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Tacito - Historiae e Annales

Tacito registra la storia dei regni degli imperatori romani dalla morte di Augusto a quella di Domiziano (96 d.C.).

Historiae
Composte tra il 100 e il 110, sono giunti a noi interi solo i primi quattro libri. Dovevano narrare gli avvenimenti compresi fra l'impero di Galba (69 d.C.) e la morte di Domiziano (96 d.C.).
Nonostante la sfiducia di Tacito nella realtà storica, politica e sociale del tempo in cui viveva, egli credeva ancora, durante la stesura delle Historiae, nell'accentramento del potere nelle mani di un principe per il mantenimento della pace. In un secolo in cui gli imperatori difficilmente riuscivano a contrastare lo strapotere delle legioni e dei loro ufficiali, che deponevano e innalzavano al potere imperatori secondo il loro capriccio, la stabilità politica era un'esigenza avvertita profondamente dai cittadini romani del tempo. Il principe non avrebbe dovuto essere debole nè troppo dipendente dal sostegno dell'esercito, o essere un tiranno, come Domiziano, o un folle, come Galba. Avrebbe dovuto essere capace di garantire sicurezza all'imperium, preservando il prestigio e la dignità del Senato, a cui Tacito era strettamente legato. Quindi Tacito è convinto nella necessità del princeps come unica soluzione ai problemi dell'impero.

Annales
Gli Annales sono un'opera storica che copre i regni dei quattro imperatori romani dalla morte di Augusto a quella di Nerone (68 d.C.).Composti nel 112-113, sono giunti a noi interi solo i primi quattro libri più alcune parti (regni di Tiberio e Nerone).
-Tiberio è descritto come un esempio di falsità e dissimulazione. (Si narra che abbia fatto avvelenare suo figlio adottivo Germanico. Nominò Seiano, uomo senza scrupoli, prefetto del pretorio, una figura di primo piano della politica del tempo, lasciandogli praticamente il potere.).
- Claudio appare un inetto privo di volontà, manovrato da liberti e donne di corte
- Nerone è il tiranno privo di scrupoli la cui follia sanguinaria uccide la madre Agrippina e il suo maestro Seneca (Tacito riporta le accuse a Nerone per l'incendio di Roma. Inoltre egli nominò Tigellino, uomo crudele, come prefetto del pretorio, al posto di Afranio Burro).

Tacito continua a sostenere la sua tesi sulla necessità del principato, ma il suo giudizio sulla dinastia Giulio-Claudia è netto e critico. Il suo è un atteggiamento rassegnato, che deriva dal suo pessimismo e dal trauma dell'instabilità politica e dell'incapacità o tirannia dei sovrani che si erano succeduti: se da un lato l'instaurazione di un potere di tipo imperiale aveva garantito la pace allo stato romano dopo anni di guerra civile, dall'altro pesavano gli svantaggi di una vita vissuta sotto il dominio dei Cesari. Della storia dell'impero fa parte il tramonto definitivo della libertà politica e intellettuale dell'aristocrazia senatoriale, che Tacito, pur appartenendovi, giudica moralmente decaduta, corrotta ed asservita ai voleri del sovrano.

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