Video appunto: Tacito, Publio Cornelio - Historiae: caratteristiche generali

Historiae



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L’intento di Tacito era quello di narrare gli anni della Tirannide di Domiziano e il periodo del recupero della libertà sotto Nerva e Traiano tuttavia egli alla fine opta per narrare gli eventi succedutosi dall’anno 69 d.C. fino alla morte di Domiziano, anche se a noi sono pervenuti i libri solamente fino alla rivolta giudaica.
L’opera si apre narrando i turbolenti avvenimenti del 69 d.C. anno in cui, a causa della divulgazione del fatto che il principe poteva essere eletto anche altrove da Roma dall’esercito e delle legioni in quanto proprio sul loro appoggio si basava la sua forza, si susseguirono ben 4 imperatori (Galba, Otone, Vitellio, Vespasiano) infatti Galba, trovatosi a dover affrontare una rivolta pretoriana aveva designato come suo successore per adozione Pisone il quale divenne ben presto un fantoccio dell’ambizione di Otone ed inoltre non godeva della benevolenza delle legioni di Germania che al contrario acclamavano Vitellio; la lotta dei due si conclude con la morte di Otone e la salita al potere di Vitellio che dovrà a sua volta scontrarsi con Vespasiano, acclamato invece dalle legioni dell’Oriente.

Temi



La ricostruzione di tali eventi e la stesura dell’opera avvengono probabilmente nel vivo dell’ascesa politica di Traiano e del dibattito politico che ne conseguì; si notano infatti molti parallelismi fra la storia narrata e il contesto storico e politico in cui viveva Tacito. I due temi principali sono uno la contrapposizione fra il modello di comportamento rigorosamente ispirato al mos maiorum e ossequioso delle sue forme e la reale capacità di dominare e controllare gli eventi mantenendo l’ordine e l’altro la necessità del principato. Per quanto riguarda il primo tema esso si concretizza nella contrapposizione fra le coppie di personaggi Galba e Pisone-Nerva e Traiano infatti Galba viene definito come un inetto e come un uomo anacronisticamente atteggiato nelle pose della gravitas repubblicana incapace di garantire la tranquillità e l’ordine durante il suo breve regno ma anche incapace di scegliere un adatto successore designando così Pisone, un uomo anch’esso rigidamente legato ai rigidi valori del passato ma incapace non solo di ottenere la benevolenza delle truppe ma anche di imporsi e mantenere l’ordine risultando così come il suo predecessore di alcuna capacità reale di dominio mentre al contrario Nerva e Traiano erano stato due uomini in grado di instaurare un reale rapporto con le legioni, capaci di mantenere l’unità degli eserciti, di conquistare il rispetto delle truppe, di controllare gli eventi e di riportare l’ordine ponendo fine alle rivalità, permettendo così di risanare la frattura fra il nuovo mondo romano e il mos maiorum e di riconciliare il principato e la libertà. Per quanto riguarda il secondo tema anch’esso è strettamente legato a tale contrapposizione di personaggi in quanto Tacito mostra la necessità del principato unico in gradi di mantenere la pace, la coesione e la fedeltà degli eserciti -in quanto solamente con l’ascesa al potere di Nerva e Traiano è stato possibile porre fine al caos che imperversava a Roma e riportarvi pace e libertà- ed esprime la sua posizione ideologico-politico circa la figura del principe in quanto egli dovrà essere né uno scellerato come Domiziano né un inetto come Galba e dovrà essere designato per adozione.

Stile.
Lo stile tacitiano improntato all’inconcinnitas si accentua nelle Historiae caricandosi di ulteriori caratteristiche quali: un lessico arcaico e solenne, una maggior condensazione delle vicende narrate così da rendere la narrazione più drammatica e veloce, una moltiplicazione delle iuncurae inattese, un’accentuata tensione fra gravitas arcaicizzante e pathos drammatico, la presenza di ‘code’ che prolungano inaspettatamente frasi apparentemente concluse aggiungendovi così un commento epigrammatico che attribuisce un nuovo senso in modo allusivo e implicito alla proposizione, la descrizione della natura umana con toni cupi dovuta ai fatti violenti narrati, la capacità di tratteggiare in modo abile e vario il carattere dei vari personaggi tramite il ritratto paradossale (ne è un esempio quello di Otone e quello di Muciano), la capacità di descrivere le masse sia che esse siano quelle della folla, di cui sottolinea le emozioni e le reazioni -da cui trapela tra l’altro il suo disprezzo per esse-, sia che esse siano quella del senato, di cui descrive la malizia, il contrasto fra apparenza e realtà la quale si evince dall’adulazione che esibiscono nei confronti di un imperatore che in realtà odiano e dalla sollecitudine per un bene pubblico che in realtà nasconde i loro interessi privati.