I dialoghi

Sono 10 operette filosofiche aventi ciascuna l’estensione di un libro, fatta eccezione per il De ira che ha un’estensione di tre libri.
Sono quindi 10 trattazioni filosofiche di argomenti di vario genere che Seneca rivolge ad un interlocutore immaginario.

Le consolationes
Degne di nota, tra i dialoghi, sono certamente le consolationes che presentano temi comuni:
la fragilità dell’esistenza;
la necessità di conseguire quel distacco dalla vita che trasforma l’uomo comune in saggio.
Consolatio ad Marciam: indirizzata a Marcia (figlia di Cremuzio Cordo) che aveva da poco perso un figlio. Seneca affronta il tema della precarietà della vita e dell’infelicità dell’uomo.
Consolatio ad Polybium: indirizzata a Polibio (potente liberto di Claudio) che aveva perso un fratello. Questa consolatio, scritta durante gli anni dell’esilio, si trasforma ben presto in una supplica laddove il conforto diviene sfacciato elogio della figura di Polibio stesso e dell’imperatore.

Consolatio ad Helviam matrem: indirizzata alla madre. Seneca le ricorda che si può esiliare il corpo ma non lo spirito. Inoltre sono trattate in maniera approfondita varie rimembranze familiari.
Gli altri dialoghi
De providentia: dedicato all’amico Lucilio. Sembra una continuazione del De constantia sapientis. Secondo Seneca le disavventure capitano ai migliori così che questi possano esercitarsi alla virtù. Inoltre la suprema dote del saggio sta nel dominio del tempo.
De constantia sapientis: dedicato ad Anneo Sereno.
De ira: dedicato al fratello Novato. Seneca affronta il tema dell’utilità politica e civile del saggio, ovvero di colui che ha imparato a dominare le passioni.
De vita beata: dedicato a Novato. Seneca sostiene che la vera felicità sia quella del saggio, ovvero quella di colui che ha imparato a riconoscere le felicità apparenti, quali le ricchezze, distaccandosene.
De otio: Seneca sostiene che ogni uomo debba ritagliarsi del tempo per l’otium, necessario alla ricerca della verità e al miglioramento di sé stessi.
De tranquillitate animi: Seneca sostiene infatti che debba esserci interazione tra ritiro privato e vita pubblica.
De brevitate vitae: Seneca affronta il tema della fugacità del tempo e delle futili occupazioni. Il saggio deve privilegiare solo il presente sfruttandolo nel miglior modo possibile.

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