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Georgiche

Virgilio è sotto la produzione di Mecenate come Orazio e Mecenate non chiede a nessuno dei due di schierarsi con Ottaviano. Ha impiegato 10 anni per scrivere le georgiche.
È un epos didascalico di vita agreste in 4 libri per argomento:
-coltivazione
-allevamento
-vita in campagna
-allevamento delle api

Con le Bucoliche Virgilio si collega alla poesia greca, ma nelle Georgiche l’argomento è più epico.
Dietro alle opere di Virgilio c’è il de rerum natura di Lucrezio, che aveva un intento didascalico chiaro, espone la filosofia epicurea e vuole convincere l’aristocrazia romana.

Il linguaggio filosofico è quello più ostile a Roma ed è un problema che Lucrezio deve affrontare.
La poesia di Lucrezio vuole essere utile e con un messaggio forte.
Virgilio è il poeta che crede a quello che scrive. Le georgiche non sono indirizzate ai contadini ma è la rappresentazione poetica del lavoro nei campi, di un ideale serio.
È un quadro di valori che devono fare da riferimento ad una società urbana.
Quando pubblica le georgiche Ottaviano è già al potere e porta avanti una restaurazione e un ritorno all’agricoltura.
Il poema è nostalgico e regressivo. Il protagonista del poema è il piccolo proprietario terriero.
La propaganda di Augusto per il ritorno all’Italia contadina ha come sfondo la guerra civile.
Le georgiche presentano parti argomentative e digressive alternate.
C’è una parte riferita alla natura.
I libri sono autonomi tra loro, il discorso è fluido, elegante, raffinato, ogni libro si chiude con una digressione finale ( guerra civile, lode alla vita agreste, mito delle api e di Orfeo ).
Il 4° libro però si dovrebbe concludere con le lodi di Corneto Gallo, ma questa parte fu sostituita dal mito di Orfeo.

Corycium vidisse senum


C’è una parentesi sull’orticultura. Il passo è inserito tra due momenti: la prima parte del IV libro, parte tecnica dell’allevamento delle api, e il secondo, in cui le api sono prese in considerazione come modello di vita, come concezione più filosofica. Dal v.116 Virgilio adotta la praterizio.
Per gli antichi il giardinaggio non faceva parte dell’agricoltura.
Virgilio stesso dice che è facoltativo parlare di questo argomento, quindi fa solo un breve cenno all’orticultura perché è funzionale all’allevamento delle api.
La figura importante è quella del vecchio giardiniere di Corico, città della Cilicia, che Virgilio aveva incontrato a Taranto.
Il vecchio ha un pezzo di terra che non renderebbe nulla se non curato da un giardiniere abile.
Sappiamo che Pompeo aveva debellato i pirati dalla Cilicia e aveva deportato molto di questi pirati come schiavi, quindi il vecchio di Corico potrebbe essere stato deportato in Italia meridionale.
Si esaltava il lavoro e le competenze. Non sappiamo il nome delle vecchio di Corico. Una critica lo considera allegoria del saggio neopitagorico.
Emergono temi come la necessità del lavoro, come cura costante, il lavoro del giardiniere è piu un ars che una fatica contro una natura ostile.
Idealizzazione del saggio neopitagorico e della vita semplice.
Possiamo collegare l’excursus del vecchio di Corico all’intero poema.
Il tema del lavoro è in stretta connessione con il tema delle api e il lavoro è un’ars, che lotta contro una natura ribelle per renderla produttiva. Il giardino e l’orto rappresentano un lavoro positivo e piacevole.
C’è una breve parte relativa ai giardini e ai fiori, poi si parla del vecchio.
La praterizio adotta un linguaggio che ha molto successo sulla poesia didascalica.
L’immagine è quella di una navigazione e il poeta è il timoniere.
I giardini sono fondamentali per l’agricoltura.

Cucumis= cocomero, zucca o cetriolo
Mirto= cespuglio diffuso oggi soprattutto in Sardegna

Dopo la descrizione entra il vecchio.

Nam= conferma quanto detto in precedenza

Il saggio è il solo ad essere padrone di sé ed è il più ricco tra gli uomini.

Animis= forza d’animo dello stoico
Sera nocte= tardi di notte, lavora tutto il giorno

In+emo= autosufficiente
Tristis= epiteto dei fenomeni metereologici legati all’inverno

7-1-16


Il principio strutturale caratteristico del poema didascalico è costituito dall’alternanza di parti digressive e parti espositive. Questa propensione alla varietà di argomenti comincia con Esiodo ed è dovuta alla genericità e varietà dell’opera di Esiodo.
La digressione assume una sua fisionomia specifica e c’è tendenza di esporre una materia tecnica ed inserire digressioni specifiche permettendo all’autore di mettere alla luce le sue qualità descrittive.
È con le georgiche e con il de rerum natura che tra l’argomentazione e l’excursus l’autore crea un’alternanza per costruire un linguaggio poetico complessivo, le due parti sono funzionali l’una all’altra.
La grande innovazione di Virgilio e Lucrezio è che parliamo di poemi didascalici tecnici come opere integrate in cui le parti non espositive non sono elementi decorativi, ma reggono la struttura del poema.
Le digressioni fanno parte della struttura.
L’excursus nelle georgiche crea delle simmetrie perché sono collegati tra loro e sono posizionati in parti importanti.
Nel primo libro si parla del lavoro come teodicea= imposizione da parte della divinità.
Emerge la necessità del lavoro.
Nel secondo libro c’è la digressione sull’età dell’oro, la terra che produce e da soddisfazioni all’uomo ed è frutto del lavoro di cui si parla nel primo libro.
La parte finale del IV libro contiene la favola di Aristeo e il mito di Orfeo.
Il IV libro si sarebbe chiuso con un’elegia dedicata a Cornelio Gallo. Virgilio l’avrebbe tolta perché Cornelio Gallo cadde in disgrazia sotto Augusto.
Il mito comincia con la profezia di Proteo, il dio del mare.
Aristeo è un allevatore di api che vede morire le api e si rivolge a Proteo che gli dice che questo fatto driva da una colpa, la morte di Euridice.
Il mito di Orfeo non può essere diviso da quello di Aristeo e ci sono legami di tipo tematico e strutturale.
Aristeo è l’eroe georgico perché si dedica all’agricoltura, all’allevamento, e si dedica a due attività: la pastorizia e l’apicoltura, inventa nuove tecniche.
Una schiera di api muore e con l’aiuto della madre va da Proteo.
Aristeo esegue un rituale di espiazione grazie a cui riesce a riottenere lo sciame. Il rituale è la bugonia.
Gli antichi avevano notato che dalla carne in putrefazione nascono le larve e gli insetti e avevano teorizzato una sorta di generazione spontanea dalla carne decomposta di questi animali ed è questo il rituale che deve mettere in atto.
Da questo episodio si inserisce il mito di Orfeo ed Euridice. Il racconto è un epicelio.
Procede secondo una tecnica stilistica di modulo alessandrino di cui era massimo rappresentante Cornelio Gallo, quindi Orfeo ed Euridice è un omaggio a Cornelio Gallo.
La struttura a cornice permette di confrontare le storie.
Sia Aristeo che Orfeo hanno perso qualcosa di prezioso ( le api e la donna ).
Di Orfeo si narra l’aspetto del cantore, compositore innamorato.
Sia Orfeo che Aristeo conoscevano la verità sul destino di Euridice e delle api. Tutti e due devono affrontare delle prove: Aristeo deve praticare il rito, Orfeo deve uscire dagli inferi senza voltarsi, ma tutti e due affrontano le prove in un altro regno ( Aristeo-mare, Orfeo-inferi ).
L’esito è opposto perché Aristeo ottiene le api mentre Orfeo fallisce perche non resiste all’impulso dell’amore. Questi due eroi hanno entrambi il ruolo di civilizzatore e inventore, Orfeo nel campo poetico e Aristeo in quello agricolo e rappresentano: Aristeo il contadino obbediente a cui sono rivolte le georgiche, Orfeo l’amante elegiaco grande per la sua poesia che è prigioniero di una passione, non obbedire fino in fondo ed è destinato alla morte, è in preda al furor.
Aristeo è la personificazione del progetto didascalico, Orfeo è prigioniero delle passioni.

Orpheu, quis tantus furor?


La doppia navigazione ha valore empatico e sottolinea la gravità della risposta irae, è un plurale intensivo e si traduce al singolare.
L’espressione del v.453 è tipica della tragedia greca.
Il concetto delle colpe eccessive è espresso da parole forti e violente. All’inizio Proteo ha cercato di non rispondere ad Aristeo cambiando aspetto, adesso è molto aggressivo.
Euridice è chiamata solo ilus per ora, per aumentare l’enfasi e poi con puella.
Il lettore è come se stesse assistendo in modo impotente alla fuga di Euridice.
Il serpente diventa simbolo demoniaco.
I versi 460-463 sono grecizzati e si rimanda al nord della Tracia, la Terra di Orfeo.

Aequalis= figura retorica per cui l’aggettivo è riferito a corus invece che a driadi
Ipsie= l’attenzione torna su Orfeo
Dite= identificazione con Plutone

Il canto di Orfeo affascina anche le anime dei morti.

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