Giovenale, Decimo Giunio - Poeta latino
All’inizio della satira Giovenale critica la letteratura del suo tempo. Il poeta racconta di essere costretto ad ascoltare continuamente recitazioni pubbliche di opere letterarie come poemi epici, tragedie, commedie ed elegie. Questi componimenti parlano quasi sempre di miti, divinità ed eroi lontani nel tempo. Per il poeta è assurdo parlare di miti quando il mondo reale offre già molti esempi di vizi e comportamenti immorali. Per questo motivo Giovenale sceglie la satira. Nella parte finale della satira compare un interlocutore anonimo che mette in guardia il poeta. Attaccare direttamente persone potenti può essere molto pericoloso.Passato
In passato alcuni autori che hanno criticato personaggi influenti sono stati puniti duramente. Viene ricordato l’esempio di Lucilio, considerato il fondatore della satira romana, che nelle sue opere attaccava direttamente persone reali. Giovenale risponde in modo prudente. Dice che nelle sue satire colpirà soprattutto persone già morte, i cui resti si trovano sepolti lungo la via Flaminia o la via Latina. In questo modo potrà denunciare i vizi senza correre rischi diretti.Sopravvivere a Roma è un miracolo
Nella Satira III Giovenale racconta il discorso del suo amico Umbricio, che ha deciso di lasciare Roma perché non riesce più a viverci. Attraverso le sue parole il poeta descrive una città diventata invivibile, soprattutto per chi è povero. Umbricio spiega le ragioni della sua partenza e denuncia i problemi della vita nella capitale. Il primo grande problema è l’importanza della ricchezza. A Roma il valore di una persona dipende quasi esclusivamente dal denaro. Non contano le virtù, l’onestà o il talento: ciò che determina il prestigio sociale è la ricchezza. La vita nella capitale è molto costosa. Gli affitti sono altissimi e mantenere uno stile di vita dignitoso è difficile. La povertà diventa anche una vergogna sociale e molte persone cercano di fingere di essere ricche per non perdere prestigio. Umbricio confronta Roma con i piccoli municipi dell’Italia. In queste città la vita è più semplice e moralmente più sana. Le persone si accontentano di poco e non esiste la forte divisione sociale basata sulla ricchezza. Nei municipi è possibile vivere con dignità anche senza grandi ricchezze. Roma è anche una città piena di disagi e pericoli. I poveri abitano nelle insulae, edifici alti e fragili che possono crollare facilmente o prendere fuoco. Inoltre la città è rumorosa e caotica: il traffico, l’affollamento delle strade e il rumore continuo rendono difficile perfino dormire.Giovenale mostra anche come ricchi e poveri vengano trattati in modo diverso. Quando la casa del povero Codro brucia, egli perde tutto e nessuno lo aiuta. Se invece la casa di un ricco, come Asturico, viene distrutta, molte persone accorrono ad aiutarlo con doni e offerte. In alcuni casi il poeta suggerisce addirittura che un ricco possa incendiare la propria casa per ricevere regali da chi spera di diventare suo erede. La satira si conclude con una scena drammatica: un povero muore schiacciato da un carro. Anche dopo la morte resta povero, perché la sua anima non possiede la moneta necessaria per pagare Caronte e attraversare il fiume Stige. Il finale è molto amaro e mostra come la povertà sembri una condanna che continua perfino nell’aldilà.