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Virgilio e Teocrito

Virgilio stesso dichiara apertamente negli esordi delle egloghe IV e VI di rifarsi, per la composizione delle Bucoliche, alla "musa di Siracusa", cioè, a Teocrito. Infatti, Virgilio deve molto a Teocrito, dalla tecnica di strutturazione delle egloghe ai nomi stessi dei pastori. Nei componimenti virgiliani si riscontrano persino alcuni versi o interamente tradotti da Teocrito o liberamente rifatti. Il debito, però, pur evidente, si esaurisce qui, in quanto tutto il resto, cioè, stile, lingua, sentimento, costruzione del personaggio, conformazione del paesaggio, oltre alle novità strutturali e contenutistiche, è chiaramente virgiliano. Quello di Teocrito è un paesaggio realistico, dipinto a colori vivaci, esuberanti, che prefigura una Sicilia reale. In Virgilio, invece, dominano i toni pacati della campagna mantovana, carica di malinconia e il suo è un paesaggio quasi inventato, irreale, a volte addirittura surreale e, perciò, non sempre identificabile: il paesaggio di Virgilio è essenzialmente uno spazio interiore, un luogo dello spirito.

Anche per quanto riguarda i protagonisti, i pastori, le differenze sono evidenti. I pastori di Teocrito sono siciliani e hanno le caratteristiche e i comportamenti della loro terra mentre quelli di Virgilio sono caratterizzati in modo sfumato. Inoltre, in Teocrito i pastori sono delineati in modo realistico e il poeta nei loro confronti si pone in una posizione di distacco, dal momento che egli, di provenienza cittadina, non sembra aderire interiormente al mondo pastorale che descrive; in Virgilio, invece, la distanza si annulla, sia perché il poeta aderisce intimamente al loro modello di vita, perché dà ampio risalto alla loro psicologia. Infine, i pastori di Teocrito sono a volte maschere di cittadini colti e dotti; quelli di Virgilio sono spesso maschere del poeta e comunque restano personaggi tipici del mondo arcadico anche quando la loro psicologia sembra ingentilirsi. Per concludere, si può affermare che i pastori di Virgilio sono autenticamente virgiliani perché i loro drammi e le loro angosce derivano dalla conformazione etico-spirituale del poeta che, rattristato dalla storia del suo tempo, riflette nei suoi personaggi tutti i suoi stati d'animo, sicché, da questo punto di vista, i pastori virgiliani sembrano più autentici, più vivi e più veri di quelli teocritei.

Virgilio, rispetto a Teocrito, apportò altri mutamenti nel genere della poesia bucolico-pastorale. La prima novità riguarda la strutturazione stessa dell'egloga: in Teocrito si tratta per lo più di brevi idilli in cui si descrive uno scorcio di paesaggio o si raffigura un personaggio tratteggiato con poche linee; in Virgilio, invece, assistiamo a componimenti più estesi e più complessi dal punto di vista contenutistico; inoltre, è da rilevare l'introduzione di tematiche storiche e politiche inusuali per il mondo bucolico, di temi filosofici e di personaggi storici ben identificabili. Le novità virgiliane più importanti riguardano, però, la sostanza poetica dell'opera, le quali possiamo individuare nel sentimento poetico che pervade paesaggio e protagonisti e che è improntato ad una malinconia sfumata ma costantemente testimoniata dalla psicologia dei pastori; vi è un pessimismo non drammatico e patetico ma quasi sfuggente, in quanto addolcito o mitigato proprio da quel paesaggio colorato e riposante al tempo stesso, che rappresenta l'esigenza, inespressa ma evidente, di una pace che si può trovare solo nel mondo arcadico.

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