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Epigramma: epigramma in greco significa iscrizione e scritta posta sopra una latra sepolcrale o una lapide commemorativa. Le iscrizioni più antiche sono in esametri o in distici elegiaci. Successivamente il termine indica un qualsiasi componimento in distici o poesie scritte in altri metri. L’epigramma si distingue dall’elegia per la minore estensione. Sono caratteri tipici la pregnanza, la brevità, la concettosità, l'allusione ironica e sorridente che si rivelano nella cosiddetta punta epigrammatica.
A Roma in origine l’epigramma è rappresentato in latino da alcuni epitaffi tra cui quello di Ennio, Lutazio Catulo (epigrammi amorosi). Il principale epigrammista latino di età repubblicana è Catullo, ma il più notevole è Marziale. Egli è l’unico poeta che si dedica all’epigramma, sfruttandone tutte le potenzialità e perfezionando le tecniche. A una materia molto varia sono applicati i toni e i modi caratteristici del genere: concisione, pregnanza ,arguzia ,ironia, mordacità.

Epistolografia: i principi fondamentali sono:
- la lettera ha come scopo l’avviare un colloquio informativo a distanza;
- il tono deve essere commisurato alla figura del destinatario;
- l’esposizione deve essere breve, chiara, elegante;
-il sermo deve essere cotidianus proprio del dialogo;
- i fatti devono essere esposti in ordine;
- la lettera inizia e si conclude secondo formulari di apertura e di congedo.
Alcuni esempi di lettere conservate (“aperte” ovvero non private) sono quelle di alcuni dei più grandi autori del V sec a.C. tra cui Platone; alcune di esse, pur essendo indirizzate a un destinatario specifico, sono in realtà scritte per un pubblico più ampio o per essere pubblicate.
Nella prima fase dell’epistolografia latina (pre-ciceroniana) le lettere ufficiali ”aperte” prevalgono sulle epistole private. Le più antiche lettere private sono sicuramente quelle di Cicerone, intessute di elementi autobiografici, redatte in sermo cotidianus le quali si imposero da subito, dopo la pubblicazione (postuma, alla sua morte), come modello per le generazioni successive. Successivamente si diffusero le litterae litteratae indirizzate a destinatari reali ma scritte in funzione della pubblicazione, e le epistole fittizie rivolte a destinatari inesistenti e composte in forma poetica.
In età imperiale gli epistolari sono di tipo letterario: ne è un esempio Seneca il primo di cui abbiamo notizia che abbia scritto e inviato realmente lettere a Lucilio ma espressamente destinate alla posteriorità e, dunque, alla pubblicazione.

Un altro epistolario è quello di Plinio il giovane che comprende epistole di vario tipo ma sempre composte in prosa d’arte, obbedienti a precise regole (unità d’argomento, brevità, stilizzazione). Per la presenza del modello ciceroniano ed eleganza formale fecero sì che l’epistolario pliniano divenisse a sua volta modello.

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