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Ovidio

Nacque a Sulmona nel 45 a. C. E morì a Tomi nel 17 o 18 d. C. Frequentò le migliori scuole retoriche ma si dedicò alla poesia. Visse a Roma a contatto con la corte augustea e coi maggiori intellettuali del circolo di Mecenate e Messalla Corvino. Conobbe Orazio, Properzio, Virgilio e Tibullo, coi quali avrebbe essere più amico; si sposò tre volte, ma l'unico matrimonio felice fu il terzo, finché non dovette separarsi dalla moglie nell'8 d. C. per l'imposizione di Augusto che lo relegò a Tomi. Egli stesso parla di uno sbaglio (error), e una poesia (carmen) che causarono questo esilio, tuttavia la sua poesia disimpegnata e sensuale non era già molto gradita ad Augusto, che stava attuando un piano di difesa del mos maiorum; l'errore di cui egli parla fu probabilmente un coinvolgimento nello scandalo che riguardava la nipote di Augusto, esiliata per atteggiamenti immorali.

Nel 20 a. C. egli pubblicò i 5 libri di elegie detti Amores, e compose poi le Heroides, lettere d'amore fittizie tra personaggi mitologici. Tra l'1 a. C e l'11 d. C. scrisse i primi libri dell'Ars Amatoria, poema didascalico che insegna l'amore con tono divertito e leggero; scrive anche altri due poemetti didascalici: i Remedia amoris, dei precetti per alleviare le pene d'amore, i Medicamina faciei femineae, dedicati al trucco femminile e la tragedia ora perduta Medea. Avvicinandosi alla corte augustea egli si spinge verso una poesia più impegnativa, come i 15 libri delle Metamorfosi -poema epico in esametri sulle più celebri trasformazioni- o i 6 libri dei Fasti -opera in metro elegiaco per spiegare l'origine delle feste. Durante il suo esilio, la poesia è caratterizzata da tristezza, malinconia e richieste di perdono (Tristia, 5 libri; Epistulae ex Ponto, 5 libri indirizzati agli amici di Roma; l' Ibis, poemetto di 322 versi).

Gli AMORES sono una raccolta di poesie scritte in metro elegiaco dove, accanto all'influsso di Tibullo e Properzio, vi sono molti segni di originalità. Il tono utilizzato è raffinato e divertito, ed egli usa inoltre il distico elegiaco, dicendo scherzosamente che Cupido aveva rubato un piede al suo esametro; la scelta deriva dalla consapevolezza che il pubblico fosse interessato ai temi amorosi più leggeri e privi di preoccupazione. Il tema del servitium amoris non è rivolto ad una persona ma allo stesso Amore, e la figura di Corinna che spesso appare nelle sue poesie non è riconoscibile; inoltre la militia amorosa è vista con molta ironia, visto che ad egli le donne “piacciono tutte”; dunque per via di ciò egli prega la sua donna di dissimulare l'infedeltà. Il poeta assume il ruolo di cantore dei teneri amori.

Alla base delle HEROIDES vi è il gusto di Ovidio per lo sperimentalismo attraverso la contaminatio; egli rende protagoniste di vicende amorose le eroine della tradizione epica o tragica greca e romana. E' un'opera scritta in tono doloroso e metro elegiaco. Le figure femminili sono rese con tratti molto umani e non del tutto “eroici”; inoltre egli fa un'accurata analisi psicologica dei personaggi. Il mito dunque serve ad Ovidio per trovare stimoli letterari e nuovi elementi.

Ovidio compone dunque opere didascaliche legate a temi d'amore e le scrive in metro elegiaco. Egli applica all'Ars Amatoria l'epica didascalica per insegnare agli uomini come conquistare le donne e mantenerne l'amore, ma anche alle donne come conquistare gli uomini. È dunque una doppia provocazione: Letteraria, poiché è un modo di contaminare l'elegia latina di argomento amoroso con il genere didascalico (difatti Ovidio si propone al pubblico come maestro d'amore e galanteria); la ROMA dell'opera, fatta di spettacoli e banchetti, risulta provocatoria rispetto a quella gradita dal moralismo di Augusto, che difendeva il mos maiorum, mentre Ovidio esalta la vita sensuale e l'edonismo.

Meno successo ebbero altre due opere scritte in metro elegiaco, ovvero i Medicamina faciei femineae, che nascono dall'unione del gusto alessandrino per argomenti poetici tecnicistici e dall'osservazione delle nuove tendenze della moda femminile del tempo; i REMEDIA AMORIS, che sono concepiti come integrazione all'Ars Amatoria e contengono degli exempla utili a liberarsi dalle pene d'amore.

Ovidio prova ad ampliare la sfera della sua produzione letteraria; la trasgressione ovidiana è lo sforzo di far continuare a vivere forme letterarie che rischiavano di cadere in uno stanco e sterile manierismo. Nelle METAMORFOSI l'utilizzo delle esametro e la struttura in 15 libri avvicinano l'opera alla tradizione epica nonostante convivano tra loro esperienze diverse. La narrazione in esametri di una serie di metamorfosi al partire dal caos originario richiama alcuni importanti letterari greci: - la Teogonia di Esiodo, poema sull'origine degli Dei è il modello strutturale - gli Aitia di Callimaco, poema sulle origini di feste e tradizioni e miti sono il modello per la ricerca dell'eleganza formale - altri poemi di età ellenistico-romana che riguardavano le metamorfosi, fornirono ad Ovidio materia mitologica I 250 miti si susseguono secondo un filo conduttore debolmente cronologico perché gli episodi sono accostati in modi vari ad esempio per analogia o per antitesi, o per agganci vari; inoltre fa descrivere alcuni episodi ai personaggi con la tecnica dell'incastro, utilizzata da Virgilio. I 15 libri in cui sono divise le metamorfosi sono un perpetuum Carmen ovvero un' ininterrotta sequenza di immagini poetiche (come la trasformazione di Dafne, amata da Apollo, in alloro, dove la trasformazione e posta al centro della storia). Inoltre vi è una varietà di toni e registri stilistici dell'opera come conseguenza della varietà di temi, tra i quali vi sono: religiosità, amore, dolore e patriottismo; inoltre il poema epico è riempito con forme e contenuti innovativi che fanno sentire l'opera distante dalla tradizione del genere letterario. Il mito perde le sue valenze etiche e religiose e diventa materia più adatta ad un poeta che scrive per divertimento e per divertire il pubblico.

I Fasti sono un'opera incopiuta in metro elegiaco che servivano per spiegare l'origine del calendario romano. Originariam. erano 12, ma ne furono pubb. 6; durante l'esilio inserisce anche una dedica a Germanico, col fine di adularlo. Prende spunto da Callimaco (Aitia) per il gusto eziologico dell'opera e da Properzio (Elegie Romane) per l'inserimento di elementi astronomici e religiosi. Inoltre prende spunto da diverse fonti come gli Annales papali, o gli studi di Varrone e Flacco, o l'opera storiografica di Livio, e ne risulta un poema che alterna diversi temi, argomenti e stili. Il recupero delle tradizioni era un progetto molto vicino alla mentalità augustea, ma nell'opera si nota il distacco del poeta dall'argomento del suo canto, e ne risulta quindi un tentativo di poesia augustea non riuscito del tutto.

L'esilio segna la sua vita perché egli si trovò a vivere ai confini con l'impero; continua a scrivere versi e riprende il genere elegiaco; nascono due raccolte: I Tristia e le Epistulae ex Ponto, dove Ovidio riflette sulla sua condizione e analizza il suo stato d'animo. Egli dunque recupera la funzione
originaria del genere elegiaco, ovvero del lamento e del pianto. Nei TRISTIA esprime il rimpianto per la città di Roma e per la sua vita e i suoi affetti familiari; nel secondo libro vi è una lunga elegia dedicata ad Augusto, nella speranza che egli revochi il suo provvedimento; negli altri libri descrive anche le condizioni del posto in cui si trova e compaion ancora molte elegie a vari personaggi. Con questa opera assegna alla letteratura il compito di consolarlo dal suo dolore assicurandogli fama e gloria nei secoli futuri. Nelle EPISTULAE EX PONTO scritte tra il 12 e il 16, continua con gli stessi temi dei Tristia, ma queste sono lettere in versi in cui compaiono i nomi dei destinatari (amici, moglie...) e il formulario epistolare. Egli chiede di aiutarli a rientrare in patria, ma i vari tentativi saranno vani, compreso quello di Germanico, che sembra non ascoltarlo; ne risulta un quadro disperato e pessimista. In questi anni egli scrisse anche un poemetto in districi elegiaci, chiamato IBIS, col quale attacca un personaggio anonimo che cercava di trasformare la sua relegatio in exilium, per potersi impadronire dei suoi beni; nell'opera Ovidio prima inveisce contro l'accusatore, poi narra di sgradevoli vicende avvenute ad alcuni personaggi mitici e storici ed augura la stessa sorte al rivale.

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