Giovenale


(55 d.C. - 130 d.C.)

••• La vita e le opere
•• Nasce nel Lazio meridionale e da Marziale (l’unico che lo cita) sappiamo che non è di condizioni sociale ed economica elevate. Ha comunque un’ottima formazione retorica. Scrive sedici satire in esametri di cui l’ultima incompleta. Le sedici satire sono divise in cinque libri, scritte dal 100 (dopo la morte di Domiziano) al 127.

•••• La poetica
••• La tradizione satirica e la letteratura moderna
•• Riprende la satira cominciata da Lucilio, Orazio e Persio, i quali avevano fissato le caratteristiche di questa forma letteraria. Lui stesso nella Satira I (dedicata quasi completamente ad argomenti letterari) cita come suoi modelli Lucilio e Orazio (Persio invece non è mai nominato). Riprende l’atteggiamento critico di Lucilio e di Persio nei confronti della letteratura moderna, attaccando anche la cultura contemporanea: definisce le recitationes istituzioni inutili e false e svaluta la mitologia (come Persio e Marziale).

••• La rappresentazione di una realtà mostruosa
•• Giovenale spiega quindi perché sceglie proprio la satira: davanti a una società del genere (fatta di delitti, scandali e perversioni) “è difficile allora non scrivere satire!”. Lui scrive proprio sulla realtà perché è la cosa che conosce meglio. Mentre alla base della satira vi è il verum, che coincide con il quotidiano, cioè con ciò che non ha niente di straordinario (situazioni e personaggi comuni), Giovenale tende invece a enfatizzare gli eventi che riporta, quindi è fazioso, perché scrive iperbolicamente prendendo una posizione precisa: una matrona che veste i panni di gladiatrice, un matrimonio di un eunuco (un uomo senza “palle”), l’ostentazione di ricchezza da parte di un criminale sono tutti visti come casi mostruosi e presentati in modo da provocare sdegno.
••• La denuncia dei vitia e la poetica dell’indignatio
•• È molto pessimista: crede che il tempo in cui vive sia “lo spannung” di tutti i vizi. In più, non è lui a scrivere versi, ma è l’indignazione (generata dalle cose “contro-natura”, ovviamente secondo lui) verso le cose contro-natura a scrivere versi per lui. Quindi l’argomento principale della sua poesia è il comportamento umano. La tematica quindi è molto vicina a quella di Persio, ma lui non vuole né educare né correggere (non è un chirurgo), vuole solo denunciare, e non è contro i viziosi, ma contro i vizi. Usa proprio il mezzo dell’indignatio e non quello del tradizionale ludus (“spirito”).

•••• Le satire dell’indignatio (1 - 7)
••• L’indignatio come atteggiamento preminente dell’io satirico
•• Trascrive il suo feroce moralismo sotto forma di indignatio nelle prime sette satire. Usa proprio lo sdegno per provocarne altro nel lettore. Vi è proprio la necessità di scrivere con indignazione le satire. Di lui sappiamo molto poco e solo perché ne parla di sfuggita nelle satire.
••• L’accusa alla società contemporanea e il rimpianto del mos maiorum
•• Le prima sette satire hanno una concezione assolutamente negativa della realtà. Denuncia in maniera accanita e con grande rabbia i principali aspetti della società contemporanea, da lui definiti vizi. Il punto di riferimento per lui è il mos maiorum (il costume degli antenati), che di solito evoca con un nome, un esempio casuale, ma che è il modello passato che contrappone alla perversità e alla corruzione del tempo a lui contemporaneo.
••• I riflessi sociali dei vizi individuali: le divitiae
•• Considera i costumi contemporanei non tanto nella sfera individuale, ma nelle loro ripercussioni nella società, cioè per le conseguenze che hanno per gli altri. Le divitiae, per esempio, sono un motivo molto ricorrente nella poesia di Giovenale: la ricchezza porta chi la “possiede” ad avere comportamenti negativi soprattutto verso i poveri (è quindi un elemento di discriminazione malvagio).
••• La degenerazione dell’antico istituto della clientela
•• Grande importanza quindi assume il tema della clientela (quasi assente tra i satirici precedenti che erano quasi tutti di condizione sociale elevata). Solo Marziale ne aveva ampiamente parlato prima: adottando il punto di vista del cliente, aveva descritto in maniera divertente i disagi della sua condizione. Giovenale, invece, trova che nell’antico istituto del patronato c’era una specie di giroscopio che manteneva l’equilibrio ed era un “codice” del nos maiorum che garantiva l’equilibrio tra poveri e ricchi, ma nel suo tempo questo “codice” di concordia civile è degenerato provocando la corruzione moderna.

••• Il tema del cliente nelle satire I e III
•• Nella Satira 1 troviamo sia le questioni letterarie sia una descrizione della giornata umiliante dei clienti. Nella Satira 3 il tema viene ripreso e ampliato: Giovenale qui introduce brevemente e poi passa la parola a un personaggio, che l’onesto e povero cliente Umbricio, il quale accusa l’intera vita di Roma, ormai marcia. In più, il cliente è anche arrabbiato con la concorrenza sleale dei Greci e degli orientali, pronti a ogni bassezza e pretendono di saper fare tutto. Qui traspare tutto l’odio verso l’Oriente perché a Roma in quel tempo vi era il pregiudizio che era stata proprio la cultura ellenica (greca, orientale) ad aver rovinato il mos maiorum.
••• La cena del cliente nella satira V
•• Nella Satira 5 si parla del banchetto organizzato dal patrono Virrone: si parla sia di uno dei momenti fondamentali della vita dei clientes, sia del motivo tradizionale della cena. Giovenale attacca ferocemente il cliente Trebio che senza dignità accetta ogni umiliazione in cambio di un invito a cena, al quale poi vengono servite le bevande peggiori e trattato peggio.
••• Le professioni liberali nella satira VII
•• La Satira 7 completa le satire dedicate alla clientela (1, 3 e 5), perché denuncia le intollerabili ristrettezze subite dai poeti, dagli storici, dagli avvocati, dai rètori e dai grammatici.
••• La parodia della corte di Domiziano nella satira IV
•• Giovenale nella Satira 4 si scaglia contro la corte imperiale di Domiziano raccontando l’aneddoto dell’enorme rombo donato all’imperatore: le dimensioni del pesce generano problemi di cottura e l’imperatore convoca il consilium principia per decidere come cuocerlo. L’intento è parodico, per far apparire ridicola la corte imperiale, che ha perso di vista la realtà e crede che le cose importanti siano altre.
••• Le satire II e VI: invettive contro gli omosessuali e le donne
•• La Satira 2 si scaglia con grande sdegno contro l’omosessualità maschile, considerata sia grave vizio sia tradimento dell’ideale di fierezza virile trasmesso dagli antenati. La Satira 6 è la più lunga (661 versi) e si scaglia contro le donne (descrivendone varie tipologie, quindi solo stereòtipi, non donne reali) viste all’interno del matrimonio, che sconsiglia all’amico Postumo.

•••• Il secondo Giovenale (8 - 16)
••• L’abbandono dell’indignatio e il ritorno al filone moraleggiante
•• Dalla Satira 8 Giovenale cambia caratteri e movenze delle satire. Rinuncia alla prospettiva totalmente negativa: infatti, non si limita solo a denunciare una realtà deformata, ma vuole anche cercare di migliorarla proponendo comportamenti corretti. Riprende quindi il filone moraleggiante molto presente nei suoi modelli: usa i motivi e i tópoi diatribici, patrimonio comune del moralismo satirico e che aveva dimenticato nelle satire precedenti perché era più arrabbiato.

••• I motivi diatribici
•• Appaiono quindi i motivi diatribici secondo cui i veri beni sono quelli interiori (come la virtù), mentre quelli esteriori sono solo apparenza e non servono per raggiungere la felicità. Anche il suo punto di vista verso la ricchezza (le divitiae) cambia: prima era sempre ritenuta fonte di potere ingiusto e criminale, adesso è un falso bene, desiderabile solo dall’uomo stolto.
••• L’impiego di toni più pacati
•• Queste nuove accortezze (la sostituzione dell’indignatio con i tópoi diatribici, l’ironia e la derisione) rendono i suoi componimenti sempre impetuosi, ma comunque più pacati. Prima si indirizzava contro il male e i malvagi, adesso contro l’errore e gli illusi.
•• Satira 8: incentrata sull’idea filosofica che “la virtù è la sola e l’unica nobiltà”.
•• Satira 9: conversazione tra Giovenale e Nèvolo, cliente corrotto, amante del ricco Virrone.
•• Satira 10: si discute su quale debba essere l’oggetto delle preghiere agli dèi.
•• Satira 11: si ricorda il motivo oraziano del giusto mezzo circa la ghiottoneria (golosità).
•• Satira 12: si sviluppa lo stereòtipo dei cacciatori di eredità.
•• Satira 13: Giovenale si rivolge severo a un amico truffato del denaro che aveva dato in prestito.
•• Satira 14: si parla del problema dell’influenza negativa che i genitori possono avere sui figli.
•• Satira 15: Giovenale si indigna contro un atto di cannibalismo avvenuto in Egitto.
•• Satira 16: la satira è incompiuta e attacca con foga i privilegi dei militari.
••• La varietà tematica delle Satire
•• La varietà tematica delle sue satire è quindi notevole (soprattutto nel “secondo” Giovenale). La cosa importante in Giovenale è che, sulla scia di Persio, ha abbandonato il ruolo di puro intrattenimento delle satire, dando a queste una “missione”, quella di denunciare e di “rimediare”. Anche se la sua visione del mondo è iperbolicamente negativa.

•••• Espressionismo, forma e stile delle satire
••• La deformazione espressionistica della realtà
•• Giovenale prende i temi dalla realtà, quindi il “verum” è rispettato, ma è un “verum” iperbolico, esagerato, deformato mostrando il mostruoso. Il reale nella prima satira è contrapposto alla mitologia (che ripudia), ma ciò che scrive finisce proprio per essere considerato “mito”.
••• L’uso di un registro elevato e l’apporto della retorica
•• La deformazione si ha anche nello stile, che è elevato (i satirici precedenti rifiutavano uno stile elevato). A volte sembra che si raggiunge l’altezza satirica dell’épos, altre volte quella dell’oratoria. Tutta l’enfasi e la rabbia sono contrapposti ai rilassati sermones oraziani. La retorica è intatta diventata parte integrante della poetica di Giovenale. Lo stile è infatti molto articolato e pieno di artifici retorici. Molto importanti sono le interrogative retoriche, le esclamazioni e le apostrofi che Giovenale usa per indurre nel pubblico forti emozioni di sdegno. Importanti a questo proposito sono anche le sententiae, alcune così efficaci da essere diventate proverbiali.
••• La complessità linguistica
•• Anche l’aspetto linguistico è complesso: troviamo sia la tipica componente colloquiale (con l’aggiunta di vocaboli volgari) sia molti grecismi e parole greche (messe polemicamente per esprimere il suo sdegno verso l’Oriente e gli orientali), ma anche barbarismi e voci infantili. A questo strato linguistico “basso” convive con vocaboli e costrutti elevati.
Lo stile misto e composito è infatti coerente con la poesie di Giovenale, perché coglie le bassezze della realtà e le trascrive in termini di mostruosa grandezza.

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