Giorgjo di Giorgjo
VIP 1228 punti

Dialogorum Libri XII

Con il titoli di Dialoghi sono conosciute le dieci opere di prosa morale di Seneca, suddivise in 12 libri. Le opere non hanno una struttura dialogica, sono bensì dei monologhi nei quali Seneca immagina che la persona cui lo scritto è dedicato gli faccia qualche domanda. Ciascuna opera si dedica alla trattazione di un aspetto dell’etica, ed è divisa in due parti: la definizione e i risvolti pratici e comportamentali nella vita quotidiana attraverso dei modelli.
Attraverso i Dialoghi Seneca consola, insegna, esorta a diventare padroni di se stessi e a liberarsi dal timore dei mali del mondo avvicinandosi a Dio. La via che porta alla virtus è aspra, ma è la sola che conduce alla vetta. All’interno delle opere il sapiens è colui che conosce le cose umane e divine, ed è imperturbabile una volta raggiunta la virtus. Il sapiens proficiens è colui che, attraverso lo sforzo quotidiano, tenta di progredire lungo la strada della saggezza e della felicità.

De ira

Dedicato al fratello Novato, è diviso in tre libri. Secondo Seneca l’ira è la più funesta ed insana delle passioni, non è stimolo all’azione bensì alberga negli animi più deboli. L’uomo virtuoso, afferma Seneca, non si adira, non inveisce contro chi sbaglia ma è disposto al perdono. L’ira è una passione istintiva e priva l’animo di ogni controllo razionale: è una malattia sociale. Seneca propone due modelli d’imperatore: il tiranno (rappresentato da Caligola), privo di moderazione e di autocontrollo, ed il buon imperatore (rappresentato da Augusto), esempio di saggezza e moderazione. Non andare in collera e non commettere errori quando si è adirati sono i principali rimedi contro l’ira. L’educazione alla parsimonia e alla formazione morale sin da fanciulli contribuisce molto alla lotta contro l’ira. Nella parte finale Seneca esorta a seguire i precetti dello stoicismo disprezzando le offese, sopportando i fastidi della vita e mettendo da parte l’orgoglio.

De ira 3,36
L’animo deve, secondo Seneca, essere ogni giorno sottoposto ad un esame. È questo ciò che faceva Sestio: alla fine della giornata si chiedeva quale male aveva sanato, a quale difetto si era opposto ed in quale parte era migliorato. Quanto tranquillo e libero è il sonno dopo un attento esame di se stessi? Nulla della giornata va lasciato al caso.

De ira 2,18
I rimedi per l’ira sono due: non lasciarsi trascinare nella collera, o, una volta cadutici, non commettere errori. L’ira va respinta e frenata, sia tramite l’educazione giovanile che tramite gli anni successivi. L’educazione richiede però la massima diligenza, in quanto è facile plasmare gli animi ancora teneri, più difficile è estirpare i vizi cresciuti con noi.

De ira 3,13
Se si vuole vincere l’ira è necessario nasconderla, non darle spazio. Reprimere le sue manifestazioni, anche a gran fatica, facendo tutto l’opposto di ciò che essa ci indica: distendiamo il volto, rendiamo dolce la voce e camminiamo lentamente. Per Socrate, ad esempio, era segno di ira abbassare la voce e parlare poco.

Hai bisogno di aiuto in L'età imperiale?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email