Orazio

1) Il più grande lirico dell’età augustea
Orazio è il più grande poeta lirico dell’età augustea. Nonostante la sua provenienza da una famiglia umile, grazie al suo talento poetico riuscì a risalire la scala sociale fino a entrare a corte, dove fu in stretti rapporti con Augusto e divenne il cantore ufficiale della romanità.
Partito dall’esperienza giovanile della poesia aggressiva degli Epodi, in seguito raggiunse risultati notevoli sia nella poesia esametrica di carattere personale e discorsivo delle Satire e delle Epistole, sia nella lirica sublime delle Odi, caratterizzate da una compattezza tematica.
La produzione poetica di Orazio comprende un libro di Epodi, in metro giambico, due di Satire, in esametri, quattro di Odi, in metri lirici e due di Epistole esametriche.
4) Le Satire
Orazio diede vita a una poesia di tono discorsivo e di argomento morale. Preferisce affrontare la tematica morale con un tono non aggressivo ma ironico; inizia quindi a costruire quell’io lirico riflessivo, realistico e moderato che si ritroverà nelle Odi e nelle Epistole.
La morale oraziana
La morale oraziana pur essendo costruita con materiali elaborati alle filosofie ellenistiche, è fortemente radicata nel buon senso tradizionale di cui Orazio rivendica con orgoglio la componente italica e contadina.
Gli obiettivi fondamentali della ricerca oraziana sono l’autarkeia (l’autosufficienza) e la metriotes (la moderazione, il giusto mezzo). L’importanza dell’autarkeia era stata sostenuta da molte filosofie ed era presente anche nell’epicureismo, di cui Orazio si professava seguace. Anche la metriotes, era un concetto condiviso da Epicuro, per il quale la ricerca del piacere non doveva essere confusa con una pratica degli eccessi.
La ricerca morale non caratterizza soltanto le satire che si potrebbero chiamare “diatribiche”, ma anche quelle in cui il poeta rappresenta una scena, racconta un episodio, descrive una situazione. La rappresentazione stessa è come la lente attraverso cui il poeta osserva fatti e personaggi (satira del seccatore).
5) Le Odi
Con le Odi Orazio fornisce alla letteratura latina il capolavoro della poesia lirica: la straordinaria maturità della lirica oraziana è dovuta sia ai temi trattati sia alla forma. Inoltre la struttura delle Odi non è stata costruita a caso, ciò mostra una grande consapevolezza del poeta. Le Odi di Orazio quasi sempre hanno un’introspezione dialogica, sono rivolte a un “tu” che può essere un personaggio reale o immaginario.

La lirica oraziana tra imitatio e originalità


La lirica oraziana non può essere intesa a prescindere dal rapporto con la tradizione greca. La coscienza della dipendenza dai Greci è talmente viva da essere esibita in esplicite dichiarazioni di poetica. Tali dichiarazioni non implicano una dipendenza pedissequa e priva di originalità, ma un rapporto di imitatio. L’imitatio è insomma una componente del linguaggio poetico e non un ostacolo all’originalità della creazione.
Nelle Odi Orazio si rifà ad Alceo, a Saffo, a Pindaro volendosi distinguere dalla poesia alessandrina, ciò non significa che Orazio ignori l’esperienza della poesia ellenistica, da cui anzi deriva un vasto repertorio di temi, immagini, situazioni, ma anche alcuni aspetti fondamentali della sua cultura, primo tra tutti il labor limae.

La meditazione filosofica


E’ consolidata l’immagine di Orazio poeta dell’equilibrio sereno, del distacco dalle passioni, della moderazione: ciò fa intuire il ruolo centrale che nella lirica oraziana è svolto dalla meditazione e dalla cultura filosofica. Il punto centrale è la coscienza della brevità della vita, che comporta la necessità di appropriarsi delle gioie del momento, senza perdersi nell’inutile gioco delle speranze, dei progetti o delle paure. Il carpe diem non va frainteso come un banale invito al godimento: in Orazio l’invito al piacere non è separato dalla consapevolezza acuta che quel piacere stesso è caduco, come caduca è la vita dell’uomo.

La dimensione intima


Orazio non è separato dal mondo. Egli dimostra di conoscere bene i sentimenti e le relazioni umane e non ignora la passione. Si avvale però di un sistema coerente e unitario di ideali, sentimenti e luoghi che si adattano perfettamente tra di loro.
La poesia amorosa di Orazio si nutre del distacco ironico dalla passione: l’amore viene analizzato come un rituale il cui canovaccio è piuttosto scontato. Anche l’amicizia ha un ruolo fondamentale e fornisce ai singoli poemi un ampio ventaglio di destinatari.
La campagna è il luogo di elezione dell’equilibrio oraziano. Di solito è stilizzata secondo il modulo del locus amoenus.

Lo stile delle Odi


Orazio usa un vocabolario molto semplice. La semplicità e l’essenzialità guidano anche la scelta dell’aggettivazione, il moderato uso delle figure di suono, la cautela delle metafore e delle similitudini; la sintassi ama le ellissi, le costruzioni greche, l’iperbato e l’enjambement.
La callida iunctura: collocare accortamente le parole nel verso vuol dire seguire una strategia che accosta alcune parole, ne allontana altre e lascia che si richiamino a distanza: i loro significati, liberati dalla patina dell’abitudine, trovano nuova luminosità nel testo.
Pochi neologismi; molto usata è la variatio.
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