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Marco Valerio Marziale (8/41 - 104 d.C.)

Vita

Marco Valerio Marziale nacque a Bilbilis, nella Spagna Tarragonese tra il 8 e il 41 d.C. Dopo aver studiato retorica e grammatica nella sua terra, si recò a Roma, dove conobbe Calpurnio Pisone e gli ambienti senatori che si opponevano all'imperatore Nerone. Dopo la congiura dei Pisoni, visse nelle condizioni di cliens, ma raggiunse un certo successo come autore di epigrammi. Nell'80 pubblica una raccolta di epigrammi celebrativi e da allora Marziale pubblica regolarmente i suoi versi ottenendo anche cariche onorifiche come quella di tribuno militare. Entrato a far parte del ceto equestre, conobbe autori come Plinio il Giovane, Quintiliano, Giovenale e il futuro imperatore Nerva. Nonostante le frequentazioni e la popolarità, Marziale si lamentava delle sue condizioni economiche, tanto che nell'87-88 lasciò Roma, soggiornò a Imola e, dopo un breve ritorno a Roma, tornò a Bilbilis, dove visse fino alla sua morte, avvenuta nel 104 d.C., non senza rimpiangere la vita movimentata di Roma.

L'opera
La scelta del genere epigrammatico
Di Marziale resta una raccolta in 12 libri, preceduta da un altro libro a sé stante (Liber spectaculorum), e seguita dalle due raccolte di Xenia (libro XIII) e di Apophoréta (libro XIV). In totale gli epigrammi sono più di 1500, di dimensioni piuttosto varie. I metri più usati sono il distico elegiaco, l'endecasillabo falecio e il trimetro giambico scazonte. In un'età come quella Flavia, in cui si cerca il recupero della forma più solenne di poesia, ossia l'epica, Marziale opta per il genere poetico considerato il più umile di tutti e che a Roma era stato praticato solo da poeti minori. Di questa scelta voluta e convinta è testimonianza un epigramma in distici elegiaci (X,4) in cui Marziale ribadisce la sua netta opposizione al genere epico-mitologico, che sembra non aver nulla a che vedere con la realtà della vita quotidiana. (v.10 hominen pagina nostra sapit)
L'aderenza al reale
Il poeta riproduce nei suoi versi la vita in maniera realistica. Proprio l'aderenza alla quotidianità dovrebbe favorire la riflessione morale, più di quanto accada con il ricorso al mito o a forme elevate di poesia. L'epigramma appare come il genere più adatto, perché riesce ad aderire meglio alla molteplicità del reale. Il realismo degli epigrammi di Marziale si esprime attraverso i temi trattati, primo fra tutti la dettagliata descrizione della Roma del tempo. Il quadro che ne esce è di una città caotica, dove regnano sovrani il disordine e la volgarità. L'interesse di Marziale si rivolge all'uomo. I componimenti sono una galleria di tipi umani, colti nei loro difetti e nelle loro abitudini, nei vizi e nelle ossessioni che li caratterizzano. Marziale popola i suoi versi di maschere, che esprimono e riassumono insieme il campionario umano esistente nella Roma di quel periodo.
Una poesia volta al divertimento
Gli epigrammi di Marziale sono caratterizzati per la descrizione al limite del grottesco e sul divertimento fine a se stesso, senza secondi fini moralistici o diffamanti; infatti l'intento di Marziale non è quello di correggere i vizi umani o di denunciare l'immoralità. In lui manca sempre l'attacco personale e i nomi dei numerosi personaggi dei suoi epigrammi sono tutti fittizi, a esclusione di quelli di amici o protettori. Ciò segna un netto distacco dalla satira che, a partire da Lucilio, aveva fatto dell'attacco ad personam e dell'indignazione i propri presupposti. Al posto di tutto questo, Marziale preferisce il divertimento. La poesia epica priva di legami con la realtà, agli occhi di Marziale, non induce alla riflessione, non produce nessun effetto positivo sul lettore, anzi lo allontana dalla realtà, proponendo un ozioso e vuoto rifugio nel mito. Marziale ribadisce tale concetto in più riprese nei suoi libri, a partire dal suo epigramma proemiale (I,4) in cui chiede a Domiziano di non fermarsi sul contenuto licenzioso dei suoi versi, ma di considerare l'onestà di vita del poeta.
Temi degli epigrammi
Negli epigrammi di Marziale si va dall'argomento funerario a quello epidittico; vengono rievocati eventi singolari o celebrati riti familiari; si parla di amici o si colpiscono ironicamente i nemici. Uno spazio cospicuo nell'opera è riservato all'amicizia. Il poeta parla direttamente della natura e del valore dell'amicizia, riflettendo sulla distinzione fra veri e falsi amici. Il poeta si sofferma a parlare dei suoi amici, della gioia di banchettare con loro e di trascorrere ore felici in loro compagnia, del dolore della loro morte. Marziale pare trascurare il tema dell'amore, rappresentato raramente e in forme per lo più stereotipate. La donna è spesso descritta in modo caricaturale o come oggetto del desiderio sessuale ed è priva di caratterizzazione psicologica.
La rappresentazione di se'
Una serie di epigrammi ha come tema l'autorappresentazione del poeta. Essi offrono a Marziale lo spunto per fare dichiarazioni di poetica, per confidare la sua condizione di poeta cliens, costretto a elemosinare denaro e inviti a cena dal suo patronus. Quello che ne esce è un quadro degli obblighi umilianti a cui il poeta è sottoposto e che scandiscono la sua giornata. A fronte di questa vita ingrata, Marziale esprime l'aspirazione ad un otium sereno, lontano da Roma, e il desiderio di ritornare nella sua patria spagnola. L'immagine che egli dà di sé è quella di un poeta di modeste condizioni economiche, anche se appartenente al ceto equestre. Tuttavia Marziale si dichiara orgoglioso del successo ottenuto in campo poetico e della propria dignità.
Gli epigrammi celebrativi e quelli funerari
Accanto agli argomenti gioiosi trovano posto anche temi seri. Per esempio negli epigrammi a carattere celebrativo, in cui il poeta esalta le grandi figure del passato, indicando le loro virtù a esempio per i contemporanei. Il Liber de spectaculis venne dedicato a esaltare l'anfiteatro Flavio, voluto da Vespasiano e inaugurato da Tito. Un altro genere coltivato da Marziale è quello malinconico degli epigrammi funerari. Il poeta riporta così il genere epigrammatico nel contesto delle sue antiche origini greche.
Una poesia d'occasione
Una parte importante della produzione epigrammatica di Marziale appartiene al filone di intrattenimento. Sono versi scritti per amici o patroni, destinati alla lettura nei salotti. Di questo filone fanno parte: Xenia, scritti per accompagnare i doni fatti agli amici durante le feste saturnali; Apophoréta, scritti per accompagnare i doni estratti a sorte per gli invitati durante i banchetti. Durante la festa annuale dei Saturnali era usanza invitare parenti e amici, assistere a spettacoli e allestire banchetti durante i quali veniva offerto loro un dono accompagnato da un bigliettino. Il libro XIII di Marziale è testimonianza di questa produzione. E' occupato da una raccolta di brevi componimenti formati da un unico distico elegiaco (Xenia). Il libro degli Apophoréta offre un campionario di piccoli oggetti (libri, statuette, giocattoli).
La tecnica del flumen in clausula
Lo schema compositivo dei testi di Marziale è costruito in funzione del finale: ritratto del personaggio e tratteggio della situazione. Questo procedimento viene ripreso e sviluppato a Roma da Lucilio e a questo si rifà Marziale. Con Marziale l'epigramma diventa un meccanismo comico costruito in funzione del flumen in clausula, ossia colpo finale, costituito da una battuta con cui termina il componimento.
Lo stile
Negli epigrammi di carattere comico-realistico Marziale fa uso di modi colloquiali e introduce termini osceni. Talvolta ottiene effetti parodici impiegando modi della letteratura solenne nell'epigramma comico, mentre nella poesia celebrativa si serve dell'apparato linguistico proprio della poesia solenne tradizionale.

Testi letti
 epigramma I,19 pagina 303: ritratto di una vecchia donna che aveva solo 4 denti e che per un colpo di tosse ha perso anche quelli. L'epigramma è un esempio dell'arguzia compositiva di Marziale, giocata sulla descrizione grottesca e sul divertimento fine a se stesso.

 epigramma 1,28 pagina 303: è dedicato a Acerra, la cui prerogativa principale è di essere un ubriacone. Il testo è costruito secondo il procedimento dell' APROSDO'KETON, ossia dell'immissione, nella parte conclusiva del brano, di un'affermazione tesa a colpire il lettore, suscitando sorpresa. L'intero epigramma è costruito in funzione del flumen in clausula.
 Epigramma 1,47 pagina 304
 Epigramma 1,33 pagina 304
 Epigramma 11,92 pagina 305
 Epigramma 10,4 pagina 302
 Epigramma 7,83: esempio dell'arte compositiva di Marziale, che affida alla trovata finale la soluzione del distico, svelando l'incongruenza tra il nome e il modo di fare reale del personaggio.
 Epigramma 1,10; 10,8 pagina 306: rappresentano un'umanità squallida legata agli interessi economici, priva di scrupoli morali e mancante del più piccolo senso di umanità.
 Epigramma 5,34 pagina 307: il brano è un epicedio per la morte di una bambina di 6 anni, Erotion. Il distico finale riecheggia un epigramma di Meleagro.

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