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Fedro

Gaio Giulio Fedro (20/15 a.C. circa – 51 d.C. circa) fu uno scrittore romano attivo nel primo secolo. Incerta la provenienza: alcune fonti lo ritraggono infatti schiavo, altre invece lo presentano come liberto. La sua appartenenza ad una classe considerata inferiore si deve, probabilmente, al tipo di genere di cui egli scriveva, la favola. Tale genere non era infatti considerato un vero e proprio genere, ma era più un qualcosa di subalterno, di secondario e di mal visto dai più, nonostante il suo valore decisamente pedagogico.

Fedro fu il primo a comporre una raccolta di favole concepita autonomamente destinata alla lettura: prima di lui, infatti, tutte le favole narrate si trovavano all'interno di opere maggiori, come poemi epici, opere narrative, o addirittura romanzi. La raccolta di Fedro annovera 90 favole in ben 5 libri, scritte in senari giambici per quanto riguarda il corpus maggiore (alcune infatti ci sono arrivate tramandate in prosa).

È inoltre il primo a fornire delle regole a tale genere: Utilizza animali come maschere, umanizzandoli e stereotipandoli, in modo da adattarli a tipi e a caratteristiche fisse ben precise. Inoltre arricchisce le sue opere di una morale conclusiva, esplicita o implicita, in cui sembra dare voce agli emarginati. Tende spesso a inventare le sue favole ex novo, senza ispirarsi a tradizioni precedenti, ma arricchendo tali storie con accenni polemici riferiti a certi tipi umani (quindi a certi animali).
Nei prologhi inoltre, difende la sua poesia e ne esalta le virtù (come la brevità, l'essere varia e l'educazione che essa riesce a fornire) e l'indipendenza dai modelli.

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