Annales

Nonostante siano stati scritti dopo le Historiae, trattano un periodo precedente volto a spiegare l’origine del principato.
Si vuole collegare all’opera di Livio, che difatti arrivò alla morte di Augusto; ciò è indicato anche dal titolo originale attribuito da Tacito, Ab excessu divi Augusti. Degli Annales sono state considerate solo alcune parti: il regno di Tiberio, una parte del regno di Claudio e le vicende del regno di Nerone. Sono importanti i ritratti degli imperatori e dei personaggi ritenuti più considerevoli.
Da Sallustio non riprende la deformazione del personaggio, ma solo la drammatizzazione degli eventi e la solennità.
Dà un interpretazione negativa della dinasta giulio-claudia poiché, pur essendo partita dal principato giusto di Augusto, è degenerata.

Tiberio è ritratto come un personaggio sospettoso, che teme di essere ucciso e che alla fine si lascia andare alla crudeltà. Di Tiberio non è fatto un ritratto esplicito, ma è descritto attraverso i commenti di personaggi vicini.

I libri dal 13 al 16 sono dedicati al regno di Nerone. All’inizio è descritta l’influenza positiva di Seneca e Burro, che cercano di indirizzare il principato verso la libertà, ma falliscono perché il principe prende controllo, si distacca e si abbandona alla sua depravazione, che aveva sin da giovane. Poi Tacito descrive gli episodi in cui Nerone si comporta come un monarca fino ad arrivare all’uccisione della madre Agrippina. È descritta anche la scomparsa di Burro, che Tacito allude sia dovuta a Nerone.
Tacito dedica molto spazio all’incendio di Roma ed afferma di essersi basato sulle voci secondo cui sia stato Nerone ad avviarlo, ma questa non è una certezza.

Il 16esimo libro si conclude con la congiura di Pisone, quindi con la morte di Seneca, Petronio e Lucano. L’aspetto tragico emerge nel ritratto di Nerone e di Petronio (le poche informazioni sulla sua vita giungono da Tacito).
La posizione di Tacito parte dalle premesse avute nelle altre opere: il principato è una necessità. Afferma che grazie al principato di Augusto si è istituita la pace dopo le guerre civili, ma riconosce anche che il controllo politico è diventato più duro. Perciò per la prima volta si sbilancia affermando che il principato è necessario, ma ha diminuito la libertas: dunque per la pace si rinuncia alla libertà politica. Tacito afferma anche che l’aristocrazia senatoria è diventata corrotta, dunque contribuisce al tramonto dell’antica libertà di Roma. Tacito prende posizione contro i filosofi stoici che si suicidano per protestare contro il regime: afferma che questi suicidi sono inutili perché non cambiano la situazione dello Stato, li ritiene solo una forma di esibizionismo. Alla fine, nonostante si vive sotto il principato, si può servire lo Stato in maniera onesta.

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