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Orazio


Nasce a Venosa da un padre che era un liberto di modeste condizioni che a prezzo di sacrifici lo fece studiare prima a venosa e poi si trasferì a roma per investire nell’educazione del figlio che era severissimo, infatti va a scuola dal plagosus orbilius. Orazio entra in contatto con autori della letteratura romana e arcaica. Momento fondamentale è il suo viaggio d’istruzione che compie ad atene dove respira l’atmosfera culturale di atene, legandosi ai circoli repubblicani, e si trova insieme a bruto e cassio a combattere a filippi contro quello che diventerà ottaviano. A filippi egli racconta di aver abbandonato lo scudo e di essere scappato durante la battaglia. Tornato a roma egli non ha più nulla perché gli erano state confiscate le sue proprietà e comincia a cercarsi un impiego come scriba questorius (segretario di un questore) ed è anche il periodo in cui comincia a dedicarsi alla sua attività di poeta, cominciando a produrre le sue opere e viene preso a far parte del circolo di mecenate con cui stringe una fortissima amicizia e che gli dona un podere in sabina e gli garantisce una vita agiata. L’ingresso nel circolo risale al 38 e chi lo introdusse fu virgilio. Nel frattempo orazio aveva aderito alla scuola filosofica epicurea che era molto attiva a napoli per opera dei filosofi sirone e silodemo. Nel periodo dell’entrata nel circolo egli comincia a scrivere quelle che sono le sue prime opere poetiche. Orazio rivendicherà sempre la sua autonomia. Augusto ebbe sempre in simpatia orazio tanto da volerlo come suo segretario ma lui rifiuterà sempre. Le sue prime opere sono gli epodi e le satire ed escono intorno ad un periodo che va dal 35 al 30. La sua tranquillità economica dà tranquillità ad orazio che soffrì sempre di problemi allo stomaco a causa del fatto che era molto ansioso. Bisogna infatti distinguere le opere legate al carpe diem e quelle legate al suo male di vivere. È questo il periodo in cui egli attende alla composizione delle odi i cui primi 3 libri vengono pubblicati tra il 23 e il 20 a. c. successivamente ci sarà un quarto libro. Il 17 a. c. è una data importante in quanto orazio viene incaricato da augusto di scrivere e comporre il carmen seculare che sarà il carme ufficiale che servirà a celebrare il natale di roma. Nel frattempo il 13 esce anche il secondo libro delle epistole, il primo era del 20. Esso era importante per una lettera, l’epistola episoni nota per l’ars poetica infatti orazio dà i canoni di come bisogna fare poesia. Orazio muore nell’8 a c pochi mesi dopo la morte di mecenate e, seguendo le volontà di mecenate, augusto li fa seppellire uno accanto all’altro.
Fu il primo a portare la poesia eolica nei ritmi latini. Primo a portare le tematiche greche riconducendole alla metrica latina.
Lui si definisce il primo ad aver introdotto adattandoli in maniera sistematica ai metri latini quello che è il carmen eolicum, sistematica trasposizione dei metri greci nel sistema latino, lo aveva già fatto catullo ma orazio lo considerava un poeta grossolano poiché non ha la stessa padronanza tecnica.

Produzione poetica


Le Satire


Quando orazio scrive satire ci aspetteremmo che non ci sia un riferimento ai modelli greci dato che la satira è prettamente latina e orazio si inserisce in questo filone. Egli dice di riferirsi all’autore capostipite della satira che è lucilio. Egli è innovativo per il metro ma non per i contenuti in quanto sono gli stessi della commedia greca, la quale attaccava personalmente i bersagli (deridere chiamando per nome) e lucilio era quello che aveva nella sua satira l’obiettivo di attaccare in maniera violente ad personam. Orazio chiama satire sermones. I suoi modelli sono sicuramente lucillio per la cura dei particolari, per il fatto che sono divertenti, per quanto concerne la messa alla berlina dei vizi di roma, ma ci sono anche modelli greci ovvero quelli della commedia antica come ad esempio la diatriba che è un genere letterario risalente al IV secolo a.C. e l’idea era quella di una discussione, un dialogo tra due persone su un tema moral in cui queste due persone fittizie esprimevano la loro idea una opposta all’altra; altra opera di orazio sono le satire menipee che prendono il nome da menippo di gadara da cui si era preso il nome di componimenti che mettevano in crisi quelli che erano i valori della cultura greca. C’erano nel mondo greco dei modelli che servivano per i sermones. Si rifa anche a lucillio per l’intento moralizzatore che utilizza in modo diverso, infatti lui non critica mai aspramente qualcuno, lui critica dei comportamenti che si possono evidenziare in una persona ma essa non viene mai chiamata per nome. I temi di filosofia non sono temi di filosofia alta ma si parla della filosofia quotidina. I principi che vengono propugnati sono due: la metriotes, ovvero il giusto mezzo, non bisogna essere eccessivi né nel senso dell’eslatazione né del contrario, e l’autarcheià, il bastare a sé stessi, l’avere sempre l’obiettivo di mantenere la propria libertà interiore. Orazio scriverà l’elogio della sua piccola villa in sabina dove è libero piuttosto che essere trasportato dagli officia nell’urbe.
Li chiama sermones poiché innanzitutto sono in poesia, in esametri dattilici, poi sermo vuol dire parlato, conversazione ed egli riprende la lingua del sermo cotidianus, il registro linguistico che i romani colti utilizzavano nelle loro conversazioni. Il sermo cotidianus è una quotidianità fine che riprende il linguaggio di una conversazione colta per dare il senso di leggerezza a quelle che devono essere delle riflessioni spicciole su di sé e sul mondo.
I temi che ricorrono nelle satire sono di due libri: il primo è composto da dieci satire, il secondo da otto.
Essi sono divisi per anno di composizione. Il metro utilizzato è l’esametro dattilico

I libro


La prima satira tratta dell’incontentabilità umana
La seconda è contro gli eccessi amorosi e l’adulterio
La terza: l’inevitabilità dell’imperfezione umana quindi indulgenza nei confronti dei difetti
Quarta: di carattere letterario, orazio difende la sua satira derivata non tanto da lucillio, considerato trascurato come stile quanto dagli autori greci (commediografi)
Quinta: famosissima, diario di viaggio che il poeta compie da roma a brindisi
Sesta: elogio di mecenate per la sua liberalità e di sé stesso poiché da gente umile ha raggiunto lo status di poeta nel circolo di mecenate
Settima: rappresenta un alterco tra due personaggi tipo di roma davanti ad un tribunale
Ottava: la strega Canivia, una strega che è alle prese con un rituale notturno molto particolare
Nona: quella in cui il poeta è alle prese con il seccatore
Decima: satira di congedo in cui lui spiega le problematiche affrontate nel comporre il primo libro

II libro


Prima : riflessione sull’utilità del genere satirico
Seconda: protagonista è il contadino ofello che fa una disanima sui disagi del nutrirsi in modo frugale (senza eccessi) rispetto ai pranzi elaborati che si hanno in città
Terza: dialogo fra orazio e un filosofo stoico che si chiama Damasippio che sostiene che l’unico saggio è il filosofo mentre orazio sostiene che l’unico pazzo è il filosofo
Quarta: un amico di orazio, cazzio, espone le proprie teorie in fatto di gastronomia
Quinta: argomento mitologico, parla di tiresia, indovino cieco e di ulisse a cui bisogna dare la professione di cacciatori di eredità
Sesta: favola del topo di città e del topo di campagna
Sette: Dialogo tra il poeta e un suo servo che si chiama davo che dimostra che se uno è filosofo anche se è schiavo allora è libero.
Otto: descrizione di una cena a cui mecenate ha partecipato, offertogli da uno zoticone arricchito, una persona ricca ma per nulla colta e molto rozza.

Epodi


Comunicazione parallela al secondo libro delle satire, pubblicate nel 30 a.C.
Raccolgono i componimenti che comprendono tutto il decennio precedente. Sono 17 componimenti ordinati sulla base di una comunanza metrica che è varia in quanto gli epodi sono caratterizzati dalla successione di versi brevi e lunghi e formano assieme il distico giambico. Si trovano versi più o meno lunghi. Il giambo è formato da una breve e una lunga e ammette alcune sostituzioni.
Epodi caratterizzati da due elementi che Orazio riprende dalla tradizione greca e sono la poikilia e la parresia. La poikilia vuol dire varietà di temi, infatti si ha una mescolanza di temi; la parresia significa libertà di parola, infatti orazio esprime in maniera del tutto franca quelli che sono i suoi pensieri. Il giambo è il metro che si usava in grecia per l’invettiva, l’attacco violento ad personam e l’autore greco che si era distinto per questo tipo di poesia fu Archiloco e si dice che lui con i propri versi avesse costretto un uomo a suicidarsi per averlo svergognato pubblicamente però per quanto riguarda orazio questa violenza non c’è ma c’è solo uno sdegno del poeta nei confronti di una determinata situazione. Vi son anche temi più comici come il terzo epodo
Orazio non fu il primo ad utilizzare i modelli archilochei nella poesia latina, prima di lui lo fecero sia lucilio che catullo anche se secondo orazio da loro non era stata raggiunta la complessità e la padronanza stilistica. Con questa varietà di toni è possibile trovare dei filoni come quello dell’invettiva (attacco violento), come la 4, la 6 e la 10 rispettivamente contro un liberto arricchito, contro un maldicente ignoto che parlò male di orazio e contro mevio,un poetastro, che viene criticato attraverso un antipropemptikon (auguri di non fare buon viaggio, non perché “anti”).
L’8 e il 12 hanno come bersaglio una vecchia depravata.
5 e 17 fanno parte del ciclo di canidia, contro la strega di canidia.
7 e 16 di argomento politico contro le guerre civili dove il poeta si rivolge al popolo romano deplorando il fatto che le loro guerre stiano distruggeno la città e nell’altra invece c’è un’idea della rinascita che ha a che fare con il luogo utopico dell’isola dei beati.
La 9 è una celebrazione della vittoria di azio da parte di ottaviano con la speranza che possa dare inizio alla fine delle guerre civili. Altra composizione è la dedica a mecenate, augurio a mecenate che sta per partire.
Il 14 è anch’essa rivolto a mecenate e il poeta si scusa per non frequentarlo troppo perché è innamorato di fride.
Il 2 è l’elogio della vita rustica da parte di un’usuraio e si fonda sull’aprosdoketon in cui c’è un rovesciamento.
Il 13 raffigura una scena simposiale greca
Il 15 è un componimento dedicato alla sua amata, nerea.

Epistole


Le epistole vengono scritte in due libri. Il primo libro è del 23-20 .C. e il secondo libro è di datazione incerta, gli studiosi sono tentati a fissare come data dal 19 al 13 a.C.
Il primo comprende 20 epistole e il secondo due molto lunghe, una delle due è l’epistola episoni che è conosciuta come ars oratoria in 970 versi. Il capostipite delle epistole in versi sarà orazio anche se in realtà il primo fu lucillio. Orazio è il primo a sistematizzare il genere e a renderlo ben definito. Il metro delle epistole è lo stesso dei sermones (esametro dattilico). Dal punto di vista del metro si ha la ripresa delle satire, tuttavia le tematiche sono totalmente differenti perché orazio usciva da una profonda crisi in quanto i tre libri delle odi da lui pubblicati non avevano riscosso troppo successo e per queso ne aveva sofferto e si era incupito, infatti questo suo rinchiudersi in sé stesso e darsi alla melanconia si ritrova nelle epistole, dove la sua sofferenza risulta evidente. Orazio lascia i tempi prettamente poetici e si rivolge a temi filosofici ovvero la cosiddetta arte di vivere, ovvero il ricercare quei precetti che lui aveva già riservato nei sermones. C’era però in evidenza il sentimento dell’amicizia, in particolare quella con mecenate con cui c’era uno scambio non reale ma una meditazione e bilancio della vita poiché orazio sente avvicinarsi la morte. Nelle epistole si trova un forte senso dell’umorismo.
L’epistola episoni è un vero e proprio trattato di poetica.
Vedi i principi dell’ars poetica prima
Quinto principio:
5) La creazione artistica parte dell’imitazione dei grandi modelli che sono i migliori autori greci e anche latini. Esso non deve essere solo imitatio ma anche emulatio ovvero qualcosa che superi anche il modello. Ciò non significa che non si può creare qualcosa di orginale, infatti hanno creato qualcosa di diverso dai greci. I modelli vanno trattati in maniera critica, cioè non bisogna esserci un’imitazione pedissequa ma bisogna esserci un ptrimonio comune che va imitato. 6) per questo è fondamentale il labor lime per creare un’opera stilisticamente perfetta. 7) In realtà i greci hanno un qualcosa in più rispetto ai romani perché i greci sono sin dalle origini educati al culto della parola mentre i romani sono in realtà grezzi perciò sono inferiori nella poesia e per questo hanno bisogno di molto più lavoro. 8) Scopo dell’arte è il miscere utile dulci
9) prima di pubblicare un’opera bisogna che essa sia perfetta poiché non può essere rivista dopo che è già stata pubblicata
10) per orazio contrano l’ars e l’ingenium allo stesso modo, quindi chi vuole creare un’opera d’arte perfetta deve avere alcune caratteristiche, ovvero chiarezza formale, la razionalità non deve essere astrusa e la dimensione etica deve avere un fine utile, ovvero propugnare delle filosofie giuste. Il poeta deve recte sapere ovvero avere una sapienza che deve riflettere nel testo che deve essere equilibrato così come il poeta deve avere un equilibrio interiore.

Orazio dice che la poesia viene da un verbo greco che è “poiein” che significa “fare” quindi è qualche cosa che è opera dell’uomo, ovvero ha a che fare con la materia ed è quindi una vera e propria costruzione che in qualche modo viene desacralizzata. Spesso nell’ars poetica ricorre alla pittura e alla scultura. I modelli vanno imitati, ma l’originalità del poeta risiede soprattutto nell’inventio, ovvero può scegliere la materia da trattare in cui c’è la poesia ma poi nel momento in cui si sceglie, bisogna essere congruenti e coerenti. Il modello è il corpo umano. Quindi se la testa è un ottavo del corpo così la testa deve essere in proporzione allo svolgimento. Bisogna sempre utilizzare una materia conveniente alle risorse di ciascuno. Quindi dopo l’inventio ci vuole la dispositio e l’elocutio. Gli elementi che portano a fare poesia sono la materia, l’invenzione del poeta, e il rapporto che si instaura tra la forma e la materia poetica, l’unione avviene con l’ordo lucidus, ovvero bisogna dire subito quello che è necessario per rislatare la virtus e la venus (bellezza), e con la facundia, ovvero la scelta delle parole perché comunichino nel modo più efficace possibile, bisogna creare la cosiddetta callida iunctura ovvero quindi un collegamento tra le varie parole che colpisca per la sua brillantezza. Considera catullo e lucillio grossolani perché non avevano la sua capacità di espressione e di stile. Se si ha un’estrema padronanza dando il giusto stile, il giusto colore alle parole (l’elocutio, quindi il suono delle parole stesse, la musicalità) allora si ottiene il fine della poesia ovvero la bellezza di essa stessa e la piacevolezza (il dulce), infatti deve avere la capacità di commovere ovvero di colpire il pubblico. Il modello per eccellenza è omero. Il poeta non è un oratore ma una artifex, ovvero colui che ha la piena responsabilità dell’opera creativa. Il poeta non è un invasato ma per diventare poeti bisogna confrontarsi con i modelli studiarli, praticarli, continuare con il labor lime continuo sulla propria opera e ricercare le caratteristiche dell’opera stessa. Dice in maniera un po’ sprezzante dove si ha il figlio di un suo amico impegnato in un conteggio e dice che non bisogna insegnare a fare i conti perché si dà solo un’impronta pratica al sapere ma è più opportuno dare , facendo esempio dei greci, hanno ricorso non ai conti ma alla geometria in generle come concetto astrtto, quindi l’insegnamento romano era troppo pratico e non avrebbe portato mai nessuno a fare poesia. Si deve andare più vicino possibile alla perfezione e l’approsimazione è la cosa peggiore di tutte. Caratteristiche di un’ opera: concisione, forma in versi.

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