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Institutio oratoria


Institutio oratoria


L'opera, suddivisa in 12 libri, venne scritta con l'intento di riprendere, adattandola ai propri tempi, l'eredità stilistica, ossia la concinnitas, e politica di Cicerone, delineando così un programma complessivo per la formazione culturale e morale del perfetto operatore. 1-2)Nei primi due libri, puramente didattici e pedagogici, viene sottolineato come vi sia l'insegnamento elementare alla base dell'insegnamento retorico e per questo motivo evidenza l'importanza del ruolo educativo svolto dalle nutrici, dai genitori, dai pedagoghi e dagli insegnanti, riguardo ai quali Quintiliano affronta il tema del rapporto maestro-alunno e della preferenza fra scuola privata e pubblica.


3-9) In questi libri l'autore affronta la tematica più tecnica delle diverse sezioni della retorica, analizzando: l'inventio (ossia la documentazione e la raccolta del materiale necessario), la dispositio (ossia la disposizione degli argomenti nelle varie parti quali l'exprdium -finalizzata ad ottenere l'attenzione-, la narratio -in cui vengono esposti i fatti-, l'argumentatio -in cui si adducono prove a sostegno della propria tesi- e la peroratio - finalizzata al convincimento) e l'elocutio (ossia lo stile) 10) Si tratta in questo caso di una lunga rassegna di retori e oratori antichi, sia greci e romani, finalizzata a costruire un programma di lettura essenziale per la formazione culturale del futuro oratore e per l'acquisizione della facilitas. Questo libro costituisce una preziosa testimonianza sui canoni su cui si fondava la critica del tempo e in essa Quintiliano da prova, pur essendosi speso nel costante tentativo di mostrare come la cultura latina eguagli quella greca, di grande equilibrio in quanto sa distinguere negli antichi ciò che va attribuito all'autore e che cosa al periodo storicoculturale 11) In esso si occupa delle ultime due sezioni della retorica ossia la memoria (ossia le tecniche mnemoniche) e l'actio (ossia l'atteggiamento con cui l'oratore si pone) 12) Nell'ultimo libro si concentra invece sul ruolo politico dell'oratore e quindi ai suoi requisiti culturali e morali, acquisendo il modello del vir bono dicendi peritus ma attribuendo maggior importanza all'eloquenza anziché -come Cicerone- alla morale, e al rapporto con il principe.
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