cui nessuno riesce a conoscere la realtà ma ci si può solo avvicinare ad essa.
L’unica filosofia dalla quale Cicerone si distaccò fu l’epicureismo poiché la riteneva pericolosa per i cittadini romani. In primo luogo perché era difficile creare un rapporto tra il provvidenzialismo stoico e la mancanza della divinità tipo dell’epicureismo. In secondo luogo Cicerone criticava il fatto che Lucrezio avesse spinto gli uomini a cercare il piacere (edoné) e non il lavoro (labor) e, in una società come quella romana, ciò per Cicerone era inammissibile.
Cicerone, inoltre, era contrario anche al dogmatismo e alla rassegnazione dell’uomo; egli, piuttosto, credeva molto nel libero arbitrio e credeva che ogni uomo dovesse allontanare dalla sua vita ogni idea deterministica che derivasse dalla religione, scegliendo secondo coscienza.

Cicerone scrisse molte opere filosofiche, le più importanti sono:
-De finibus bonorum et malorum (“sullo scopo dei beni e dei mali”);
-Tusculanae disputationes (cinque libri legati al disprezzo della morte e al tema della sopportazione del dolore);
-De Senectute(opera legata al tema della vecchiaia la quale ha un importante valore morale: non è un’età brutta né l’anticamera della morte ma un’età da desiderare profondamente);
-De Amicitia(opera che riflette sul valore dell’amicizia considerata come una cosa talmente importante che non tutti potevano provarla ma solo chi aveva un animo nobile).

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