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Giovenale: la vita e le Satire


50-60 d.C.,: Decimo Giunio Giovenale nasce ad Aquino, nel Lazio meridionale. Diviene amico di Marziale e pratica la professione di avvocato con scarso successo. 96 d.C.: dopo la morte di Domiziano, si dedica alla poesia satirica.
poco dopo il 127 d.C.: muore.

Di Giovenale sono pervenute sedici Satire in esametri, di varia estensione (dai 130 versi della XII ai quasi 700 della VI), suddivise in cinque libri (secondo una distribuzione forse risalente all’autore). L’ultima satira è incompleta; della satira VI sono stati scoperti (nel 1899, in un codice di Oxford) due nuovi spezzoni per un totale di 36 versi.

Giovenale rivela una elevata coscienza del valore letterario e morale della propria poesia satirica, sia nel richiamo a precisi modelli (Lucilio e Orazio, come pure più antichi precedenti greci) sia nella consapevolezza della dimensione sociale della “critica” a essa sottesa già nella satira I l’autore individua nel genere satirico il solo strumento letterario in grado di ovviare alla ripetitività e alla vacuità della letteratura contemporanea, ormai capace di replicarsi soltanto in un’epica gonfia e vuota.

La critica del poeta si volge, dunque, al presente e addita il passato repubblicano come un modello a cui tendere. ricorrendo di frequente all’inserimento di exempla (che attestano la formazione retorico-declamatoria dell’autore) per supportare e chiarire il discorso .
La creazione di uno “scarto”, che produca un effetto straniante e comico, interessa comunque il tono generale della poesia (e non solo i suoi contenuti), soprattutto nella associazione di un linguaggio alto e solenne a oggetti o situazioni decisamente modesti e persino volgari.

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