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Historiae di Tacito

- Si aprono con una prefazione in cui Tacito prima loda gli storici del periodo repubblicano, poi condanna quelli del principato, che sono inaffidabili per servilismo o per preconcetti nei confronti dei potenti. Quindi è necessaria una nuova storiografia onesta e obiettiva come quella che intende fare e allora espone l'argomento che tratterà di cui sottolinea l'importanza e l'eccezionalità e di cui accentua gli aspetti negativi perché annuncia già nella prefazione un'impressionante sequenza di delitti, tradimenti, atrocità varie.

- Nei primi 3 libri abbiamo una panoramica della situazione di Roma e delle province all'inizio del 69 per individuare i fatti che condussero alla guerra civile tra i contendenti al trono imperiale, fino alla vittoria di Vespasiano.
- Nel quarto libro è narrato il consolidamento della dinastia Flavia e la grave rivolta di Giulio Civile in Germania. - - Nel 5 libro nel 70 abbiamo i preparativi all'assedio di Gerusalemme da parte di Tito e Tacito fa un lungo excursus sugli Ebrei e manifesta la sua ostilità nei loro confronti. Hanno il problema di abbracciare scenari molto diversi, dalla Germania alla Palestina, e quindi Tacito tende ad organizzare il racconto per blocchi narrativi dedicati ad avvenimenti contemporanei.

- Tacito attinge a fonti varie che cita esplicitamente tra cui Plinio il Vecchio, Vipstano Messalla, Sisenna, ma è molto probabile che abbia consultato gli acta senatus (gli atti del senato, cioè i verbali delle sedute del senato) e gli acta diurna, cioè i resoconti giornalieri del popolo romano; inoltre bisogna aggiungere le epistole di famosi personaggi e i libelli anti - imperiali di ambiente sanatorio.

- Il tema centrale è la riflessione sul principato, cioè sul potere imperiale e quindi l'articolazione del potere, i rapporti tra il principe e le altre forze politiche che sarebbero il senato, l'esercito e il popolo di Roma.
Tacito è un senatore romano e questo lo porta naturalmente ad un'ideologia che si oppone al principato, che ha tolto i senatori dal loro ruolo di governo, però è un senatore di seconda o terza generazione imperiale e quindi la sua generazione ha imparato ad accettare il principato. Il principato per Tacito è un male necessario, perché è nato come necessaria risposta alle guerre civili, ma per Tacito non è la forma migliore di governo per Roma, ma è l'unica istituzione in grado di governare in maniera efficace e quindi di assicurare all'impero e alle città ordine e coesione.

- Tacito nelle Historiae sviluppa un'analisi attenta e spietata del funzionamento del potere imperiale, ma dietro un vaga nostalgia della libertas repubblicana emerge la convinzione che il principato è un dato di fatto, non può essere messo in discussione, il problema allora non è più la miglior forma di governo, ma quello di avere un buon princeps.

- Quando Tacito scrive le Historiae ha già sperimentato l'efficacia del meccanismo di successione inaugurato da Nerva e consistente nell'adozione, cioè nella scelta di un valido successore da parte dell'imperatore in carica e della sua associazione al governo per impedire dispute. Un tentativo di adozione era già stato messo in atto da Galba nel 69, che aveva scelto come successore uno dei suoi consiglieri, questo aveva scatenato la reazione di Otone che aveva preso il potere con un colpo di stato militare che aveva eliminato Galba e il suo successore. Tacito nel primo libro mette in bocca a Galba un discorso che esprime un'opinione positiva sulla successione per adozione perché Galba spiega che se l'impero si potesse mantenere senza il potere di un solo uomo sarebbe stato giusto che dopo di lui rinascesse la repubblica, ma la situazione attuale impone che egli dopo di sé lasci un buon successore e che questi non sia più eletto attraverso meccanismi dinastici, ma attraverso l'adozione del più degno, perché solo così il principe non verrà dal caso, ma da una scelta libera e illuminata, scelta che porterà a governare su uomini che non sopportano la piena schiavitù come la piena libertà. Allora abbiamo una somiglianza di situazioni nel rapporto che lega Galba al figlio adottivo e nel rapporto intercorso tra Nerva e Traiano.

- Nella presentazione del periodo storico che tratta Tacito scrive pagine dai toni cupi perché affronta la narrazione di un'epoca atroce. Nella narrazione delle Historiae abbiamo vicende delle guerre e nella capitale abbiamo il veleno dell'adulazione. La prospettiva con cui viene esaminata la storia è sempre quella di uno spietato scontro per il potere che travolge ogni valore morale. Le figure che si susseguono sono descritte nei loro limiti, incapaci di comprendere il tempo in cui vivevano e che quindi rifiutano di compiacere l'esercito con donativi. Invece ormai l'esercito ha soppiantato il senato.

- Altri personaggi come Otone e Vitellio sono descritti nei loro vizi perché se Galba è un inetto, che non riesce ad evitare la guerra civile, Otone e Vitellio sono i diretti responsabili della guerra civile e la loro incapacità porta entrambi alla rovina. Vitellio in particolare è descritto come l'esatto contrario dell'optimus princeps e se Galba e Otone si riscattano con la morte, Vitellio è spregevole nel momento in cui tenta di ritirarsi a vita privata quando gli avversari stanno per sopraffarlo.

- Questi imperatori sono circondanti da collaboratori infidi o da cortigiani che li adulano e le masse (la plebe urbana), ma anche l'esercito stesso appaiono trascinate dall'interesse del momento, dai facili entusiasmi, dall'odio irrazionale e per descrivere questo Tacito usa gli strumenti della storia drammatizzata e quindi cerca di ricostruire la psicologia dei singoli individui e anche le loro pulsioni irrazionali perché sono queste che spingono la folla. Ovviamente il suo atteggiamento è di aristocratico disprezzo nei confronti delle masse. Inserisce discorsi diretti dei protagonisti (pratica oratoria di Tacito). Crea potenti scene d'insieme o anche sintetizza in poche battute un personaggio, ad esempio il giudizio di Galba è sintetizzato con poche parole. In tutto questo quadro la sensazione che resta nel lettore è quella di un cupo pessimismo sul destino Roma. Del principato di Vespasiano le Historiae raccontano solo gli inizi che non sono esaltanti perché la sua ascesa è voluta dall'appoggio di Licinio Muciano, a cui Tacito dedica un ritratto paradossale (miscuglio di vizi e di virtù).

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