Ominide 2892 punti

Bucoliche Virgilio

sono 10 composizioni in esametri di lunghezza varia, il loro modello è la poesia pastorale ellenistica e soprattutto gli idilli di Teocrito (poeta alessandrino del III secolo a.C, fondatore del genere bucolico). Quindi, l'ambientazione è quella della campagna, il paesaggio è convenzionale ora inteso come l'arcadia greca, ora come la campagna mantovana. I protagonisti sono figure convenzionali di pastori con i nomi tradizionali del genere bucolico; ci sono nella raccolta molti accenni a episodi mitologici e molti riferimenti alla realtà contemporanea e a Virgilio. Cenni autobiografici sono presenti nella prima egloga (egloga o bucolica sono la stessa cosa).

L'argomento della prima egloga è un dialogo tra Melibeo e Titiro. Melibeo se ne sta andando dai pascoli che gli sono stato espropriati a favore di qualche veterano e incontra Titiro che invece se ne sta tranquillo sotto un faggio a guardar pascolare le sue bestie e a suonare la zampogna. Il contrasto tra la situazione dei due pastori è molto forte: Melibeo prova tristezza e struggimento e ha patetici accenti di rimpianto quando nomina ad una ad una i luoghi di un passato felice che non tornerà più. Titiro, in cui si riconosce Virgilio, spiega di essere debitore dei suoi otia a un giovane che per lui è come un Dio, che gli ha permesso di governare queste terre. Titiro è andato fino a Roma a trovare "questo Dio" che gli ha concesso la libertà. Il dio a cui si allude forse è Ottaviano.

L'egloga si conclude con Titiro che invita Melibeo a riposarsi con lui quella notte prima di andarsene. Troviamo il mondo dei pastori e le risonanze della vita quotidiana. La crisi della piccola proprietà italica, la brutale violenza delle confische, il trauma di chi è costretto a lasciare le sue radici. L'egloga 9 ritorna sullo stesso tema. Nell'egloga nove c'è il dialogo tra Licida e Meri, come un altro pastore di nome Menalca ha perso le sue terre nelle redistribuzione a vantaggio dei veterani e si lamenta che il canto non valga a nulla davanti alle armi. È probabile che in Menalca questa volta si individui Virgilio, a Menalca nonostante la sua bravura poetica sono state confiscate le terre. Gli accenti in quest'egloga sono ancora di maggior dolore perché il poeta pastore fallisce nel suo intento che invece era riuscito a Titiro.
Già la critica antica leggeva queste due bucoliche in chiave allegorica, come trasposizione dall'autobiografia di Virgilio, però, rispetto alla prima egloga emergono altri livelli di analisi, nel senso che Virgilio propone una riflessione sul rapporto tra intellettuali e potere, negli anni dopo la morte di Cesare. Melibeo rappresenta il poeta che non si accorge del segno dei tempi, il poeta che è insensibile ai drammi della storia perché è convito che essi non potranno turbare il suo otium. La cecità, l'isolamento sono la sua rovina. Titiro, invece, prefigura i poeti augustei, sa che è finita l'età dei neoteroi in cui il poeta si poteva isolare dalla vita politica e, quindi, sa che l'intellettuale non deve emarginarsi dalla storia. Il viaggio di Titiro a conoscere il DEUS si identifica con l'itinerario degli intellettuali augustei, pronti a dialogare con il potere e a collaborare con il programma culturale di Augusto.

Hai bisogno di aiuto in L'era Augustea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email