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Petronio e il Satyricon

Vita

Grazie ad alcuni frammenti ci è stata pervenuta un’opera intitolata “Satyricon” e attribuita a un autore di nome Petronius Arbiter. Le fonti su Petronio sono poche e confuse, secondo il ritratto di Tacito, si pensa che egli era amico di Nerone e che ricoprì alcune cariche pubbliche, il suo praenomen (nome) è incerto e oscilla tra Caius e Titus (Caio e Tito). Però il ritratto fatto da Tacito non è ben accolto da tutti, in quanto l’opera contiene alcuni volgarismi che non sono attestati in altre opere dell’età Neroniana, ma a un periodo più tardi ovvero il 2°/3° secolo. A tali argomentazioni si rispose sostenendo che tali volgarismi possono appartenere al sermo vulgaris del 1° secolo. [Riferimenti interni all’opera] Nell’opera troviamo riferimenti alla crisi della viticoltura e dell’agricoltura italica, e questo ci fa pensare che l’opera si avvicini di più al 2° D.C. secolo piuttosto che al 1° D.C. Al di là di queste polemiche, troviamo dei ritratti dell’età neroniana, infatti vi sono alcuni personaggi realmente esistiti durante quel periodo come: Menecrate, un citaredo famoso ai tempi di Nerone; Petraite, un gladiatore di cui Trimalcione si dichiara suo “fan”. Inoltre troviamo Il Troiae Halosis che parla della guerra di Troia.

La storia dell’opera e il problema della struttura

Il Satyricon è un’opera avventurosa, e ci è stata pervenuta come un insieme di parti attraverso diverse avventure. [Le parti pervenute] I libri 14° e 16° erano già noti nel IX sec. nei cosiddetti “estratti brevi”, contenenti appunto parti precedenti e seguenti la “Cena di Trimalcione”; alla fine del XIII sec. invece risalgono gli “estratti lunghi”, contenenti parti molto più ampie del prima e del dopo Cena e parti della Cena stessa. Nel 1420 Poggio Bracciolini trova in Inghilterra un codice contenente la Cena, che egli definisce il 15° libro. Nel sec. XVII a Traù, in Dalmazia, vicino a Spalato, viene trovato il cosiddetto codex Traguriensis, e la prima edizione del nuovo Petronio (cioè della “Cena di Trimalcione”) esce a Padova. Si accendono le polemiche sull’autenticità e intanto ad Amsterdam esce la prima edizione completa del Satyricon contenente il testo degli estratti brevi e di quelli lunghi e la Cena. Tutto questo a testimonianza di una tradizione faticosa e difficile, dovuta molto probabilmente alla scabrosità dell’argomento (Libro 14= l’episodio di Quartilla; Libro 16=Eumolpo). [Titolo dell’opera] Anche il titolo dell’opera è in certo, anche se viene accettata la forma Satyricon. Il titolo nei codici si trova in forme diverse, infatti abbiamo Saturarum oppure Satyri. La forma Satyricon sembra essere un miscuglio tra latino e greco; la base della parola rinvia alla satira dei Latini, mentre il suffisso ai satyri greci. Siccome Petronio voleva indicare nel titolo un’opera caratterizzata dalla satira sia latina che greca, si è ritenuto più opportuno utilizzare la forma Satyricon. [Antefatto dell’opera] E’ probabile che la vicenda narrata nell’opera avesse inizio a Marsiglia da dove Encolpio, il personaggio cui Petronio affida il compito di raccontare, comincia il suo vagabondare che lo porterà a visitare alcune città dell’Italia meridionale. Prima che inizi il racconto, sono accaduti alcuni eventi importanti: Encolpio, dopo aver commesso un omicidio e un furto, ha conosciuto un bellissimo amasio di nome Gitone e si è innamorato di lui.

I generi, gli intrecci e le tipologie del Satyricon

Il Satyricon non è possibile condurlo a un solo genere in quanto essa è influenzata da numerosi generi, tra cui abbiamo:
• L’anti-Romanzo Greco: Il Satyricon è una sorta di parodia dell'idealizzato romanzo greco d'amore: il rapporto omosessuale tra Encolpio e Gitone sarebbe come la parodia (la degradazione ironica) dell'amore "romantico" che lega i fidanzati del romanzo greco. Il sesso è trattato esplicitamente ed è visto come una continua fonte di situazioni comiche.
• Fabula milesia: Alcuni vicende parla di sesso e di orge erotiche, argomenti tipici della Fabula milesia. Con la differenza che in Petronio troviamo l’uso del prosimetro (prosa e versi vengono alternati in modo equilibrato).
• L’intreccio: L’intreccio è costituito da una serie di soste narrative che ruotano intorno a molteplici temi: la decadenza dell’eloquenza, la polemica sull’arte e la guerra civile.
• Influenza dall’Odissea: L’Odissea e il Satyricon sono strutturate intorno al nucleo tematico del viaggio; Encolpio è l’eroe ulissico; l’ira di Poseidone viene sostituita con quella del dio Priapo; la nave di Lica, da cui non si può uscire, sembra essere la ripresa dell’antro del Ciclope; la Circe omerica è presente in Petronio, con caratteri più umani.
• Satira Menippea: Troviamo alcune caratteristiche prese dalla Satira Menippea come ad esempio: l’alternare di parti in prosa e di parti in versi, la tendenza alla parodia, la molteplicità di stili e linguaggi. Però Petronio trascurò dalla satira menippea il fine moralistico.
Il Satyricon tra rappresentazione, parodia e metafora
In quest’opera è presente il Realismo di Petronio descritto in 3 punti:
1) Da una descrizione efficace del clima culturale e civile che regnava all’età di Nerone.
2) [La crisi dell’aristocrazia e i nuovi ceti emergenti] Descrive il tramonto dell’aristocrazia, e la nascita di un nuovo ceto sociale degli ex schiavi, ovvero i parvenus, i quali sono riusciti a costruirsi una buona posizione economica, ma sono rimasti legati alla loro mentalità, e alla loro incultura. Qui Petronio ne criticherà la volgarità.
3) [Polemica contro la cultura del tempo] Fara una polemica contro la cultura dell’età Neroniana (Ricordiamo della critica verso la retorica e l’arte di quel tempo). Petronio polemizza con i declamatori e le sale di recitazioni, perché è li che i ragazzi si “rincitrulliscono” in quanto vengono trattate tematiche astratte e irreali perdendo il contatto con la realtà
La Cena Trimalchionis e la parodia dei nuovi ricchi
Uno degli episodi fondamentali del Satyricon è di sicuro la Cena Trimalchionis, per l’importanza contenutistica e stilistica. Infatti occupa 53 capitoli sui 118 che ci sono pervenuti.
[Il termine cena] Non è chiaro se con il termine cena si indica la nostra “cena” oppure a un pranzo. [Trimalcione] Trimalcione era il padrone della domus. Il nome intero era Caius Pompeius Trimalchio, anche nel capitolo 71 troviamo un 4° nome, il cosidetto agnomen (soprannome) Maecenatianus. Il cognome Trimalchio sembra essere costituito da due elementi: il primo tri- e il secondo -malchio, che significa “signore”, “potente”. [Linguaggio] Il linguaggio utilizzato è un linguaggio abbastanza “volgare”, tipico della popolazione appartenenti a ceti sociali bassi, prendendo come esempio l’episodio relativo a Fortunata, qui Trimalcione cominciò a “sbaciucchiarsi” un ragazzo suscitando la gelosia e l’ira di Fortunata che prende a insultare Trimalcione e a strepitare che quello era una pattumiera e uno svergognato, e per finire buttò sulla faccia un “cane”. Trimalcione risponderà gettando una coppa in faccia a Fortunata, e da qui si susseguiranno diversi “complimenti“ volgari come ad esempio: “trescona”,”ranocchia”,”tizzone” e cosi via. [Sermo cotidianus e vulgaris e ricorso alla parodia] La cena mostra un’umanità volgare e degradata, appunto Petronio descrive la realtà di questo ceto sociale, mediante l’utilizzo di un linguaggio realistico ovvero il Sermo cotidianus e vulgaris e anche attraverso la parodia. (Nota: Il sermo cotidianus è il linguaggio di tutti i giorni)
“Realismo del distacco” = si esplicita nel rifiuto di un tono moraleggiante e invettivo contro la degradazione della morale, anzi mantiene un atteggiamento scettico e disincantato, di signorile distacco senza mai commentare o disprezzare evitando qualsiasi coinvolgimento con ciò che scrive. Utilizza la parodia per distaccarsi ma allo stesso di tempo di cogliere una realtà senza lo scrupolo moralistico.
Il Satyricon e la poetica della nova simplicitas
L’espressione nova simplicitas indica l’atteggiamento di sincerità e schiettezza nuova rispetto alle consuetudini letterarie con cui viene descritta la vita della gente comune. Anche in questo passo però Petronio non si sottrae al dubbio dell’ironia o almeno dal sospetto dall’ambiguità.

La scrittura di Petronio
[Gli ambienti rappresentati] Risulta originale la scelta degli ambienti rappresentati: infatti nessun’altro autore romano si è interessato a trattare ambienti sociali descritti nel Satyricon, come quello dei bassifondi della metropoli e del ceto sociale dei parvenus.
[Gli Stili] Una delle caratteristiche più importanti della scrittura è la scelta dello stile, infatti si presenta duttile, mutevole, multiforme e originale.
[Il sermo plebeius] Una delle caratteristiche che domina in tutta l’opera è il sermo plebeius, tanté che viene definita l’anima del Satyricon. Infatti a livello sintattico, troviamo una serie di anomalie, come l’uso del complemento di moto a luogo al posto di quello di stato in luogo. A livello linguistico con tutta una serie di irregolarità come: volgarismi di pronuncia, confusione di genere, errori o irregolarità nelle declinazioni.
(Nota: Il sermo cotidianus è il linguaggio usato dalla plebe, ovvero la gente, quindi espressioni tipiche popolari, sempliciotte. In poche parole un linguaggio più “rozzo” (registro molto più inferiore))
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