Quintiliano, Marco Fabio - Biografia e opere


Nacque in Spagna nel 35 d.C. e morì a Roma nel 96 d.C.
Egli influenzò la tradizione scolastica occidentale; formatosi dai migliori maestri, ottenne la cattedra di eloquenza e gli venne affidata l’educazione dei due nipoti dell’imperatore Domiziano; agiato economicamente ebbe, però, una vita familiare piena di lutti.


L’opera


Opere minori perdute: ”De causis corruptae eloquentiae"(trattato), così come le "Artes rethoricae"(dispense). Spurie le due raccolte di declamazioni ("maiores" e "minores"). Scrivette anche delle orazioni.

L’opera pervenuta intera è l’Institutio oratoria (institutio =insegnamento; “La formazione dell’oratore”), manuale di pedagogia e retorica, scritto in risposta alla corruzione contemporanea dell’eloquenza, dedicato a Vittorio Marcello, in 12 libri in cui sono illustrati i precetti ideali per l’educazione dell’oratore, fornendo un corso completo di istruzione e formazione culturale, morale e scolastica che il futuro oratore deve seguire, che promuove un recupero del passato della retorica.


Il contenuto


Libri I e II: trattano l’educazione dei bambini: dalla scelta del maestro, al modo di insegnare i primi elementi di scrittura e lettura, alla scuola del retore, dove i ragazzi leggono gli autori migliori (“optimi”, né troppo antichi né troppo moderni) e mirano ad una cultura vasta in ogni campo del sapere. Presente un elenco dei doveri di un insegnante nei confronti degli alunni che delinea il profilo del docente perfetto, che deve studiare la loro indole, evitare i castighi corporali, sollecitare una sana emulazione, interrogare spesso.

Libri III-IX: vengono definite le partizioni dell’oratoria (inventio, dispositio, elocutio, memoria, actio).

Libro X: è una rassegna critica degli scrittori greci e latini il cui giudizio era finalizzato alla scelta dei migliori per la formazione del buon oratore.

Libro XI: vengono illustrate le tecniche della memorizzazione e della dizione (importante perché permette di coinvolgere e persuadere gli ascoltatori)

Libro XII: parte “longe gravissimam”, presenta le caratteristiche dell’oratore ideale e ne illustra qualità morali, princìpi dell’agire, criteri da osservare, includendo una riflessione sul rapporto tra oratore e principe.


Le sue fonti principali furono La retorica di Aristotele e gli scritti retorici di Arpinate, da cui si differenzia per aver esteso le sue analisi all’uomo generico e non solo in campo politico.

L’opera appartiene a tre campi culturali diversi: retorica, pedagogia e critica letteraria.

Il suo modello di oratore ideale coincide con quello proposto da Catone: “vir bonus dicendi peritus (uomo onesto esperto nel parlare)”, egli doveva avere una conoscenza enciclopedica e, contemporaneamente, essere onesto; è considerata l’utopia dell’oratore totale, perché per tornare a questo modello occorreva anche un ritorno alle libertà politiche di quel tempo.


Lo stile: nel suo tentativo di recupero formale della retorica si oppone da un lato agli eccessi del “Nuovo Stile”, cioè alla nuova prosa di tipo senecano, e allo stile acceso delle declamazioni (che mirano a movere più che a docere), dall’altro al troppo scarno gusto arcaico e propone anche qui il modello di Cicerone, concedendosi colore vivace e qualche irregolarità.

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