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• Il De Ira è dedicato al fratello Novato; è costituito da tre libri, i primi due sono stati composti prima l’esilio, l’ultimo durante l’esilio.
• L’opera è dedicata all’analisi dell’ira, un male odioso che affligge lo spirito, poiché annebbia la vista e spegne il cuore e causa effetti rovinosi su se stessi e su gli altri. L’ira è una passione estrema al limite con la follia, capace di far fare qualsiasi cosa a chi la prova, in modo incontrollato. Infatti, Seneca la paragona ad un nemico che una volta varcate le porte della nostra anima, vi spadroneggerà tirannicamente.
• L’obiettivo di Seneca è didascalico e terapeutico: insegnare a prevenire l’ira o a guarirne una volta che essa si è insediata nello spirito; in entrambi i casi, lo strumento necessario è il logos.
• Seneca vuole dimostrare che l’ira non è né utile né secondo natura: l’uomo è per natura un essere razionale e, quando è adirato perde il controllo della propria natura e non agisce secondo ragione.

Seneca paragona l’annebbiamento della ragione causato dall’ira ad un vero e proprio assedio al quale è necessario controbattere con le armi della ragione, che insegna all’uomo ad essere sempre padrone di sé, ad ascoltare, a sapere aspettare.
In questo dialogo si evince particolarmente l’influenza della filosofia stoica: l’uomo deve dominare le passioni, utilizzando la ragione, la ratio, che contraddistingue gli umani dalle bestie. Un uomo che si fa dominare dalle proprie passioni e si lascia assediare dall’ira dimostra debolezza, danneggia sé stesso e gli altri.
L’opera contiene anche esempi storici di figure accecate dall’ira, per dimostrarne gli effetti rovinosi, tra queste campeggia la denigrazione di Claudio e in particolare di Caligola, descritto come una bestia assetata di sangue.

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