Ovidio

Publio Ovidio Nasone nacque nel 43 a.C. a Sulmona. Di benestante famiglia equestre studiò a Roma e ricevette una raffinata educazione letteraria dai migliori maestri di retorica del momento. Entra così a far parte del Circolo di Messalla e poi quello di Mecenate, stringendo amicizia con Tibullo, Orazio e Properzio. Nell’8 d.C., dopo una prestigiosa vita letteraria, venne esiliato da Augusto a Tomi, una sperduta cittadina sul mar Nero, a causa del coinvolgimento in un intrigo di corte. Tutti i successivi sforzi di Ovidio per ottenere la revoca dell’esilio furono vani, ed il poeta morì nella stessa città.

I primi grandi esordi di Ovidio furono gli Amores, le Heroides e le Ars Amatoria. I primi sono una raccolta in tre libri di elegie d’amore in distici elegiaci. Ovidio canta, con tono spesso ironico e scanzonato, l’amore per Corinna senza però alcuna profondità morale. Egli infatti ammette che non sentirsi appagato da un solo amore esclusivo, ma di essere sensibile al fascino di qualsiasi bella donna. La stessa Corinna appare una figura priva di consistenza.

Contemporaneamente scrive gli Heroides, una raccolta di 15 lettere d’amore, composte in distici elegiaci, scritte, nella finzione poetica, da famose donne della mitologia antica come Penelope, Arianna, Elena, Medea, Fedra, Saffo.. ai loro amanti.
L’originalità di questa produzione è il diverso mezzo di espressione, ma soprattutto viene esaltata la grande capacità da parte del poeta nel tratteggiare le sfumature dell’animo femminile.

Sempre in distici elegiaci, Ovidio compose una serie di opere didascaliche sull’amore: l’Ars amatoria. I due primi libri si proponevano di insegnare a conquistare la donna e come conservare la conquista amorosa e, subito dopo, venne pubblicato un terzo libro dedicato alle lettrici su come sedurre gli uomini. Questa raccolta destò molto scandalo, in quanto il poeta utilizzò l’impianto didascalico, di carattere solenne e autorevole, per trattare un argomento così frivolo, privo di passione, gelosia o angoscia. Si poneva sicuramente al di fuori del clima di restaurazione morale voluto dal princeps. L’amore diviene dunque l’arte del piacere e del farsi desiderare. Successivamente il poeta scrive i Remedia amoris, che insegnavano come curare le insidie dell’amore, e in che modo liberarsene. Scrisse inoltre i Medicamina faciei femineae, dedicati ai consigli per le donne su come curare il proprio aspetto, mascherando eventualmente difetti fisici. L’amore diventa quindi lusus, passatempo galante e disimpegnato.

Opera di maggior impegno è la Metamorphoseon libri, un poema epico – mitologico molto ampio, un poema scritto in 12mila esametri. L’essenza dell’opera è il tema della metamorfosi, dell’incessante fluire e mutarsi della realtà. Tre sono i principali momenti: storie di dèi, storie di eroi e vicende di personaggi storici di Roma arcaica. Con questo capolavoro, Ovidio tentò di aprire vie nuove al genere dell’epica, che sembrava aver raggiunto con l’Eneide un traguardo insuperabile. Il poeta è preso da una irresistibile vena narrativa, tanto che ebbe la capacità di costruire un opera, fatta di accorgimenti minuziosi, che fa si che il lettore si immerga completamente in un mondo dove tutto è possibile, un mondo illusionistico dove nessuna forma è certa e stabile. Ovidio da voce a miti e storie più diversi: vicende d’amore che si alternano a scene cosmiche, catastrofi guerresche a torbide passioni, esempi di amore coniugale a patetiche storie di amori infelici. Lo stile narrativo ha la cosiddetta struttura circolare o ad anello, che fa si che il lettore percepisca una struttura labirintica, che non ha un inizio e una fine, e fa inoltre sembrare che il racconto si crei spontaneamente. Elemento importante sono le piccole cose, raffigurate dal poeta con grande realismo e con simpatia sorridente, senza mai dimenticate che il protagonista assoluto è l’uomo, con le sue passioni, nobiltà e grandezze.

Altra opera di gran spessore sono i Fastorum libri, poema in 12 libri, uno per ogni mese dell’anno, che illustra le feste del calendario romano, spiegandone le origini e ricostruendo leggende, tradizioni e usanze civili e religiose dell’antica Roma. Si tratta di un altro poema epico, di tono erudito, scritto nuovamente in distici elegiaci.

Dopo il suo esilio, Ovidio non cessò di scrivere, e dalla suo tormentato destino nacquero i Tristia, una raccolta in 5 libri di elegie, dedicate all’amara esperienza. Sono composte in tono spesso lamentoso e afflitto, nella speranza di ottenere il ritorno a Roma. Il primo venne composto durante il viaggio alla volta di Tomi; il secondo è un’unica, lunghissima elegia, indirizzata ad Augusto per chiedergli perdono. Seguono poi le Epistulae ex Ponto, una raccolta di lettere in 4 libri scritte in versi ad amici e familiari, attraverso le quali Ovidio tenta di spiegare al pubblico la sua condizione, e spera di commuovere l’opinione pubblica autorappresentandosi come prigioniero di un mondo sterile, abitato da selvaggi, freddo e squallido.

Ovidio fu l’ultimo dei grandi poeti augustei, ma fu il primo poeta davvero moderno della letteratura latina. Affermava di essere soddisfatto di vivere nel presente e non nel passato celebrato dai poeti precedenti. Seppe esprimere una letteratura piacevole, adatta a lettori meno selezionati rispetto al pubblico della poesia tradizionale. Il suo è infatti un pubblico interessato a temi poco impegnativi sul piano civile o esistenziale, ma desideroso soprattutto di intrattenimento. L’obbiettivo principale di Ovidio non è la divulgazione di un messaggio, ma la fama letteraria.

Scrittore elegante e piacevole, Ovidio è soprattutto un grande narratore in versi. Oltre che dotato di ricchissima immaginazione, si rivela in possesso di un’innata grazia stilistica, di un’espressione chiara ed efficace e di notevoli abilità tecniche nel costruire versi. Ha inoltre una grandissima capacità di commuovere e di catturare l’attenzione e l’interesse dei lettori.

Hai bisogno di aiuto in L'era Augustea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email