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De ira

Sono tre libri dedicati al fratello Novato. Quest'opera tratta di tutte le passioni umane e della loro manifestazione.
Per gli stoici la passione è un falso giudizio della ragione che per debolezza accoglie una passione falsa: saggio è chi non cede spazio ai comportamenti, conseguenza delle passioni. Seneca nell'opera analizza la manifestazione delle passioni fornendo:
1. Nel primo libro una sintomatologia dell'ira
2. nel secondo la sua definizione
3. nel terzo la cura

C'è una critica ai peripatetici perché ritenevano che l'ira fosse utile in determinati contesti esistenziali e la necessità di controllarla con la ragione. Per Seneca non è possibile controllare l'ira perché è una forma deviata della ragione, e quindi l'unica strategia è reprimere la passione al suo insorgere. Il controllo non è da rivolgere alle conseguenze dell'ira, ma sulle cause della reazione irata. Come tutte le passioni l'ira è un male da cui non si ricava nessuna utilità, è una forma di follia che genera violenza, che altera il comportamento dell'uomo, impedendogli di raggiungere il bene. Con opportuni accorgimenti è però possibile riconoscere le manifestazioni dell'ira e dominarla. Adduce una serie di esempi storici di personaggi illustri perché anche chi detiene il potere deve rinunciare all'ira. L'ira non è manifestazione di potenza per chi è forte. Seneca si propone di curare la malattia sociale propria di chi sta in alto. Offre a chi governa i mezzi per capire come non sia utile ricorrere all'ira, perché soltanto la ragione è lo strumento giusto per prendere ciò che accade e quindi agire con misura.

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