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L'interpretazione e la narrazione nei testi di Tacito


L’interpretazione della storia fornita da Tacito rivela l’acquisita coscienza della ineluttabilità del principato, della concentrazione del potere supremo di Roma nelle mani di una singola persona. Questo dato di fatto influenza le modalità di gestione e le manifestazioni del potere stesso, ma anche le possibilità di indagine che lo storico ha a disposizione: l’imperium, infatti, può essere esercitato in piena coscienza dal principe , ma può essere anche abilmente pilotato da ambiziosi personaggi del suo entourage; dal punto di vista dello storico, la descrizione dei meccanismi del potere non può che avvenire nell’esame e nello svisceramento della psicologia dei singoli “agenti» della storia, cioè degli imperatori e delle persone a loro più diretto contatto .

La narrazione storica richiede, di conseguenza, il ricorso a strumenti adeguati a evidenziare queste componenti. Tacito mostra una grande abilità ritrattistica e, in particolare, una raffinatezza e una acutezza eccezionali nel rivelare la stretta connessione fra l’indole e il comportamento di ogni uomo. I personaggi - individui o popoli interi - in cui Tacito riconosce i fautori della storia divengono, così, portatori “a tutto tondo" di sistemi di valori specifici, destinati al successo o al tracollo.

I disvalori compaiono associati, in particolare, all’esame del presente e interessano tutti gli aspetti della realtà, dalla corruzione morale al decadimento dell’oratoria, dalla perdita del senso di dignità alla scelta della dissimulazione come modalità comportamentale di successo; la definizione dei valori, al contrario, si associa per lo più al richiamo del passato e della genuina tradizione romana. È proprio questa impostazione generale, che si ripresenta in tutta l’opera tacitiana, a determinare il tono spesso ritorno pessimistico della narrazione.

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