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Seneca
Cenni Biografici:

Lucio Anneo Seneca nacque a Cordova (Spagna) nel 4 a.c; si formò a contatto con la filosofia stoica, pitagorica e la scuola dei Sesti. Non ebbe rapporti facili con la corte imperiale tanto che fu accusato di adulterio dagli ambienti vicini a Messalina, la prima moglie di Claudio, ed esiliato in Corsica. Fu poi assolto grazie all'intercessione della seconda moglie di Claudio, Agrippina, grazie alla quale diventò anche precettore del futuro imperatore Nerone. Venne così gradualmente coinvolto in alcune vicende politiche che compromisero la sua posizione fino a che non decise di ritirarsi a vita privata e per dedicarsi esclusivamente alla specuazione filosofica.

Prosa filosofica:

Le principali opere filosofiche di Seneca sono i Dialogi che, trattando di etica, si rivolgono a un destinatario a cui il filosofo vuole dimostrare l’opportunità di realizzare una vita eticamente compiuta grazie agli insegnamenti filosofici.

- Nella trilogia, dedicata a Sereno (De constantia sapientis, De otio, De tranquillitate animi) si chiarisce il rapporto fra la vita attiva e la contemplazione filosofica prendendo a modello la perfetta condotta del sapiente, tramite cui Seneca vuole dimostrare la praticabilità dell’etica. Sereno non è il saggio, ma il proficens, ossia l’uomo impegnato nella vita attiva e che, nello stesso tempo, vuole realizzare il proprio perfezionamento morale. Nel De constantia infatti Seneca. vuole dimostrare l’imperturbabilità del saggio anche in campo politico pratico fornendo come esempio di questa condotta Catone, che si mostrò impassibile alle guerre civili e si sentì, non sconfitto, ma coerente con i suoi principi nonostante non avesse l’appoggio della comunità. Ma nel De tranquillitate animi, la fiducia nella possibilità di svolgere un'attività pubblica in accordo con i principi etici, viene meno. Infatti si dimostra come affrontando i compiti politici per la comunità, ci si scopre debole agli attacchi esterni, peccando così di costanza. Quindi se mancano delle certezze a chi si pone sulla strada della saggezza, come si realizza una buona politica? Come preservare l’equilibrio interiore e la saggezza dai cambiamenti della vita? Seneca consiglia una condotta flessibile, cioè in grado di adeguarsi alle circostanze, di tener testa alla fortuna senza perdere la calma interiore. Così come gli stoici avevano esortato il saggio a usare la propria razionalità per distinguere le situazione in cui era bene impegnarsi in vita pubblica e altre in cui era meglio ritirarsi a vita privata; Seneca riprende la lezione per fornire un elenco di situazione in cui il cambiamento di ruolo non è mancanza di coerenza ma è l’unico modo per essere utili alla comunità.

- Consolationes: all’interno dei Dialoghi sono importanti le tre consolationes rivolte a destinatari diversi che vengono “consolati” dal loro dolore.

- Ad Marciam è composta sotto il regno di Caligola, e per sollevare Marcia dal dolore per la morte del figlio, Seneca utilizza temi filosofici, e due temi che non fanno parto delle consolazioni tradizionali: il tema platonico della vita dell’anima dopo la morte, e quello stoico della meditazione sulla rovina dell’universo che si ricostituirà secondo un ciclo naturale; introducendo così anche il tema della piccolezza e della caducità del mondo.

- Ad Helviam matrem: scritto dopo l’esilio in Corsica dovuto alle accuse di adulterio intentategli dagli ambienti vicini a Messalina. Si tratta di 1lettera di consolazione alla madre in cui dimostra come l’esilio possa diventare una condizione sopportabile. Infatti, definendo strategie razionali per consolare il dolore della madre, afferma che l’esilio è solo un cambiamento di luogo che fa parte delle abitudini dell’uomo, come le migrazioni.

- Ad Polybium: dedicato a Polibio, liberto di Claudio. La vera finalità del testo non è la consolatio, ma l’adulare Polibio, e quindi l’imperatore Claudio, per avere la grazia e tornare a Roma. Deriva da qui il discredito morale a causa dei toni adulatori e disonorevoli per la dignità del filosofo. Infatti l’opera mostra sì un’incoerenza etica di Seneca ma è più che altro la consapevolezza della sconfitta morale, legata all’esilio subito.

- Per quanto riguarda il De brevitate vitae, qui vien affrontato il tema del tempo e l’uso che l’uomo comune ne fa. La struttura del dialogo riprende così la diatriba: essa in origine indicava l’occupazione con cui si trascorreva il tempo, ma in seguito il termine assume un significato filosofico-letterario indicando la discussione su un argomento morale importante per la realizzazione della buona condotta pratica. Infatti il tema centrale della brevità della vita e della valorizzazione del tempo, è sviluppato secondo il carattere parenetico, pedagogico che analizza la condizione umana. Secondo Seneca il cattivo uso che gli uomini fanno del tempo dipende dal metro di valutazione materialistico delle cose; quindi poiché il tempo non è 1oggetto di commercio che può essere comprato o venduto, esso viene sprecato e non valorizzato. Pertanto l’analisi della condotta porta Seneca all’uso di 1scrittura filosofica che non esorta semplicemente alla riflessione, ma spinge alla realizzazione pratica di una buona vita.

- In continuità tematica con il De brevitate vitae, c’è il De vita beata, un trattato in cui Seneca è accusato di incoerenza comportamentale, in quanto essendo precettore di Nerone, e quindi vicino all’ambiente politico, fu accusato da Rufo di essersi arricchito e di aver tradito gli ideali filosofici da lui dichiarati. Si affronta così il tema della ricchezza per cui Seneca si difende dalle accuse affermando che la filosofia non è contraria al possesso di beni se se ne fa un buon uso: il saggio non rifiuta i doni della fortuna, ma li mette al servizio della virtù. Del resto Seneca non si dichiara saggio, ma in cammino vs la saggezza e quindi esposto all’errore etico. Comunque alla fine, l’amarezza per la situazione lo spinge ad abbandonare la vita pubblica, a rinunciare a parte delle sue ricchezze e a recuperare il rigore morale.

- Ciononostante il problema della vita felice tormenta Seneca, tanto che dedica alla provvidenza uno scritto: il De providentia. Qui si affronta il problema della presenza del male nel mondo e si chiarisce la relazione tra il male e l’esistenza della provvidenza divina, che mette alla prova l’uomo virtuoso affinché si completi e raggiunga il perfezionamento morale. Infatti solo attraverso le disgrazie la virtù può manifestarsi nella sua pienezza, e quindi, per chi, si pone nella prospettiva morale e storica, il male non esiste.

- De ira: l’analisi delle passioni è uno dei pilastri dell’etica stoica, secondo cui il saggio è colui che resta estraneo alle passioni, in quanto consapevole che esse sono solo manifestazioni irrazionali, anomale della razionalità, che minacciano il cammino dell’uomo vs la virtù. E l’ira si fa espressione delle passioni, o meglio dell’irrazionalità della ragione. Il filosofo peripatetico ammette l’utilità dell’ira in alcuni contesti come a chi punisce, al contrario S, cm gli stoici, non vede nulla di razionale nell’ira che per definizione è una deviaz della ragione. Pertanto bisogna controllare non i comportamenti conseguenti dell’ira, ma le sue cause. È così S vuole cura questa “malattia sociale di chi sta in alto”, in quanto se il governatore deve garantire il giusto funzionamento della vita e correggere i comportamenti errati, l’ira non è funzionale alla punizione, ma lo è solo la ragione che permette di agire con misura.

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Satira

Essa è rivolta al potere, in particolar modo a Claudio, che lo aveva esiliato, ecco perché risultano comiche le esaltazione alla saggezza dell’imperatore nel componimento del Ludus, conosciuto anche con un termine greco che significa “deificazione di una zucca” che provocò, naturalmente, uno scandalo di corte. La satira senecana si ricollega a quella di Varrone; infatti troviamo una struttura parodica, citazioni “colte”, la presenza di scene divine,umane e infernali. Infatti l’opera narra di Claudio che dopo la morte vuole farsi deificare, ma gli dèi lo respinsero e lo condannarono a far da schiavo al liberto Menandro. Ed è così che l’imperatore è presentato, cm allude il titolo stesso, cm uno zuccone inutilmente deificato, privo di forma morale e limitato intellettualmente stupido.

Riflessione politica

La riflessione filosofica è stimolata dall’analisi dei comportamenti sociali e politici, su cui scrive il

- De clementia: qui S elabora un nuovo equilibrio politico. In continuità con le tesi sostenute nel De ira, S elabora non una teoria dello stato, ma una teoria di comportamento morali. Infatti il monarca deve seguire 1propria linea etica che gli permette di controllare l’assolutezza del proprio potere e di vincere le passioni e i falsi giudizi della ragione. Pertanto la sola garanzia dell’equilibrio politico è il sentimento della clemenza che permette al monarca di curarsi dei sudditi cm un padre per il figlio, riproducendo così il rapporto cosmico stoico fra l’uomo e dio. Inoltre l’uso del tema della clemenza è da S finalizzato al condizionamento di Nerone, di cui è precettore, e che cerca di spingere al rispetto di quei valori tanto propagandati.

- De beneficiis: qui si analizzano le relazioni umane scaturite dalla concessione di un beneficio, in quanto dalla concessione di qualcosa di materiale scaturiva un sentimento di gratitudine; così il beneficio diventa uno dei vari legami interpersonali, da cui differisce per il fatto che instaura un legame tra persone diverse: chi dà e chi riceve. E proprio il fatto di innescare uno scambio di servizi fra figure di livelli sociali diversi, fa del beneficio un meccanismo di coesione che garantisce l’equilibrio e la stabilità della comunità.

Prosa epistolare

Gli ultimi anni di vita, sono segnati dall’esigenza di valorizzare la riflessione teorica cm strumento educativo per il perfezionamento della condotta. Così la scrittura di S si allontana dalla struttura diatribica e segue quello epistolare. Infatti le Lettere a Lucilio sono una raccolta in 20 libri di lettere destinate a Lucilio, così come nel De providentia e nel Naturales quaestiones. I modelli son: Platone, Epicuro che valorizzò l’epistola x la diffusione dei propri precetti, Cicero e Orazio, tutti presenti nell’epistola senecana che si riprometteva di realizzare un equilibrio tra riflessione filosofica, parenesi e controllo su di sé da parte dello scrittore educatore.


È uno stile semplice ma non lineare in quanto al contrario della complessità, lunghezza e ipotassi di Cicerone, qui prevalgono la paratassi (subordinazioni), la brevitas, ricca di similitudini, parallelismi, ripetizioni, reiterazioni e giustapposizioni, nel senso che pone accanto due elementi senza una logica, senza capire lì per lì perché queste si giustappongono, per poi tornare indietro a chiarire questo legame. Troviamo così anche molte interruzioni e riprese, che dimostrano 1certa asimmetria.

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