Ovidio

Vita

Nasce a Sulmona, in Abruzzo, famiglia equestre benestante, corso di studi pubblico, entra nel circolo di Messalla e fino ad un certo punto la sua vita procede tranquilla. Ma Augusto lo manderà poi in esilio, per andare a Tomi, sul Mar Nero, sebbene non si sappia bene per quale motivo: qualcuno ritiene che forse venne mandato in esilio perchè buona parte delle sue opere erano di carattere erotico, in contrasto con politica di serietà di Augusto; probabilmente fu invece mandato in esilio per aver avuto rapporti con una nipote di Augusto, Giulia, tanto è vero che nello stesso anno in cui lui venne esiliato anche Giulia dovette andarsene da Roma a causa del suo amore adultero. Sta di fatto che però Augusto muore: subentra Tiberio ma Ovidio rimane sempre via e non viene richiamato a Roma.

Poesia

La poesia di Ovidio si differenzia dai due precedenti elegiaci (Properzio e Tibullo) perché è più vasta come produzione, soprattutto nel genere, non monotematico. L'adesione all' elegia di stampo erotico non è assoluta come per gli altri due autori, per cui c'è anche desiderio di sperimentare generi nuovi. Mentre per gli altri il centro della poetica era l'amore, per Ovidio il centro della vita è la pratica poetica in quanto tale, amorosa, autobiografica, mitologica.
In questo senso è più moderno perché non fa scelte assolute, ma cerca di esaminare vari aspetti della realtà senza esclusioni e di volta in volta sceglie quelli che gli sembrano più conformi al proprio gusto personale o a quello del suo pubblico. Da giovane segue soprattutto la novità, sceglie forme nuove ed alternative, mentre una volta anziano cerca di conciliare queste novità con la tradizione. Di sicuro Ovidio mostra insofferenza per le scelte di Augusto, per la vita austera che cercò di instaurare a Roma, la sua era una aspirazione ad una vita quindi più rilassata e meno austera. Anche la sua concezione della poesia è più moderna: per lui la poesia non deve essere mimetica, ovvero non deve essere imitazione della realtà, una descrizione; la sua è una poesia antimimetica ed anche antinaturalistica, essa deve essere per lui innovatrice e non ripetere le stesse tematiche. La poesia per lui ha il primato sulla realtà, cioè è la poesia che crea la realtà e non la realtà che dà forma alla poesia. In un distico dice che anche gli dei, se lecito dirlo, sono creati dalla poesia, cioè non sono essi che creano poesia, ma il poeta stesso crea gli dei attraverso i suoi versi.

Una cosi grande maestà, quella degli dei, ha bisogno di una bocca che la canti, di qualcuno che la canti in poesia.

Opere erotiche

Il primo blocco di opere di Ovidio sono le opere Erotiche, che trattano di amore: la prima opera sono gli “Amores”, tre libri, 49 elegie, in distici elegiaci; in essa troviamo i soliti temi occasionali, tradizionali, innamoramento, tradimento, donna che rifiuta amore, lamento davanti a porta chiusa, giuramenti, baruffe, gelosia, però si capisce che da parte di Ovidio non c'è quell'adesione nella vita che trovavamo invece in Tibullo e Properzio. In Ovidio, pure mettendo in scena le stesse situazioni degli altri, si tratta di un'esercitazione letteraria, prende spunto da situazioni codificate di genere per ricostituirle ed a volte spiegarci perché procede in quel certo modo. Sono esercitazioni letterarie, intellettualistiche in quanto amore non più esperienza coinvolgente ma un passatempo. Quindi ci sono anche delle novità, innanzitutto, manca la figura femminile vivificante, ma c'è tutta una galleria di donne, del resto anche lui afferma di preferire due donne ad una sola e di subire il fascino di qualunque donna. Significativo è che lui abbia intitolato questa opera “Amores”, proprio ad indicare che la sua non è una poetica dell'amore singolo, ma degli amori in generale. Per cui anche quella passione e pathos di Catullo in lui diventa un'esercitazione letteraria, un lusus. L'eros è descritto con distacco ed ironia, per mostrarlo con chiave parodica. In lui non esiste il servitium amoris, infatti non c'è una donna al centro ma solo le avventure amorose: lui è servitore dell'amore in generale e non di una donna per cui essere schiavo. In lui troviamo la coscienza del peso e del valore della poesia che da' immortalità al poeta stesso e non alle persone che canta: infatti dice “io continuerò ad esistere anche quando il corpo sarà consumato”. Comunque, altra idea importante è che poesia non debba sottostare a regole particolare, essa è autonoma, non deve rispecchiare la realtà, la fantasia dei poeti è l'unica regola.

Hai bisogno di aiuto in L'era Augustea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email