Giorgjo di Giorgjo
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Velleio Patercolo

Velleio Patercolo nacque tra il 25 e il 20 a.C. in Campania: egli fu fautore ed apologeta, ma non propagandista, del principato ai tempi di Tiberio (sotto cui riprendono vigore fides, iustitia, aequitas, industria = operosità). Patercolo fu uno storico vicino al palazzo, divenne questore, console e condusse campagne militari in Germania ed in Pannonia. Al ritiro dalla carriera politica e militare egli compose la sua più grande opera, Historiae Romanae, una storia universale che consta di due libri ed è dedicata a Marco Vinicio, consul designatus. L’opera fu ignorata nel I secolo d.C.: essa tratta di avvenimenti politici e militari, letterari e culturali. Sono presenti profili biografici ed etici dei personaggi. L’intera opera è caratterizzata da un tipo di esposizione sintetica per fornire un rapido e comodo quadro di riferimento storico. Viene definito historicus desipiens, letteralmente “storico pazzo”, poiché perde la linearità dello storico. Promette inoltre obiettività, ma non mantiene la promessa né potrebbe farlo. Fu il primo storico che si occupò di questioni di storia culturale, e dichiarò della storiografia che questa era morta con Livio. La brevità dell’opera rientra nel carattere dell’epoca tiberiana, così come la forte retoricizzazione. Lo stile è a volte slegato, a volte ricercato, e, probabilmente per via della modestia, l’opera è elaborata con più cura di quanto si ammette. Velleio viene lodato da Bacone per aver inserito la storia letteraria nella sua trattazione. Sono presenti due forme narrative: l’esposizione di tipo drammatico e parti ricche invece di ornatus.

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