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Con il verso "si negat natura, facit indignatio verso" Giovenale spiega cosa vuole ottenere con le sue satire. Egli si dichiara incurante della qualità formale dei suoi versi, che pretendono di essere lo sfogo diretto e immediato della sua indignazione, la sua satira è disumana, violenta, sanguigna. A dettare i versi è la stessa "indignatio", che ha come bersaglio una società corrotta e intrisa di vizi, per scrivere satira non occorrono doti naturali.
Giovenale individua la causa della decadenza culturale e sociale del suo tempo nel denaro e nell'afflusso di stranieri. Per il poeta, questi rappresentano il "diverso", che ha alterato senza rimedio la società romana, contaminandola. Greci e Orientali sono considerati privi di scrupoli, hanno invaso la città popolando le case dei ricchi e guadagnandosi da vivere con le loro arti servili. Il poeta esprime un sentimento di estraneità nei confronti della Roma divenuta "greca" a causa degli stranieri, venuti nella capitale scaltri e spregiudicati nel conquistare i cuori e le grazie dei signori.

Gli "epigrammi" originariamente avevano un nesso con la specifica occasione per cui venivano composti, si trattava di lastre tombali offerte votive o monumenti commemorativi. Progressivamente si sviluppò un distacco dall'oggetto fisico e l'epigramma si sviluppò come forma letteraria autonoma. Marziale con i suoi epigrammi compiange fanciulli o fanciulle scomparsi, rievoca episodi storici o di attualità o addirittura esprime un tema amoroso, non di rado anche omosessuale e licenzioso. Lo scopo del poeta è il diletto del lettore: quella di Marziale è una poesia "leggera", nugae.

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