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L’institutio oratoria è un ampio e dettagliato trattato latino di retorica suddiviso in 12 libri, che affronta l’argomento dell’educazione dell’oratore, ovvero colui che è esperto dell’arte di parlare in pubblico ed è capace di comunicare in modo efficace.

L’oratoria nasce in Grecia come mezzo di diffusione di idee e strumento di persuasione che permette a ogni cittadino di partecipare attivamente alla vita politica ed esprimere liberamente le proprie opinioni. L’arte oratoria raggiunge il massimo sviluppo a Roma nell’età repubblicana durante la quale si distinse Cicerone, il più illustre retore di tutta la storia romana. Egli tratteggia la figura del perfetto oratore, che non è solo colui che padroneggia perfettamente la tecnica retorica, ma diventa anche un modello di cittadino e di uomo, un esempio per l’intera comunità.

La retorica è strettamente connessa a una situazione politica di relativa libertà e democrazia, condizioni che vennero meno con l’avvento del potere imperiale. In questo contesto, infatti, l’oratoria diventa declamazione ed è fine a se stessa in quanto non permette ai cittadini di esprimere le loro opinioni di fronte a un governo autoritario; proprio per questo motivo, il declino dell’eloquenza rappresenta anche il declino di molti antichi valori.

Anche Quintiliano affrontò la problematica della decadenza dell’oratoria nell’opera andata perduta De causis corruptae eloquentiae. Quintiliano sosteneva che l’oratoria potesse risorgere con l’aiuto della famiglia e della scuola che doveva essere profondamente rinnovata.

L’institutio oratoria ha una valenza pedagogica fondamentale: Quintiliano può essere considerato il precursore della psicologia dell’età evolutiva per l’attenzione prestata alla psicologia dell’apprendimento, in particolare durante l’infanzia e per le riflessioni pedagogiche originali che hanno avuto un’influenza notevole sul pensiero pedagogico moderno.

Nella scuola romana tradizionale, la retorica costituiva l’istruzione superiore, perciò l’educazione finalizzata alla formazione dell’oratore si attuava quando la personalità era ormai formata.
Quintiliano, invece, sostiene che l’educazione dell’oratore è un processo graduale che deve iniziare sin dalla prima infanzia, periodo in cui la mente è elastica e permeabile.
Non è soltanto un processo teorico che deve insegnare nozioni, bensì un processo graduale di formazione globale della personalità del fanciullo che non può essere avulso dalla morale: l’oratore deve essere prima di tutto un uomo e un cittadino onesto. Quintiliano riprende la definizione di oratore catoniana “un uomo onesto ed esperto di eloquenza”.

Quintiliano afferma che non si può diventare oratori se non si è onesti e non esiste cosa più pericolosa della malvagità, armata dalla potenza della parola.

Quintiliano sostiene che nel processo di formazione dell’oratore, il contesto è fondamentale: il primo ruolo educativo, prima ancora che dai maestri (che devono essere degli esempi di moralità), è svolto dai genitori e dalle nutrici. L’aspettativa dei genitori, che devono essere colti e virtuosi, deve essere favorevole prima ancora che il figlio nasca; inoltre, le nutrici, che si occupano del fanciullo nei primi 3 anni di vita, devono essere colte e parlare correttamente anche nella fase preverbale. Dare importanza alla comunicazione con il bambino significa riconoscergli una dignità e rispetto.

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