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Ovidio


Publio Ovidio Nasone è il quarto poeta elegiaco (insieme a Cornelio Gallo, Tibullo, Properzio e Ovidio). Egli fu l’ultimo rappresentante di questo genere poetico, e faceva parte anche lui del circolo di Messalla Corvino. Nacque a Sulmona nella seconda metà del primo secolo, e si recò a Roma per studiare. Egli scrisse molte opere in distici elegiaci (Amores, Remedia Amoris, Ars Amatoria o Ars Amandi, Medicamina Faciei), a eccezione delle Metamorfosi, scritte in esametri. Egli cadde in disgrazia presso l’imperatore Augusto, accusato da alcuni di aver scritto opere immorali, specialmente l’Ars Amatoria, dove dava consigli su come conquistare e farsi conquistare, istigando le donne all’adulterio; secondo altri Ovidio era a conoscenza dell’adulterio della nipote di Augusto (Giulia Minore). Fu costretto ad abbandonare Roma senza la famiglia, e vi rimase anche dopo la morte dell’imperatore, quando Tiberio salì al potere. Morì a Tomi (in Oriente), dove fu esiliato e dove scrisse i Tristia, le Epistolae ex Ponto e I Fasti (opera non completata).
Gli Amores sono 49 elegie distribuite su 3 libri, che hanno le stesse caratteristiche di tutte le elegie. L’amore di Ovidio era rivolto verso Corinna, ma la sua non era un’esperienza totalizzante e che dava sofferenza, perché lui considerava l’amore come un gioco, e sostituì il servitium amoris con la militia amoris (una guerra in cui l’amore era la vittoria); egli è un soldato dell’esercito di Cupido, ragazzo dispettoso, che fece anche degli scherzi al poeta, come quando lui stava scrivendo poemi epici in esametri, ma mentre scriveva il ragazzo dispettoso gli fece lo sgambetto, costringendo il poeta a togliere una sillaba ad un esametro ogni due, dando vita al distico elegiaco usato nella poesia d’amore.
Come detto prima, l’amore per Ovidio è un ludus, che porta il poeta a divertirsi, questo concerneva anche il perdono di adulteri e tradimenti, perché servivano a ravvivare l’amore (al contrario degli altri poeti elegiaci). Per Ovidio le relazioni durature sono noiose, meglio avere storie d’amore brevi e passeggere. A Roma queste affermazioni fecero scalpore, ma le sue parole erano rivolte a concubine, cortigiane, liberte…. Nel Remedia Amoris Ovidio dava consigli su come liberarsi dalle passioni d’amore. Nell’Ars Amatoria, opera rivolta principalmente agli uomini, rappresentati come dei cacciatori; egli dà consigli su dove andare a cercare le prede (le donne): a teatro, al circo, sotto i portici…, consiglia la galanteria e i bigliettini d’amore; vengono forniti consigli anche alle donne: cura dell’aspetto fisico, superamento della rusticitas delle matrone ecc.. Queste opere sono considerate didascaliche, come le Heroides, che sono delle lettere dove egli immagina che le eroine abbiano scritto delle lettere ai loro mariti; quest’opera assume il punto di vista femminile, sempre oggetto di attenzione da parte dell’uomo.
L’opera più importante di Ovidio è intitolata Metamorfosi, scritta in esametri (quando aveva 45 anni), un carmen perpetuum/continuum (definibile anche come poema), perché in 15 libri sono raccontate 246 novelle riguardanti trasformazioni, legate assieme dall’incastro di matrice alessandrina. Ogni storia è chiusa in sé, ma da ogni novella ne viene fuori un’altra. L’opera è divisa in tre blocchi: nel primo si parla del caos (origine del mondo), nel secondo e nel terzo della storia (che ha avuto inizio dalla conquista di Troia). I modelli di riferimento sono greci: Esiodo, che scrisse la “Teogonia” (= origine divina), l’opera intitolata “Aitia” di Callimaco (= eziologia = origine delle cose) e Pitagora, perché sostenitore della trasmigrazione delle anime.
Tutto, per Ovidio, è soggetto ad un continuo processo di trasformazione, a parte la poesia, che è destinata a durare nei secoli; non a caso, l’ultima parola delle Metamorfosi è vivam (= vivrò), infatti di Ovidio è rimasta la sua poesia (egli ha subito la metamorfosi della vita in poesia).

Il mito di Pigmalione


Pigmalione aveva modellato una statua in avorio così bella che se ne innamorò, facendo commuovere Venere che le diede la vita, permettendo all’uomo di sposarla. Ovidio sottolinea la superiorità dell’arte, che è capace di superare la bellezza della natura. La statua del Ratto di Proserpina ha le stesse caratteristiche di quella fatta da Pigmalione.
La parola Pigmalione è usata anche in italiano, come chi scopre e lancia un talento.

Piramo e Tisbe


Nelle Metamorfosi si parla di trasformazioni. L’eziologia spiega l’origine delle cose. Pare che a inventare questa tragica storia d’amore sia stato Ovidio stesso. Fu tanto il successo di questa novella che è facile ritrovarla anche nella letteratura italiana e non solo.
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