Nacque nel 35 d.C. nella Spagna Settentrionale e, come molti altri provinciali ricchi, studiò a Roma presso i più importanti maestri di grammatica e retorica. Più tardi, verso il 60 d.C. tornò in patria dove divenne avvocato e maestro di retorica. Solo nel 68, convinto dall’amico Galba (imperatore delle legioni spagnole), tornò a Roma dove riscosse grande successo. La sua notorietà e le sue capacità sia nell’ambito forense che in quello didattico gli fecero ottenere, su concessione di Vespasiano, la cattedra di eloquenza con stipendio pubblico. A seguito del ritiro dalla vita pubblica, si dedicò esclusivamente alla stesura di quello che è il più importante trattato latino di retorica: Institutio oratoria. Divenne poi precettore dei nipoti di Domiziano e gli fu conferito il consolato. Morì probabilmente nel 96 d.C., anno di pubblicazione della sua opera.
Oltre alla sua opera maggiore, sappiamo che compose una serie di orazioni giovanili che però sono andate perdute. Inoltre gli sono attribuite, seppur l’autenticità sia dubbia, 145 declamationes minores (declamazioni abbozzate) e 19 declamationes maiores (sviluppate completamente). Un’opera perduta è, invece, il De causis corruptae eloquentiae che affrontava il problema della decadenza dell’oratoria andandone a ricercare le cause politiche. Queste ultime saranno individuate, a seguito di una profonda analisi, nella mancanza di libertà di parola. Quintiliano pensava inoltre che l’oratoria potesse rinascere solo con l’aiuto della famiglia e della scuola, ritenuta “colpevole” di aver dato troppa attenzione all’esercizio delle declamazioni su temi fittizi, troppo spesso al di fuori della realtà.

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