Sotto il titolo complessivo di "Dialogi" ci sono giunti dieci trattati filosofici per un totale di 12 libri. Il titolo "Dialogi" è improprio visto che non sono del tipo platonico che prevede l'assegnazione di parti precise a ciascun interlocutore, bensì sono trattazioni esposte al destinatario dell'opera che ne è anche il dedicatario.
Il trattato con più numeri di libri è il "De Ira" (composto da 3 libri). Molto probabilmente, visto i molteplici riferimenti a Caligola, descritto come un cattivo principe, indurrebbero a collocare questo dialogo dopo la sua morte. L'opera tratta il sentimento irrazionale dell'ira di cui si analizzano le nocive conseguenze e se ne studiano le diverse tipologie, la genesi, gli aspetti sociali, nonché le possibilità di cura tenendosi lontani da una vita logorante e frenetica.
Nei primi due libri l'ira è vista come un impeto passionale capace di ottenebrare la ragione, di modificare i caratteri somatici o di indurre ad atti di violenza premeditata o imprevedibile. L'ira è una passione che accomuna tutta l'umanità e costituisce anche la causa delle varie guerre e ostilità personali. Essa, però, non si origina involontariamente, ma si avvale dell'intervento della ragione.

Nell'ultimo libro, Seneca prende in considerazione l'ira come un male sociale e propone alcuni rimedi per sradicarla o lenirla mediante l'uso dell'Introspezione sul quale riflettere sulla nostra mortalità. Nell'ultima parte parla anche della differenza tra sapiens e gli uomini lontani dalla sapiens: questi ultimi sono colpiti dall'ira perché accolgono nel proprio animo l'idea di aver subito un'iniuria, dinnanzi alla quale il saggio rimane imperturbabile.

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