Apuleio scrisse il romanzo gemello del Satyricon di Petronio con i temi del viaggio e della morte.
Di Apuleio abbiamo varia produzione: scrisse il romanzo e si avvicinò alla filosofia e ai culti misterici che considerava la risposta per il suo fervente fervore religioso.

Nacque intorno al 100/125 d.C. a Madaura, l'odierna Algeria e morì nel 180 a Cartagine.
Studia a Cartagine e poi ad Atene dove fu vicino ai misteri eleusini; a Cartagine venne iniziato ai misteri di Ascelpio, dio della medicina e della guarigione. Fece viaggi a Roma dove venne iniziato al culto di Osiride e di Iside a Samo, l'isola natale di Pitagora, in Egitto e in Oriente.

Nel 155 si reca ad Alessandria d'Egitto dove Talia Ponziano lo convince a sposare sua madre, Emilia Pudentilla.
I familiari di Talia Ponziano accusano Apuleio dopo la morte dello stesso Ponziano spaventati dal fatto che Apuleio gli sottraesse la ricca eredità di Pudentilla.

Scrisse l'Apologia una reazione per difendersi dall'accusa dei familiari di Ponziano: il libro è diviso in tre parti e nel processo tenutosi il 159 di fronte a Claudio massimo smonta l'accusa dimostrando che Licinio, prudente artefice dell'accusa, era l'unico beneficiario del testamento.

Apuleio rischia la morte poiché nel 81 Silla emana una legge per cui la pena per questa accusa è la morte.

Tra le sue opere oratorie troviamo: 1) l'Apologia o Pro se de magia 2) i Florida, brani di vario genere che non hanno alcun valore artistico ma testimoniano solo grande versatilità.

Tra le opere filosofiche troviamo: 1) Il de Platone et eius dogmate, ossia "Platone e la sua dottrina"; 2) de Deo Socratis, "sul demone di Socrate", un'opera demonologica in cui sostiene l'esistenza dei demoni folletti che fanno spola tra cielo e terra e trasportano richieste e aiuti e si nascondono; 3) la sua opera più importante le Metamorfosi, conosciuta anche con il titolo di Asinus Aureus, titolo indicato da Sant'Agostino in De civitate Dei 18 18.

L'opera è divisa in 11 libri, 63 capitoli: è il narratore in prima persona il protagonista, Lucio, in cui troviamo un riferimento autobiografico: Lucio dopo aver ingerito una pozione diventa asino e deve compiere numerose peripezie.
Uno dei tanti romanzi scritti durante la seconda sofistica è un insieme di vari generi e persegue uno scopo edonistico.

È anche un'opera allegorica: è indubbio che l'autore voleva descrivere un mondo fiabesco ed è chiaro che la storia di Lucio è la storia dell'uomo devoto al vizio, agli aspetti più bassi dell'umanità; infatti l'asino è l'animale umile e poco intelligente per antonomasia.

Dopo le peripezie con un necessario aiuto divino Lucio torna umano e torna alla condotta depravata in cui ha vissuto: compie un viaggio dentro la depravazione umana; per espiare il peccato della depravazione deve soffrire e quindi compiere le peripezie torna, in forma umana che rappresenta la rinascita dell'uomo sotto la protezione di Iside ed Osiride.

L'opera è considerata anche un romanzo iniziatico poiché ha un peso notevole per il rito di iniziazione, in riferimento ai riti di Iside: gli undici libri indicavano i 10 giorni di preparazione per il rito, e uno per compierlo.

Il romanzo ha anche una valenza autobiografica: nell'XI libro c'è la rottura della finzione; infatti Lucio disse di essere originario di Madaura, questa è la finzione narrativa poiché all'inizio disse di provenire da Cartagine.
Nell'opera si racconta l'esperienza di vita di Apuleio.

L'elemento avventuroso si lega con quello filosofico - misterico.
Non c'è un filone che spicca in maniera preponderante sull'altro: il misticismo religioso contamina gli aspetti spirituali secondo la tendenza che si rispecchia nella parità di genere di Apuleio.

Il confuso spiritualismo porta alla curiosità per i riti magici, la filosofia più i culti misterici e la magia portano alla ricerca che si fonde con spunti autobiografici del libro della verità che Apuleio ha avuto in tutta la tua vita.

Apuleio delinea il cammino di un'anima caduta per l'eccessiva curiosità verso la magia che era un'arma impura nella materialità e nella bassezza umana; qui avviene l'intervento salvifico della dea Iside; Apuleio viene prima colpito dalla magia, poi, viene rapito dalla magia nel Pro se de magia, ma nelle Metamorfosi si ha una maturazione, una conversione alla religione, ossia quella isiaca.

Lo stile è impegnato e originale nella forma, in linea con le tendenze del tempo e c'è il predominio assoluto della retorica.
C'è una imponente presenza di arcaismi e neologismi e barbarismi, infatti egli era africano e un latino di termini poetici, passa con disinvoltura da termini colloquiali a termini aulici; ci sono molte figure di suono come omoteleuti, assonanze e consonanze, effetti ritmici e ridondanze.

All'interno del romanzo c'è una novella, la favola di Amore e Psiche, narrata da una vecchia serva a Carite, giovane rapita.
La novella racconta che vi era un re con tre figlie l'ultima delle quali si chiamava Psiche, la più bella. Tutti gli uomini la ammiravano e la dea Venere, infastidita da tutto ciò, impartisce l'ordine al figlio Cupido di punire la ragazza; Eros decide di ricorrere ad un incantesimo per non farsi riconoscere dalla ragazza, giacendo con lei in un palazzo. Psiche spinta dalle sorelle guarda il volto di Eros che scappa; lei lo rincorre, Venere la sottopone a una serie di prove per ostacolarla; l'ultima prova era la discesa nell'Ade: Persefone doveva darle un vasetto destinato a Venere che non doveva essere mai aperto ma per soddisfare la sua curiosità apre il vasetto e viene avvolta da un sonno mortale ma Eros il figlio di Venere la salva.

La novella è inserita tra il IV e VI libro: Apuleio aveva gusto narrativo e immette l'allegoria nell'allegoria poiché Psiche rappresenta l'anima. Il destino dell'anima per aver commesso peccato di tracotanza IUBRIS svela il mistero imposto dalla divinità e alla fine è degna di riconciliarsi con il dio; dunque, vi è una specularità tra le due vicende.

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