TACITO

Tacito è il più grande storiografico latino, dei suoi dati autobiografici non sappiamo molto, possiamo attribuire la sua data di nascita tra il 55 e il 58 d.C. mentre per quanto riguarda il luogo di nascita questo è incerto, probabilmente egli è di origine gallica. Grazie al suo matrimonio con la figlia di Giulio Agricola, inizia la sua carriera politica sotto i Flavi, diviene pretore e console.

L’AGRICOLA
L’attività letteraria di Tacito inizia dopo la morte di Domiziano, la cui tirannide dà inizio alle sue riflessioni. Il titolo è “De vita Iulii Agricolae”, l’opera è una biografia encomiastica del suocero, Giulio Agricola. Nella prefazione egli enuncia la prima riflessione sul suo personaggio di scrittore e sulla distanza tra presente e passato. La prima tematica è la condanna al regime di Domiziano, poiché vi è la soppressione della libertas, anche della libertas letteraria, infatti vennero fatti eliminare autori e bruciate le loro opere, poiché considerati oppositori al regime. La seconda tematica invece è un omaggio, a Nerva e Traiano, poiché con questi due imperatori tutte le limitazioni imposte da Domiziano iniziano ad alleggerirsi. La terza tematica presenta Agricola, un forte collaboratore di qualunque imperatore, buono o cattivo che fosse, questo perché Agricola ha delle qualità come l’obbedienza, la disciplina, la prontezza, allo stesso modo però egli è una vittima di Domiziano, poiché una voce narra che l’imperatore fosse geloso del generale a causa dei suoi successi militari e di fatti narra che Agricola sia proprio morto per avvelenamento di Domiziano. Di fronte al problema se opporsi o partecipare con l’imperatore, Tacito crede sia più saggio dunque collaborare. Analizza soprattutto la vita di Agricola, le sue imprese in Britannia, poiché egli detenne il comando in Britannia per sette anni, e al settimo anno si ha la vittoria contro i Caledoni nel nord dell’isola, in questa battaglia i generali rivolgono discorsi di esortazione ai loro uomini, Calagaco, generale dei Caledoni, nel suo discorso inserisce accuse contro la brutalità dell’imperialismo romano, invece il discorso di Agricola è più pacato. Gli ultimi nove anni del generale sono caratterizzati dalla crescente gelosia di Domiziano e l’opera si conclude con un’apostrofe al morto.

L’Agricola è una biografia non tradizionale, poiché mancano per esempio aneddoti, pettegolezzi, particolari, l’aspetto fisico di Agricola non è per nulla delineato, l’interesse si concentra per di più sull’aspetto pubblico del protagonista. Inoltre vi è un excursus etnografico sulla Britannia e ampi discorsi diretti che avvicinano Tacito a Sallustio, soprattutto nelle narrazioni delle vicende di guerra. Invece Tacito viene influenzato da Livio per quanto riguarda i discorsi dei generali in battaglia.

LA GERMANIA
Il titolo esatto è “De origine et situ Germanorum”, l’origine e la regione dei Germani. L’opera è uno scritto di carattere etnografico, legato al tema di attualità del 98 quando Traiano era in procinto di riprendere la guerra in Germania superiore. L’opera si divide in due parti:
• Nella prima parte descrive la Germania in generale, i suoi confini, il clima, la natura..
• Nella seconda parte invece Tacito descrive le popolazioni, partendo dalle tribù occidentali a quelle settentrionali, e orientali.
Per la stesura della Germania egli si rifà al De bello Gallico di Cesare, l’opera di Plinio il Vecchio sulle guerre germaniche. Comunque nella sua indagine sui Germani egli non è mosso da un vero interesse, ma il suo unico punto di riferimento è Roma. Ha un duplice atteggiamento nei confronti delle popolazioni germaniche, da un lato le ammira per la loro sanità morale, ma dall’altro le disprezza per il loro essere ancora rozze e primitive. Questo è un loro difetto, ma che è necessario per fare la fortuna di Roma, poiché essi sono discordi, non riescono a coalizzarsi stabilmente contro un nemico comune.

DIALOGUS DE ORATORIBUS
Il dialogo è dedicato al tema della decadenza dell’oratoria, già dibattuto da Seneca, Quintiliano e Petronio. Con la scelta di scrivere il tutto sottoforma di dialogo Tacito può presentare opinioni diverse, e si ispira al De oratore di Cicerone. Gli interlocutori inizialmente sono Apro, Secondo, e Materno che da poco ha abbandonato l’oratoria per la poesia tragica, per cui questo primo dialogo è basato su un confronto tra oratoria e poesia tragica. Successivamente vi è un altro interlocutore, Messalla, il quale dà vita a un altro dialogo basato su un confronto tra oratoria antica e contemporanea. Apro difende l’oratoria contemporanea, mentre Messalla elenca cause della decadenza dell’oratoria contemporanea, ossia la negligenza dei genitori, il livello scadente delle scuole, la futilità dei temi trattati. Mentre Materno spiega politicamente il declino dell’oratoria, che viene paragonata a una fiamma che veniva alimentata dalla competizione politica, con i dibattiti in Senato. È difficile dire quale di questi personaggi Tacito incarni, ma probabilmente è Materno.

LE OPERE STORICHE
Tacito scrisse due opere storiche: Le Historiae e gli Annales.
• Le Historiae sono 14 libri, ma se ne conservano solo i primi quattro e parte del quinto. L’opera è dedicata alla dinastia dei Flavi, quindi tratta del periodo dal 69 al 96. Qui Tacito elogia gli storici del periodo repubblicano, e condanna quelli del principato, fa una panoramica generale della situazione del 69 per individuare i fattori di crisi che condussero alla guerra civile. Si delineano i tre centri d’interesse, Roma, Germania e l’Oriente. L’adozione di Pisone da parte di Galba scaturì la reazione di Otone che sconfigge Pisone in un colpo di stato, Otone a sua volta viene sconfitto dal generale Vitellio, proclamato a sua volta imperatore dai soldati in Germania. Vitellio però viene ucciso dalle truppe di Vespasiano che assume stabilmente il potere. Il libro IV tratta del consolidamento a Roma del regime flavio e della rivolta dei batavi. Nella parte conservata del V libro si narrano i preparativi per l’assedio di Gerusalemme da parte di Tito, figlio di Vespasiano.

• Gli Annales sono 16 libri, ma si conservano i libri I-VI e XI-XVI. L’opera è dedicata alla dinastia giulio-claudia, quindi tratta del periodo dal 14 al 68. Dopo una sezione dedicata ad Augusto, narra, nei libri I-VI del principato di Tiberio. Il racconto si divide in due parti di tre libri ciascuna, in cui l’imperatore gradualmente si trasforma in tiranno e la sua natura crudele man mano affiora. Nella prima parte si distingue il figlio adottivo di Tiberio, Germanico, che seda rivolte militari suscitando gelosia nell’imperatore, infatti ci sono dubbi intorno la sua improvvisa morte. Nella seconda parte invece emerge la figura di Seiano, il prefetto di Tiberio che voleva appropriarsi del suo potere, per cui Tiberio diede libero sfogo alla sua crudeltà e fece uccidere Seiano. I libri XI-XII riguardano il regno di Claudio che a differenza di Tiberio non subisce trasformazioni, si rivela tuttavia debole, incapace dominato dalle mogli, Messalina, Agrippina. I libri XIII-XVI invece trattano del principato di Nerone, che similmente a Tiberio mostra una natura malvagia e crudele, infatti dà inizio a una serie di delitti di cui cadono vittime il fratellastro, la madre Agrippina, la moglie Ottavia. La morte di Agrippina e il ritiro di Seneca segnano la svolta per Nerone, che piomba nella crudeltà.

LA CONCEZIONE STORIOGRAFICA
Per quanto riguarda l’attività storiografica di Tacito egli riprende Sallustio e Livio. Egli accetta i principali punti della storiografia, la veridicità, poiché egli espone obbiettivamente il vero, e mette a confronto fonti non solo letterarie, a anche documentarie, e l’imparzialità, poiché nelle Historie afferma di voler esporre l’argomento senza odio, senza pregiudizio, e negli Annales dichiara che intende narrare i fatti senza simpatia alcuna. Egli usa l’imparzialità in modo peculiare poiché espone gli argomenti senza assumere posizione, e registra scrupolosamente tutti i rumores, tutte le versioni. Tuttavia però nelle sue opere vi è un certo moralismo, poiché egli condanna difetti, vizi e debolezze dei personaggi. L’autore è consapevole della diversità della sua storiografia, dell’impoverimento delle tematica, ma attribuisce la causa all’instaurazione del principato, ma egli afferma che a prima vista i suoi sono fatti di poca importanza ma in realtà danno origine a grandi mutamenti, per questo il centro della narrazione è: lo scadimento della classe senatoria, gli intrighi di corte.. mettendo in luce gli aspetti più negativi e oscuri del principato, dunque la sua visione diviene sempre più pessimistica.

LA PRASSI STORIOGRAFICA
Il modo particolare di aggredire la realtà porta il personaggio in primo piano rispetto ai fatti, per questo potrebbe esserci un’analogia con la biografia, ma in realtà ci sono molte differenze, poiché Tacito non utilizza i particolari futili di una biografia, bensì si concentra maggiormente sull’aspetto pubblico e politico del personaggio, andando a scavare nella sua psicologia. Tacito costruisce le sue figure talvolta con il ritratto, come Sallustio, che si trova al principio della presentazione del personaggio e non si concentra sulla qualità fisiche ma morali, talvolta con l’epitafio, come Livio, che compare dopo la descrizione della morte. Lo scrittore si concentra maggiormente sui personaggi mixti ossia in cui coesistono caratteristiche opposte e contraddittorie. Dato che il personaggio prevale sui fatti Tacito usa una storiografia “drammatica” caratterizzata da discorsi diretti che servono ad illustrare tematiche politiche, ma anche discorsi indiretti che hanno la stessa funzione di quelli diretti.

LA LINGUA E LO STILE
Lo stile di Tacito non è omogeneo ma presenta notevoli differenze, tuttavia è prevalentemente originale, pieno di tensione e gravità, molto lontano dall’uso comune, viene prevalentemente influenzato da Sallustio che privilegia termini rari. Per cui il linguaggio di Tacito è arcaico e poetico, grazie a metafore di Virgilio, Lucano. Tacito evita termini bassi, esclude ogni grecismo e tecnicismo. Fa uso della brevitas, la scelta accurata per far sì che l’opera sia concisa, e fa uso della varietas, per cui lo stile è asimmetrico e molto vario.

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