L’anno dei quattro imperatori (69 d.C.: Galba/Otone/Vitellio) si concluse con l’ascesa di Vespasiano, nella quale ebbe un ruolo determinante il sostegno dell’esercito. Con il cavaliere reatino iniziava una nuova dinastia imperiale: quella dei Flavi, che segnò il cambiamento di un’intera epoca.

Vespasiano, primo imperatore privo di antenati sul cui prestigio appoggiare le proprie aspirazioni, decise di dare forma al suo potere attraverso una norma legislativa (lex de imperio Vespasiani) che, per la prima volta, definiva prerogative e poteri del principe.
Con Vespasiano, comunque, oltre alla portata politica della sua iniziativa in campo legislativo, assistiamo ad un cambio di rotta nella gestione dell’impero. L’imperatore infatti volle puntare alla sobrietà e al drastico controllo della spesa pubblica (contrasto netto con l’impero degli eccessi di Nerone). E proprio per raggiungere tale obiettivo vennero “travestiti”, se non completamente distrutti, tutti quei monumenti risalenti a quell’età che avrebbero potuto mettere in pericolo il nuovo progetto.

Alla sua morte (79 d.C.), il potere passò nelle mani del figlio Tito, con il quale aveva condiviso la gestione dell’impero fin dal 71 d.C. Tuttavia egli rimase al trono solo per due anni, che gli furono sufficienti per acquisire la benevolenza dei sudditi, in occasione delle calamità naturali che colpirono l’impero in quel biennio. Tra queste una delle più importanti fu certamente l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., che distrusse Pompei, Ercolano e Stabia.

Dopo la prematura scomparsa di Tito, salì al potere Domiziano (81-96 d.C.), sotto il quale ritornò la tendenza ad accentuare l’aspetto monarchico del principato (es. l’imperatore torna ad essere quasi divinizzato). Domiziano tornò inoltre a servirsi della repressione di ogni e qualsiasi forma di dissenso, fatto che determinò la ripresa delle congiure di palazzo.

Finiva quindi, dopo meno di trent’anni, la dinastia Flavia.

La politica estera
I Flavi si impegnarono nel consolidare le frontiere esistenti piuttosto che intraprendere nuove guerre. Solo Domiziano aveva promosso l’annessione di un’area compresa tra il Reno e il Danubio, per assicurare protezione in un punto del confine particolarmente fragile.

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