TACITO
È considerato il più grande degli storici latini che reinterpreta metodi e schemi della tradizione
storiografica di Roma. Dopo di lui la biografia prenderà il sopravvento sulla storiografia.
1. La vita.
Non conosciamo né la data né la patria (forse nel 55-58 d.C. da Terni o dalla Gallia). Si sposò
con la figlia (di famiglia benestante)di Giulio Agricola (console). La sua carriera avvenne sotto i
Flavi (iniziata da Vespasiano) diventando pretore, console e poi proconsole in Asia. Forse morì
nel 120. La sua attività letteraria comincia in età matura dopo la morte di Domiziano (la sua
tirannia è un punto di partenza per le sue riflessioni politiche).
2. Agricola.
È una biografia encomiastica del suocero dove compare un’ampia prefazione (capitoli1-3) in cui
presenta e giustifica l’opera ed espone i suoi programmi storiografici. Prima di tutto parla della
distanza tra passato e presente, tra se e gli scrittori antici: un tempo compiere azioni
memorabili e celebrarle era normale mentre lui parla della vita del suocero poiché l’attualità è
ostile alle virtù. Condanna il regime di Domiziano, che aveva allontanato e perseguitato molti
autori e fatto bruciare molte opere, perché aveva soppresso la libertà soffocando ogni attività
culturale e letteraria e grazie a Nerva, che ha saputo conciliane principato e libertà si torna a
respirare. Ma i rimedi agiscono più lentamente dei mali e vuole approfittare del periodo di
libertà per tramandare la passata servitù. Agricola non è la figura di un oppositore ma di un
uomo accorto e prudente che aveva collaborato con i principi ottenendo cariche importati
grazie alla sua obbedienza e disciplina. Tacito presenta Agricola come vittima innocente di
Domiziano, geloso dei suoi successi militari tanto da avvelenarlo (voce, ma costruisce il
racconto per farlo sembrare vero). Inoltre giustifica la collaborazione di Agricola dicendo che è
più utile allo stato assecondare il despota piuttosto che ostinarsi per poter servire la patria. Con
ciò attacca gli oppositori e gli eroi storici che ostentavano le loro inutili vittorie ai quali
contrappone invece Agricola che condusse una vita appartata per non mettersi contro il tiranno
e non cercava una morte gloriosa con atti di sfida ma voleva il bene dello stato operandosi per
il bene pubblico. Tacito espone la sua vita cronologicamente delle notizie familiari, patria,
educazione, carriera e consolato e ne sottolinea la prontezza nell’apprendere, nell’agire,
l’attitudine al comando e l’accortezza ad evitare di oscurare i superiori, efficienza e abilità nei
compiti civili e militari. Dopo il consolato gli viene affidato il comando in Britannia e dopo aver
fatto un excursus sulla geografia e i popoli della regione affida ampio spazio alle imprese
nell’isola che riporta anno per anno e al 7 anno, con la campagna contro i Caledoni, i generali
fanno un ampio discorso di esortazione:
Calgaco (Caedoni): contro la brutalità dell’imperialismo romano
Agricola: più pacato e convenzionale
Gli ultimi 9 anni vengono trattati brevemente e mostra la gelosia di Domiziano per la sua fama
ed espone i sospetti della sua morte. L’opera si conclude con un bilancio complessivo della sua
vita ed un’apostrofe al morto dove usa luoghi comuni della letteratura consolatoria.
Questa è una biografia particolare che si allontana dagli schemi consueti, mancano le dicerie, i
particolari curiosi concentrandosi solo sul suo aspetto pubblico (poche notizie private) e il tratto
fisico è accennato. L’excursus sulla Britannia è ampio e inconsueto per una biografia. Ha una
De Catilinae coniuratione
narrazione asimmetrica e selettiva e si avvicina al di Sallustio. Lo stile
è in armonia con la materia, duttile e vario (rapido e incalzante, solenne ed oratorio).
UN’EPOCA SENZA VIRTU’: nel proemio esprime alcune considerazioni sulla situazione
moderna che è passata dalla tirannide di Domiziano al principato di Nerva e Traiano.
incipit
Inizia con un solenne facendo una riflessione letteraria e moralistica: sin
dall’antichità venivano narrate le imprese virtuose di grandi uomini per tramandarle
agli altri e offrire esempi di virtù. Tacito racconta del suocero e si scusa perché la
narrazione di un uomo virtuoso potrebbe infastidire i contemporanei.
3. La Germania.
È uno scritto etnografico diffuso nell’antichità. Esso rispecchia gli interessi di Tacito che dedica
molta attenzione alla questione germanica e al pericolo che rappresentavano per l’Impero
romano. L’opera si compone in due parti:
1. Descrizione complessiva della Germania indipendente da Roma e dei suoi abitanti:
indicazione dei confini della Germania e notizie sull’origine del popolo, aspetto e
Pagina
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mores
caratteristiche fisiche. Poi parla dei (organizzazione politica e militare, società,
religione, amministrazione della giustizia…) e degli aspetti della cultura materiale
(edifici, abbigliamento, cibi…)
2. Rassegna delle singole popolazioni e delle loro peculiarità: alcune con ampie trattazioni
altre molto più brevi (occidentali, settentrionali, orientali e nomadi)
De bello Gallico
I vari dati provengono dal di Cesare (unico citato), informazioni orali
(testimonianza di soldati, mercanti e prigionieri di guerra). Nella sua indagine sui Germani,
Tacito, non è curioso ma Roma rimane il suo punto di riferimento. Tacito ammira i costumi
semplici e austeri e la santità morale dei barbari e li confronta con i corrotti costumi romani
contemporanei ma condanna abitudini riprovevoli (le donne non partecipano a banchetti o a
spettacoli, i figli non vengono affidati a nutrici e non vengono controllate le nascite o
infanticidi). Prevale, però, il lato positivo della Germania di cui ammira il sistema politico basato
sulla libertas ma, soprattutto nella seconda parte, assume un atteggiamento di superiorità e
disprezzo per la loro rozzezza. Il loro più grande difetto sta nell’incapacità di coalizzarsi contro il
nemico comune.
CARATTERI FISICI E MORALI DEI GERMANI: Tacito ritiene che i Germani siano una
razza pura, come molta altra gente, perché non si sono mischiati ad altre genti e
sono simili solo a se stessi. Per questo motivo hanno gli stessi caratteri fisici e
psicologici : occhi azzurri, capelli rossi, corpi grandi e aspetto minaccioso, sono
forti all’assalto e resistono alla sete, al caldo, al freddo e alla fame.
De bello gallico
LE DIVINIT À DEI GERMANI: Cesare nel aveva mostrato come i
Germani venerassero come divinità le forze naturali. Tacito, invece, mostra come
essi venerano Mercurio (vittime umane), Ercole, Marte (animali) e Iside. I
Germani non hanno templi e non li rappresentano con sembianze umane ma li
ritrovano nei boschi in cui hanno paura.
4. Il Dialogus de oratoribus
È dedicato al tema della decadenza dell’oratoria (discussa la sua attribuzione a Tacito: diversa
De
dalle altre). Usa il dialogo per poter mettere a confronto opinioni diverse. Richiama il
oratore di Cicerone poiché riferisce discorsi di uomini eloquenti: Marco Apro, Giulio Secondo
(avvocati) fanno visita a Curiazio Materno (senatore e oratore che ha abbandonato l’oratoria
per la poesia tragica). Apro rimprovera a Materno di trascurare l’attività di oratore ed avvocato
(molto più importante) e fa un confronto tra oratoria e poesia difese ed elogiate entrambe.
L’arrivo di Messalla pone una pausa che serve a impostare i motivi delle differenze tra l’oratoria
antica e moderna.
- Apro (difende l’oratoria moderna): Nell’età contemporanea c’è evoluzione e
trasformazione e c’è bisogno di uno stile rapido, brillante, ricco di sententiae e abbellito
dalla poesia per dilettare il pubblico
- Messalla (attacca l’oratoria moderna) le cause sono negligenza nell’educazione, livello
scadente delle scuole, futilità temi declamati. L’oratoria viene paragonata ad una
fiamma che per bruciare deve essere alimentata: nell’età repubblicana era alimentata
dalla competizione politica
Materno accetta pacatamente questa realtà: la grande eloquenza non sta negli Stati pacifici e
ordinati perché le decisioni politiche non vengono lasciate alla folla ma prese da un saggio.
Non si può dire che un determinato personaggio sia il portavoce dell’autore (si considera
Materno), la contestazione di Apro può considerarsi come difesa dello stile moderno
rappresentato da Seneca e Tacito (la convinzione che l’oratoria non avrà mi più il prestigio che
aveva ai tempi di Cicerone lo porta a scegliere altre forme letterarie: Materno alla poesia e
Tacito alla storiografia).
5. Le opere storiche.
Adotta lo schema annalistico tradizionale: l’anno è identificato con il nome dei consoli e il
racconto interessa vicende interne ed esterne. Scrive due opere storiche:
Historiae: (69-96) era formato da 14 libri ma se ne conservano solo 5. Hanno un’ampia
prefazione in cui loda gli storici repubblicani e condanna quelli del principato (servili
verso il padrone). L’autore vuole creare una storiografia onesta e obiettiva su Roma.
I-III: traccia una panoramica della situazione per individuare i fattori di crisi che
portarono alla guerra civile e i 3 centri di interesse sono: Roma, Germania e
Oriente. Otone diventa imperatore dopo aver ucciso Pisone e Galba. Vitellio viene
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proclamato imperatore in Germania e in Oriente c’è Vespasiano. Otone si uccide
sperando di dar fine alla guerra civile ma Vitellio inizia una marcia verso Roma e
viene sconfitto e ucciso dalle truppe di Vespasiano.
IV: i centri di interesse sono: il consolidamento del regime flavio e la rivolta dei
Batavi in Germania.
V: si narra l’assedio di Gerusalemme da parte di Tito (figlio di Vespasiano) dopo aver
fatto un excursus etnografico sui Giudei e conclude con la guerra civile a Roma.
La narrazione segue uno schema cronologico e asimmetrico (ad alcune parti viene
dedicato più spazio). L’esposizione è cronachistica e da spazio all’elemento drammatico
con i discorsi diretti.
L’INIZIO DELLE HISTORIAE: si aprono con un’ampia prefazione di 11 capitoli.
Inizia esponendo il periodo di cui parla (1 gennaio 69) e dà un giudizio negativo
su tutta la storiografia dopo l’instaurazione del principato. Infatti gli storici
dell’età repubblicana esprimevano il proprio pensiero senza condizionamenti
mentre con il principato vennero limitate le libertà.
LA SCELTA DEL MIGLIORE: espone i vantaggi della successione per adozione. A
parlare è Galba che, ormai vecchio, deve trovare un suo successore.
L’adozione è meglio perché trova il migliore mentre quella di sangue capita e
basta. Mentre pronuncia questo discorso tutti capiscono che il nuovo
successore scelto è Pisone.
Annales: (14-68) era formato da 16 libri ma se ne conservano solo alcuni. Hanno una
breve prefazione con un sommario di storia costituzionale romana e condanna gli storici
del principato.
I-VI: narra il principato di Tiberio (14-37) di cui traccia il processo di evoluzione da
sovrano a tiranno a cui contrappone Germanico (figlio adottivo) che seda varie
rivolte in Germania suscitando astio nel principe che lo spedì in Oriente. La sua
morte improvvisa fa pensare a un avvelenamento di Tiberio. A Seiano, Tiberio,
accorda immeritato potere e dopo la sua caduta diventa tiranno. Conclude con
un epitaffio che ripercorre gli stadi della degenerazione di Tiberio.
XI-XII: parla del regno di Claudio, principe debole e capace, che non subisce
un’evoluzione come Tiberio. Traccia le sue vicende familiari.
XIII-XVI: tratta del principato di Nerone e mostra la sua degenerazione. La morte della
madre toglie ogni freno alla degenerazione dei costumi di Nerone che si
abbandona a tutte le dissolutezze. Con la morte di Burro, il ritiro di Seneca e
l’ascesa di Tigellino. Pisone organizza una congiura che viene svelata da un
servo e Nerone condanna a morte Seneca, Lucano e Petronio.
La vicenda viene narrata anno per anno alternando vicende interne ed esterne, la
vicenda è molto più veloce delle Historiae e l’imperatore è il protagonista.
LA RIFLESSIONE DELLO STORICO: Tacito si accorge che alcuni avvenimenti