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Giovenale, Giulio Decimo - Vita e opere (2) scaricato 8 volte

Giovenale

1. Dati biografici e cronologici
Nacque ad Aquino (Lazio) nel 50-60. Di condizione economica e sociale bassa (sulla base dei dati d Marziale), ebbe comunque un'ottima formazione retorica e morì dopo il 127. Scrisse 16 satire in esametri divise in 5 libri dopo la morte di Domiziano (96).

2. La poetica
Prosegue la tradizione satirica di Lucilio, Orazio e Persio ai quali si riallaccia.
- Critica la letteratura e la cultura moderna (come Persio e Lucilio) perché riprende noiosamente i motivi mitologici
- Svaluta l’inverosimile mitologia a cui contrappone la verosimiglianza della sua poesia.
Mentre la satira ha varie tematiche, è importantissimo il verum che coincide con il quotidiano, con situazioni e personaggi che non hanno nulla di eccezionale.
Giovenale enfatizza gli eventi che riporta, mostrandoli come eventi grandiosi e mostruosi. Nella satira I il poeta espone l’argomento principale della sua poesia: la corruzione morale. Non si propone di educare e correggere ma solo di denunciare i vizi usando come mezzo l’indignatio invece del tradizionale ludus.

3. Le satire dell’indignatio
L’indignatio, che domina la fase più importante, si trova nelle prime 7 satire ed è l’unica caratteristica importante del satirico. Il poeta è indignato per suscitare indignazione nel pubblico. Le prime satire, quindi, presentano un atteggiamento negativo nei confronti della realtà e in esse sono attaccati gli aspetti principali della società moderna. In questa protesta assume come punto di riferimento il mos maiorum che viene evocato con un nome o un esempio (molto noto, inutile spiegarlo) per misurare la corruzione moderna. Quindi c’è un continuo confronto tra passato e presente e i vizi sono misurati con le conseguenze che hanno per gli altri. Un tema ricorrente sono le divitiae che nella tradizione stoica erano insignificanti e il ricco avido era sostanzialmente povero, mentre il povero era ricco. In Giovenale, la ricchezza porta a comportamenti negativi ed è un mezzo di sopruso sui poveri. I ricchi non sono stolti ma potenti e immeritevoli che possiedono ricchezze derivanti da attività immorali o delittuose. Importante è anche il tema della clientela (usato da Marziale) che mostra i poveri da una parte e i ricchi e potenti dall’altra e la sua degenerazione ha portato alla corruzione moderna.

I. Contiene un’ampia sezione della salutatio mattutina e della distribuzione della sportula (rispetto al patrono) e descrizione della giornata dei clienti fino al mancato invito alla cena

II. Si scaglia contro l’omosessualità maschile vista come vizio e tradimento della fierezza virile degli antenati
III. Dopo una breve introduzione cede la parola a Umbricio che accusa Roma di essere corrotta. I Greci pretendono di saper far tutto (avversione per i popoli Orientali, appare anche in altre satire) e si crede che la cultura ellenica abbia rovinato il mos maiorum. La dissoluzione dei costumi espone i Romani ai pericoli della città (crolli, incendi, aggressioni)
IV. Attacca la corte imperiale. A Domiziano viene regalato un grosso rombo che crea difficoltà di cottura e l’imperatore convoca il consilium principis (amici che lo consigliavano su questioni delicate) ridicolizzando la corte imperiale.
V. Narra nei particolari il banchetto offerto da Virrone e tratta uno dei momenti fondamentali della vita dei clientes e il motivo della cena (caro al genere satirico). Il cliente è attaccato violentemente per la mancanza di dignità che lo spinge ad accettare ogni umiliazione in cambio di un invito a cena. Poi viene mostrata l’indegnità del trattamento (vino che fa male in bicchieri da poco prezzo VS vini prelibati in calici preziosi) e la ricchezza diventa strumento di discriminazione.
VI. È la più lunga e si scaglia contro le donne viste all’interno del matrimonio. Le nozze vanno evitate per la mancanza di pudicizia ai tempi moderni e fa l’esempio di Messalina che, di notte, andava in incognito in un lupanare dove aveva la sua stanza. All’immoralità femminile non c’è rimedio e cita tutti i vizi e i difetti che rendono una donna insopportabile (prepotenza per la ricchezza, superbia, autoritarismo, mascolinità, manie sportive e culturali). Questi vizi hanno cambiato l’antico costume che le sottometteva all’uomo e ciò avviene a causa della lunga pace.
VII. Denuncia le ristrettezze in cui versano i poeti, gli storici e gli avvocati a confronto dei ricchi guadagni degli sportivi. La sua ultima speranza è il mecenatismo.

La poesia di Giovenale cambia e si rivolge alla tradizione del genere satirico rielaborandone alcuni atteggiamenti: non vuole solo denunciare ma vuole anche proporre comportamenti positivi, riprende i motivi e i topoi diatribici tradizionali della satira, soprattutto l’idea che gli unici veri beni sono quelli interiori mentre quelli esteriori sono solo apparenza, cambia la valutazione della ricchezza che diventa un falso bene desiderato dagli stolti. I componimenti diventano più pacati senza spegnere la foga propria dell’autore che si indirizza contro l’errore e gli illusi (non contro il male) e subentrano l’ironia e lo scherno. Sono meno omogenee e le tematiche sono più varie.
VIII. Mostra, tramite alcuni esempi, che la virtù è l’unica nobiltà con tono indignato.
IX. È una conversazione tra il satirico e Nevolo (cliente corrotto e deluso) che viene considerato adultero e amante di Virrone
X. Si chiede quale debba essere l’oggetto delle preghiere agli dei e mostra la stoltezza delle aspirazioni umane
XI. Tratta il motivo del giusto mezzo (caro ad Orazio) e ne semplifica i principi con il tema topico dell’invito a cena
XII. Presenta l’intento satirico di compiere sacrifici per un amico scampato al naufragio e sviluppa lo stereotipo dei cacciatori di eredità
XIII. È rivolta a un amico truffato del denaro che aveva prestato e deride la stupidità umana.
XIV. Tratta della cattiva influenza dei genitori sui figli e il cattivo esempio è esaminato nel rapporto con l’avarizia. Tratta il luogo comune della negatività della ricchezza

XV. Tratta in tono indignato il caso di cannibalismo in Egitto
XVI. È incompleta e attacca i privilegi dei militari

La sua produzione è molto varia e apre la strada alla moderna concezione satirica:
- Abbandona la satira di puro intrattenimento (come Persio)
- Adotta un atteggiamento appassionato e concitato (vs dimesso e pacato dei predecessori)
- Visione negativa del mondo

Giovenale ricerca nella vita quotidiana i segni dell’eccezionale e del mostruoso. La sua visione è volutamente distorta e rappresenta i comportamenti umani secondo una visione molto negativa. La sua satira assume movenze dell’epos e si oppone al procedere rilassato e informale dei sermones oraziani. Lo stile è molto elaborato e ricco di artifici (perifrasi, iperboli, paradossi, ossimori, ellissi), figure di suono (ripetizione, anafora) e le sententiae sono molto efficaci tanto da diventare proverbiali. Anche l’aspetto linguistico è complesso e va dal linguaggio colloquiale, con vocaboli volgari, a grecismi e barbarismi o voci infantili; usa anche costrutti e vocaboli elevati. Questo stile misto può cogliere le bassezze della realtà trascrivendoli in termini di mostruosa grandezza.

L’INVETTIVA CONTRO LE DONNE: la satira VI presenta molte figure femminili trattate in modo negativo. L’amico Postumo vuole prendere moglie e Giovenale gli consiglia di scegliere un altro modo per uccidersi. Le nozze sono un suicidio perché i comportamenti delle donne moderne possono rendere la vita di un uomo un inferno. Nel passo presenta varie figure:
- Suocera: insegna alla figlia ogni vizio e la aiuta
- Gladiatrici: sono brave nella lotta come gli uomini e, in modo indegno, hanno rinunciato al loro sesso

- Sapiente: è insopportabile la donna che conosce la letteratura zittendo grammatici, avvocati e retori perché è troppo convinta di sé.

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