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Ovidio, opere


La produzione ovidiana è divisa in tre fasi:

periodo giovanile: ha per tema dominante l'amore, che l'autore vede come l'unica cosa per cui vale la pena vivere: l'uomo deve spendere tutta la sua vita ad imparare la cosiddetta "ars amandi" (arte dell'amare), ovvero la tecnica della seduzione. Questa concezione totalizzante dell'amore è espressa dal concetto ovidiana di "militia amoris": l'uomo deve combattere affinché l'amore duri il più a lungo possibile.
Ovidio concepisce l'amore come lusus, ovvero come divertimento. Nelle opere erotiche è, infatti, presente la concezione di un amore sensuale, erotico, passionale. Per questo Ovidio entrò in forte contrasto con l'imperatore Augusto e con il suo programma moralizzante che prevedeva, invece, la concezione di un amore coniugale, fedele, volto alla procreazione all'interno della famiglia.

Le opere erotiche sono tutte scritte in distici elegiaci (composti da pentametro ed esametro) e ruotano intorno ad un unico grande tema: l'amore, cantato nelle sue più varie forme. Esse sono:
- "Amores": è una raccolta di elegie in tre libri. La maggior parte di questi componimenti canta l'amore per Corinna; essa, però, non ha la consistenza tipica delle atre donne che precedentemente hanno ispirato i poeti elegiaci e si ha quindi l'impressione che ella sia un simbolo che incarnerebbe le avventure amorose del poeta.
-"Heroides": si tratta di 15 lettere scritte da eroine della Storia e del mito ai loro rispettivi amanti perduti (o perché morti, o perché da loro traditi, o perché temporaneamente lontani). In queste lettere le innamorate cercano di persuadere l'amante lontano a tornare da loro, attraverso lunghi monologhi. A queste 15 lettere se ne aggiungono poi altre 6 lettere, costituite da 3 coppie (a tre personaggi femminili si aggiungono le tre risposte degli uomini). L'opera non ha precedenti nella letteratura latina, seppur non manchi, tuttavia, qualche componimento precedente strutturato come un lamento per l'amante lontano (ad esempio la "Lettera di Aretusa al marito" di Properzio, il "Lamento di Arianna" di Catullo e il "Lamento di Didone" in Virgilio).
-"Ars amatoria": è un poema didascalico in cui Ovidio sistema tutta la topica dei comportamenti in materia di amore, costruendo così un'opera del tutto nuova nel panorama letterario latino. Con questo opera Ovidio vuole insegnare la tecnica della seduzione ed è, infatti, rivolta a coloro i quali non conoscono l'ars amandi. A coloro il poeta latino vuole insegnare dapprima come e dove cercare la donna amata e poi vuole insegnare come far sì che l'amore duri il più a lungo possibile (dice, infatti, il poeta che mantenere la donna amata non è meno importante dell'averla conquistata, poiché la conquista può anche essere un caso fortuito, mentre mantenere l'amore è frutto di arte fine).
-"Remedia amoris": è un trattato di 800 versi in cui Ovidio indica a tutti coloro i quali nono sono stati ricambiati in amore le possibili distrazioni di cui si potrebbe godere per liberarsi dalla passione amorosa.
-"Medicamina faciei": è un piccolo trattato di 100 versi ed è il primo trattati di cosmesi nel mondo antico. Ovidio, rovesciando le idee comuni secondo cui la bellezza più è apprezzata più è naturale e che alla bruttezza si sopperisce con le qualità spirituali, afferma che la cosmesi è fonte di bellezza se adoperata per mettere in evidenza gli aspetti più belli del corpo e per nascondere quelli più brutti.

•Periodo dei grandi poemi: è il secondo periodo della produzione ovidiana in cui il mito occupa un posto centrale. In Ovidio il mito è come un mondo di favole dove regnano lo straordinario e il sorprendente, un mondo che il poeta vuole esplorare senza razionalizzare. L'autore, in particolare, è stato attratto dal mito metamorfico, poiché il processo metamorfico permetteva al poeta di scavare a fondo nell'animo umano e rispecchiava, inoltre, una crisi individuale e sociale di frantumazione dell'io.
Le opere di questo periodo sono:
-"Le metamorfosi": è un'opera divisa in 15 libri contenente circa 12000 esametri in cui elementi elegiaci si fondono con elementi epici. È un poema continuo in cui Ovidio inserisce una serie di miti metamorfici (circa 250) che, partendo dall'origine dell'Universo, percorrono la Storia, fino ad arrivare alla trasformazione di Cesare in stella. I criteri con cui i vari miti risultano associati sono diversi: a volte si tratta di legami di appartenenza alla stessa area geografica, o alla stessa famiglia, altre volte i miti sono introdotti attraverso espedienti (ad esempio il mito di Aracne viene raccontato dopo la vicenda delle nozze di Peleo e Teti, solo perché in quell'occasione viene lasciata in dono una tela). Inoltre Ovidio, parlando delle trasformazioni, si rifà alla filosofia di Pitagora secondo la quale le metamorfosi sono il criterio fondamentale affinché ci sia vita sulla Terra e che tutto sulla Terra è in continua trasformazione.

-"I Fasti": si tratta di un poema eziologico, cioè di un'opera che vuole indagare le cause di feste, riti e cerimonie che si celebrano nell'Antica Roma. L'opera, che secondo le intenzioni dell'autore doveva comprendere 12 libri (ognuno dei quali indagava le festività di ogni mese), rimase incompiuta al sesto libro, poiché Ovidio perse interesse nei confronti della materia trattata. Lo spirito del poeta, infatti, appare ben lontano da quel tentativo di porsi in linea di continuità con la politica augustea che l'autore provò ad abbracciare. Per questo motivo Ovidio appare poco credibile quando esalta il passato epico di Roma e si ha l'impressione che egli rimanga come estraneo al mondo che narra. L'opera è un'imitazione degli "Aitia" di Callimaco. Altre importanti fonti dell'autore sono poi Varrone e Verrio Flacco, fonti da cui l'autore attinse per indagare tutte le consuetudine e i riti praticati dai romani. Nell'opera Ovidio abbraccia una scrittura più declamatoria e solenne, che si nutre di frasi apodittiche volte ad impressionare il pubblico.

periodo dell'esilio: l'ultimo periodo della produzione ovidiana coincide con le opere dell'esilio. Più precisamente quella di Ovidio fu una relegazione, poiché l'autore non perse né i diritti civili né perse completamente i suoi beni. Ovidio fu relegato a Tomi, piccolo e sconosciuto paese della Crimea. Come afferma lo stesso autore, a causare questa relegazione furono due crimini: un "carmen", associato o alla sua poesia, troppo dissacrante rispetto al programma di moralizzazione di Augusto, o all'opera dei Fasti che rimase incompleta e un "error" che gli storici non hanno saputo ricostruire con certezza. Alcuni studiosi sospettano che Ovidio sia stato spettatore di uno scandalo di corte (l'autore, infatti, afferma nei Tristia che il suo errore consiste nell'aver avuto gli occhi), altri hanno ipotizzato una partecipazione di Ovidio a una congiura contro l'imperatore. Quest'ultima ipotesi, però, è meno credibile poiché in quel caso la punizione sarebbe stata peggiore.
Da Tomi l'autore non fece altro che piangere la lontananza da Roma e pregare l'imperatore affinché rievocasse la relegazione, cosa che non fece mai. Così l'autore cominciò a soffrire di profonda solitudine: gli mancava Roma, la sua vivacità culturale e intellettuale. I temi fondamentali delle opere dell'esilio sono dunque la nostalgia, la solitudine e la mancanza.
Le principali opere ovidiane dell'esilio sono:
-"Tristia": sono una raccolte di elegie in 5 libri, composte secondo l'ordine cronologico di composizione, i cui temi ricorrenti sono: il lamento per la propria infelice condizione, le invettive contro i nemici, la nostalgia per Roma, il flusso della memoria. Questi temi generano nel lettore un senso di monotonia e fastidio non poche volte. Molte delle elegie, inoltre, sono dedicate alla moglie di Ovidio, donna per la quale l'autore ha accenti di grande tenerezza e amore.

-"Ibis": è un poemetto scritto in distici elegiaci di oltre 600 versi. Il titolo deriva dal nome di un uccello egiziano che ha la pessima abitudine di cibarsi dei propri escrementi. Nell'opera sono, infatti, presenti una serie di rabbiose e aggressive invettive verso un nemico di Ovidio rimasto a Roma che non è stato individuato con certezza dagli storici.
-"Halieutica": piccolo poemetto scritto in esametri di argomento ittiologico, che racconta cioè di pesca e di pesci.

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