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Satira 6
"Contro le donne" è il componimento satirico più lungo, costituito da quasi 700 versi. Giovenale cerca di dissuadere l’amico Postumo dall’idea di sposarsi.
Le donne romane si sono abbandonate ai peggiori vizi, depravazioni sessuali, sono capaci di tutto, anche di commettere delitti. Esse, infatti, hanno completamente sovvertito il modello della matrona romana, tipico dell’epoca repubblicana: una moglie fedele, pudica, onesta, riservata e relegata nello spazio domestico.

Giovenale cerca pertanto di far desistere Postumo dal “folle intento” di sposarsi perché non esistono più donne capaci di diventare delle buone mogli. Una delle principali qualità delle mogli dovrebbe essere la pudicizia, tuttavia, Giovenale afferma che con l’arrivo dei Greci, a poco a poco, la pudicizia è venuta meno nella società romana e, insieme a questa, la giustizia.

Giovenale denigra le donne e presenta terribili tipi femminili allo scopo di testimoniare la depravazione del genere femminile: le donne ricche, le mascoline, le raffinate e le saccenti letterate, che si credono superiori e tentano di usurpare le prerogative maschili. Il poeta porta l’esempio di Eppia, una matrona, sposa di un senatore, denominata “la gladiatrice”, che ha seguito l’amante, un gladiatore appunto, in Egitto, abbandonando i figli e il marito.

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