Mongo95 di Mongo95
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Il maggiore storico di Roma, di origine gallica, vive la prima parte della sua vita sotto l’Impero dei Flavi (69-96), cioè Vespasiano, Tito e Domiziano. Sotto il regno di quest ultimo, molto autoritario e repressivo, sospenderà la sua produzione letteraria. Alla sua morte, riprenderà l’attività, affermando “nunc redit anumus”. Essendo uno storico di origine provinciale, il suo punto di vista non è proprio quello di un tipico romano. Il periodo che maggiormente lo interessa è quello che va dalla morte di Augusto fino all’impertore Nerba (97). Fa grande carriera politica, sposa anche al figlia di un importante generale, Agricola.
I temi che affronta sono per esempio la decadenza dell’eloquenza, cioè la capacità di sé di apralre. Quintiliano sosteneva che essa era causata dalle scuole, che non si occupavano di aspetti inerenti alla situazione politica, trattando piuttosto temi fittizzi. Tacito invece, nel “Dialogus de oratoribus” (qusi sicuramente suo: lo stile è molto diverso, forse perché ha risentito dell’influsso di Quinti) afferma che tale decadenza è dovuta alla situazione politica. Nel periodo della repubblica l’oratoria era alimentata dai liberi contrasti politici. Senza libertà d’espressione e politica, come sotto Domiziano, non c’è possibilità di discussione.

• Historiae e Annales
1. Annales: analizza il periodo che va dalla morte di Augusto (14 d.C) fino alla morte di Nerone (69 d.C). Già nel proemio (che fa un rapido excursus sul periodo monarchico) si ha una descrizione degli inizia della civiltà di Roma e vengono introdotte le intenzioni programmatiche di Tacito per il resto dell’opera: la distanza dello storico. Troppo spesso la storia è stata narrata o per servilismo, oppure per vendetta (solo dopo la morte di un imperatore). Tacito invece intende procedere “sine ira et studio”, cioè interessi di parte, ma nel modo più oggettivo possibile.
2. Historiae: si occupa del periodo che va dalla morte di Nerone a quella di Domiziano (96 d.C). Il motivo alla base della scelta di questo periodo è semplice: già molti hanno scritto della storia precedente. È presente un excursus entografico sulla Giudea, conquistata nel 70 d.C, con la distruzione del tempio di Gerusalemme e la diaspora degli ebrei. Essi sono un popolo che non intende assoggettarsi e rinunciare alla propria cultura e religione, quindi adorare l’imperatore. Religione che è anche soggetto di interesse per la sua monoteisticità e “perfezione” e onnipotenza della divinità. Forte è sempre stata l’insofferenza verso i romani, anche se comunque gli ebrei godevano di favoritismi come libertà di culto e l’esenzione dal servizio militare. È mal visto però il forte proselitismo, quindi, anche per questo motivo, gli ebrei vengono perseguitati. In questo testo sono molte le osservazioni su di essi, vengono descritti i vari pregiudizi. Gli ebrei sono portatori di malattie.

• Agricola
Per la prima volta, in questo trattato si assite ad una narrazione della storia non più soltanto dal punto di vista romano e a suo favore, ma dal punto di vista dei “nemici”. Il personaggio del titolo è proprio il suocero Giulio Agricola, impegnto in Britannia.
1. Il discorso di Calgàco
Tacito fa parlare proprio i due generali contrapposti, Agricola e Calgàco, capo dei caledoni. Il discorso di quest ultimo mette in discussione la posizione dei romani: dura condanna dell’imperialismo romano. Tacito vuole far notare a lettore di come spesso i romani si sono macchiati di crimini contro l’umanità. La loro prepotenza non ha limiti, la loro avidità di ricchezza non è mai saziata. Quando hanno conquistato tutte le terre disponibili, iniziano a guardare al di là del mare. Quando fanno il deserto, lo chiamano pace e passano sotto il falso nome di “impero” il rubare, trucidare e rapinare.
Non è detto che Tacito condivida questa critica alla cultura espansionistica romana, ma comunque in questa opera si trova perfetta testimonianza della sua volontà di ottenere la massima oggettività.

• Germania
Trattato etnografico sulla cultura delle popolazioni che vivono al di là del Reno, territori mai conquistati dall’esercito imperiale. Lo scopo di Tacito era sottolineare la loro vitalità, integrità morale e purezza. Si tratta di popoli ancora incontaminati, grazia anche ad un parziale isolamento geografico (povertà delle loro terre). Si tratta di determinismo geografico: le caratteristiche dell’ambiente fisico determinano in maniera automatica l’aspetto fisico e psichico degli abitanti. Tacito ammira i popoli barbari: la loro rudezza primitiva e il valore militare vengono contrapposti alla corruzione della Roma imperiale. A dire il vero storico non sostiene proprio la superiorità razziale tedesca, ma nel corso della storia molte sono state le strumentalizzazioni: movimenti pangermanisti di ‘800 e ‘900, nazismo. Tutti che a sostenere la superiorità è purezza dell’Urvolk germanico.

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