Opere di Seneca riassunto

Tra le opere latine di Seneca si ricordano l'Apokolokyntosis e le tragedie.

L'Apokolokyntosis

Si tratta di un'operetta appartenente al genere della satira menippea.
Fu scritta per la morte di Claudio. Egli da libero sfogo al suo odio nei suo confronti poiché lo aveva condannato all'esilio.
Il titolo significa ''zucca'' e ha diversi significati:
- inzuccatura
- trasformazione in zucca
- deificazione di una zucca
- infinoccchiatura (fregatura)

Satire menippee = derivano da Menippo di Gadara e sono state introdotte a Roma da Varrone.
L'opera inizia con un canto di gioa per l'inizio del regno felce di Nerone ma, mentre sulla terra tutti esultano, Claudio si reca in cielo e si presenta a Giove dal quale non viene riconosciuto per il modo in cui parla.
Poi, troviamo gli dei al concilio che discutono sulla proposta di divinizzare Claudio, ma interviene Augusto scagliandogli brutte parole non a suo favore.

Cosi viene trascinato negli inferi e passando nella via Sacra assiste al suo funerale e vede tutti felici.
La sua pena è inizialmente quella di dover giocare ai dadi, poi, diventa schiavo di Caligola e infine viene consegnato al liberto Menandro per fargli da aiutante.

Le tragedie

Sono le uniche di origine latina non frammentate che conosciamo: sono dieci di cui 9 sono mitologiche mentre 1 dal titolo Octavia è una pretesta.
Si pensa siano state scritte quando era il consigliere o il precettore di Nerone.
Inoltre, non si sa se siano state scritte per essere rappresentate in teatro o per essere lette in case private in occasione di recitationes.
Si pensa che siano state composte per la lettura davanti a un pubblico privato perché i delitti sulla scena erano proibiti nei teatri antichi; invece Seneca li propone.
Seneca propone anche imperatori tiranni.
Al centro di tutte le tragedie si trovano le passioni le quali non sono dominate dalla ragione; perciò portano a conseguenze disastrose.
Della ragione fanno portavoce i personaggi secondari.
Il furor e la ragione sono perennemente in conflitto; tuttavia, il furor (ovvero, l'impulso irrazionale) sconvolge e travolge l'animo umano; la passione del furor sono ad esempio l'amore, l'odio, la sete di potere, la gelosia.
Per lui la visione pessimistica è un modo per raggiungere più velocemente il suo perfezionamento morale; inoltre, il pathos e il gusto dell'orrido erano già presenti nei tragici latini arcaici e trovano grande successo al tempo di Seneca.

Nelle sue tragedie dà ampio spazio alla descrizione e a lunghissime tirate moralistiche: prevale, infatti, la parola sull'azione.
Lo stile risulta declamatorio con dei toni molto accesi; sono presenti molte ripetizioni, la sovrabbondanza delle apostrofi, delle esclamative e delle interrogative retoriche.
Le più importanti sono:
- Medea: uccide i figli avuti dal marito poiché è stata tradita dal marito, uccide anche l'amante Creonte e sua figlia
- Fedra: si innamora di Ippolito, suo figliastro, ma lui la respinge. Allora, per vendicarsi lo fa uccidere dichiarando d'aver subito violenze; sentendosi poi in colpa confessa le sue colpe e si uccide.
- Tieste: il re Atreo è arrabbiato con suo fratello perché ha sedotto la moglie; cosi finge una riconciliazione e fa tornare Tieste e i suoi figli alla reggia; tuttavia, li uccide e durante un banchetto confessa che la carne che stanno mangiando è quella dei figli.

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