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Mito e Magia


Mito e magia, (Pharsalia, 6).
Dopo la vittoria di Pompeo a Durazzo i due eserciti si sono spostati in Tessaglia, terra di magia nera, e Sesto Pompeo, curioso di conoscere il futuro, decide di consultare la maga Eritto. Questo episodio costituisce una delle principali contrapposizioni con il modello virgiliano in quanto al repertorio mitologico viene sostituito l’elemento magico che ha qui il suo culmine, in quanto si oppone alla profezia positiva di Anchise.
Questo viene sottolineato dalle descrizioni macabre e orribili che caratterizzano l’episodio della predizione, ad opera della maga tessale più terribile, della distruzione di Roma. Eritto è infatti la degenerazione della Sibilla di Virgilio che guida Enea nell’Ade, come si evidenzia nella rassicurazione che la maga offre a Sesto e i suoi compagni, terrorizzati dal rito che sta per essere compiuto: un morto riportato in vita non dovrebbero infatti spaventarli soprattutto se paragonato i luoghi e le terribili creature dell’inferno, citando come esempio quelli che Enea aveva dovuto affrontare accompagnato dalla Sibilla.

Anche il luogo scelto per l’incantesimo rimanda al libro VI in quanto si svolge in una depressione posto vicino a uno degli ingressi agli Inferi di Virgilio, a cui rimanda anche l’impenetrabilità del luogo alla luce del sole a causa della fitta selva. Lo scenario risulta anche particolarmente importante in quanto costituisce un degno sfondo per la morte della libertà; infatti il rito è preceduto da un excursus sugli spaventosi poteri delle maghe tessale caratterizzato da un forte espressionismo orrido che assieme alla scena, di deformazione storica, che viene descritta prima di compiere il rito in cui la maga si aggira fra numerosi cadaveri che giacciono al suolo contribuiscono a mettere in rilievo la degenerazione morale che fa da sfondo alla guerra civile. Un’ulteriore deformazione storico è costituita dalla presenza di Sesto in Tessaglia. Egli rappresenta un anti-eroe, caratterizzandosi per caratteri etici antitetici rispetto ad Enea, diventando anche il perfetto destinatario di una profezia rovesciata rispetto a quella virgiliana; inoltre la sua mancanza di moralità, a differenza del padre, lo rende quindi un figlio corrotto e indegno, la cui natura degenere ben si presta quindi alla richiesta di una pratica di negromanzia.
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